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Quando si parla di salute è fondamentale informarsi correttamente sui temi da affrontare.

Essere pronti ad affrontare qualsiasi malattia o problema fisico non è mai facile, ma con la giusta informazione e prevenzione è possibile affrontare le tematiche di salute al meglio.

Oggi parleremo di un Tema Femminile ma non solo, a cui molte donne e ormai anche uomini, stanno dando sempre più attenzione e la cui risonanza in termini di prevenzione sta prendendo piede sempre di più: il Papilloma Virus e i tumori genitali ad esso legati.

Molte donne lo conoscono e lo temono, ma non tutte sanno che è possibile combatterlo e prevenire le malattie devastanti che comporta.

Difatti, la crescente attenzione che si sta destinando al tema dell’HPV dipende dal fatto che l’infezione da papilloma virus umano è ormai molto comune nella popolazione ed è responsabile dell’insorgenza di svariati tumori, non solo femminili come quello al collo dell’utero, ma anche maschili e comuni dunque, ai due sessi.

Per tale motivo, è importante conoscere e prevenire le infezioni da HPV per entrambi i sessi e fin dalla prima adolescenza.

Si stima difatti, che circa l’8,5% di tuti i tumori sia legato alla presenza dei virus, che solitamente attraverso differenti processi infettano le cellule sane e attuano i processi di formazione del cancro sfruttando le cellule infettate come base.

Di tutti i virus responsabili delle forme tumorali, i ceppi del Papilloma Virus Umano sono responsabili di circa il 20 per cento dei 31.000 casi di tumore causati da virus che si verificano ogni anno.

Se per molti anni la ricarca si era focalizzata sullo stretto legame tra i papilloma virus e il tumore della cervice uterina, oggi, si è compreso che la portata dell’infezione del virus non tange solamente questo tumore e altri tumori femminili, ma una serie di tumori sia femminili, sia maschili a livello della zona genitale.

Da qui l’importanza di conoscere il virus, studiarlo e sapere come prevenire i possibili tumori correlati.

Di seguito riportiamo maggiori dettagli.

CARATTERISTICHE del VIRUS

Il Papilloma Virus Umano (Hpv, Human Papilloma Virus), è un ceppo di virus a dsDNA appartenenti alla famiglia Papillomaviridae.

Per viurs a dsDNA-RT o dsDNA intendiamo quelli che appartengono al settimo gruppo nella classificazione di Baltimore. Non sono considerati virus a DNA, poiché trascrivono il virus replicandosi attraverso un intermedio RNA. Il gruppo comprende le famiglie Hepadnaviridae e Caulimoviridae.

Il papilloma Virus non è un unico virus distinto ma una vera e propria famiglia di virus: sono stati classificati e riconosciuti circa 120 tipologie (sierotipi o ceppi) di papilloma virus, divisi in 16 gruppi designati progressivamente con le lettere da A a P in base alle omologie di sequenza del DNA.

Alcuni ceppi sono stati designati a “basso rischio” poiché non sono solitamente associate allo sviluppo di forme tumorali, altri come ad “alto rischio” poiché sono potenziali fattori di insorgenza del tumore.

Circa 20 ceppi sono stati designati come quelli altamente pericolosi perché degenerano in tumori a livello della cervice uterina, della vulva e della vagina nella donna, del pene nell’uomo, dell’ano e del cavo orale in entrambi i sessi.

Nel dettaglio:

  • le varianti HPV 6 e HPV 11 sono due delle più note tipologie a basso rischio, responsabili della formazione di verruche e condilomi genitali.
  • HPV 16 e HPV 18 rappresentano i più comuni ceppi ad alto rischio, causando circa il 70% dei tumori della cervice uterina e la maggior parte degli altri tumori legati all’infezione.

La classificazione del virus è tra virus cutanei o mucosi a seconda del tessuto sul quale si sviluppano in maniera precisa.

Le infezioni da HPV sono parte del gruppo delle infezioni trasmissibili per via sessuale molto diffuse nella popolazione al giorno d’oggi.

Si stima infatti, che circa 8 persone su 10 nel corso della vita entrano in contatto con uno di questi virus, che si trasmettono soprattutto per via sessuale.

Difatti, solitamente l’infezione si sviluppa e si estingue da sola all’interno del corpo senza effetti o sintomi in un periodo di circa due anni.

Questo accade perché il sistema immunitario, una volta che il virus entra in circolo riesce a riconoscerlo e individuarlo come pericolo da combattere e neutralizza l’infezione nel corso del tempo senza bisogno di azioni esterne aggiuntive.

Tale azione del sistema immunitario accade anche nei confronti delle tipologie pericolose ad alto rischio, ma non sempre purtroppo riesce efficacemente a distruggerle.

Nonostante l’infezione sia spesso transitoria e di passaggio all’interno del corpo, priva di sintomi evidenti e facilmente ostacolata e risolta dalla azione degli anticorpi interni, può dare lesioni benigne alle mucose e alla cute se l’infezione si prolunga nel tempo.

Nei casi più difficili nei quali l’azione del sistema immunitario non riesca a debellare il virus in maniera rapida, l’HPV può determinare l’insorgenza di forme tumorali genitali sia femminili sia maschili, in particolare del tumore della cervice uterina (o tumore al collo dell’utero), la neoplasia più famosa citata e collegata direttamente al virus.

Difatti, sebbene la maggior parte dei virus della famiglia del Papilloma causi malattie non gravi, quali ad esempio le verruche cutanee; alcuni possono causare tumori benigni come il condiloma genitale e anche maligni come il cancro al collo dell’utero, al cavo orale, all’ano, all’esofago e alla laringe.

TRASMISSIONE dell’INFEZIONE del VIRUS e STRUMENTI PREVENTIVI PER INDIVIDUARLA

I virus da HPV si trasmettono e contraggono tramite contatto diretto (sessuale, orale e cutaneo) o in luoghi poco puliti (ad esempio bagni pubblici non disinfettati a norma).

Sono presenti in liquidi biologici quali saliva, sperma o sangue, sebbene non sia chiaro se e come sia possibile infettarsi tramite questi fluidi.

Il rischio di contrarre una infezione da HPV aumenta con il numero dei partner sessuali, ed è massimo tra i giovani adulti (20-35 anni).

Il virus viene riscontrato maggiormente tra le popolazioni promiscue e in condizioni precarie di igiene.

L’uso del profilattico non sembra avere azione protettiva completa in quanto l’infezione è spesso diffusa anche alla cute della vulva e del perineo.

L’infezione da HPV è asintomatica nella maggioranza dei casi, ma alcune volte presenta dei sintomi quali condilomi acuminati in sede genitale (pene e vulva, perineo).

Gli strumenti per riconoscere le lesioni da HPV del collo dell’utero sono pap test, la colposcopia o tecniche di patologia molecolare, mentre per le lesioni del pene si utilizza lo strumento della penescopia.

Per condilomi si intende: escrescenze della pelle di tipo verrucoso che colpiscono di preferenza le zone genitali, sia nel maschio (glande, meno frequentemente sotto il prepuzio, corpo del pene e scroto) sia nella femmina (perineo, vulva, vagina e cervice uterina).

L’importanza di sottoporsi a tali esami con regolarità è fondamentale sia per uomini sia per donne, poiché con questi strumenti di prevenzione di check-up e routine annuali è possibile evitare l’insorgenza di numerosi tumori pericolosi.

L’impatto sulla popolazione dell’HPV è notevole: si stima che ogni anno, in Italia, sono circa 3.500 le donne che si ammalano di cancro del collo dell’utero.

Si stima inoltre, che il 75% della popolazione entri in contatto con il virus almeno una volta durante la sua vita.

Si calcola anche, che oltre il 70% delle donne contragga un’infezione genitale da HPV nel corso della propria vita, ma che nella maggioranza dei casi fortunatamente, l’infezione è destinata a scomparire spontaneamente nel corso di pochi mesi grazie all’azione del sistema immunitario.

Solo in caso di persistenza nel tempo di infezioni di HPV ad alto rischio oncogenico è possibile, in una minoranza dei casi e nel corso di parecchi anni, lo sviluppo di un tumore maligno del collo uterino.

L’infezione da HPV può essere contratta anche dalle donne in gravidanza con possibili contagi e ripercussioni al feto non idifferenti. Anche in gravidanza è possibile contrarre sia i ceppi ad alto rischio, sia quelli a basso rischio ma con la differenza che in dolce attesa, le lesioni si presentano in maniera più estesa e visibile.

La trasmissione dell’infezione al feto avviene tramite il canale del parto e può provocare la papillomatosi respiratoria ricorrente giovanile e condilomatosi genitale nel nato, tuttavia si consiglia il parto cesareo solo in caso di lesioni molto estese che ostruiscano il canale del parto.

Oltre agli strumenti sopra citati quali pap test e colposcopia e penescopia, un altro e ancora più efficace metodo per riconoscere la presenza del virus è una serie di test molecolari HPV DNA Test.

Questi test sono sempre più diffusi a livello mondiale e sul tale argomento il Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma (GISCI) riporta:

“La ricerca scientifica ha dimostrato che il test HPV è più efficace del Pap test per la prevenzione del cervicocarcinoma, in Italia sono stati avviati i primi programmi di screening con test HPV, un esame molecolare di laboratorio che consente di individuare la presenza del virus prima che provochi alterazioni nelle cellule. Il test HPV per essere efficace deve essere fatto all’interno di un programma organizzato che garantisce protocolli e controlli di qualità adeguati. In questo nuovo programma il Pap test non scompare ma diventa un esame di completamento (Pap test di triage) che viene letto solo nelle donne risultate positive al test HPV.”

“Esistono quasi duecento HPV DNA Test in commercio, la maggior parte dei quali si basa sull’analisi di cellule prelevate dal tessuto della cervice uterina effettuato mediante strumenti simili a quelli utilizzati per l’esecuzione del Pap test, come la spatola di Ayre.

Molti dei test molecolari sono in grado di rilevare la presenza o assenza dei genotipi dei principali Papillomavirus ad alto rischio, senza specificarne il genotipo.

Altri test, denominati test di genotipizzazione dell’HPV, sono in grado di fornire informazioni sul ceppo presente nell’infezione, anche in caso di infezione multipla.

Recenti studi hanno dimostrato che genotipi diversi di questo oncovirus hanno un diverso potenziale di trasformazione tumorale (cancerogenesi), e ciò potrebbe essere utile in fase di triage e follow-up.[1]

TERAPIA

L’HPV come tanti virus ad infezione virale è problematico dal punto di vista del trattamento in quanto non esiste una vera e propria cura.

Sebbene la maggior parte delle infezioni regredisca spontaneamente, alcuni casi richiedono dei veri trattamenti mirati.

In caso di infezione al collo dell’utero non sono presenti vere e proprie cure né trattamenti non invasivi ad alta efficacia. In caso l’infezione abbia causato solo delle modificazioni precancerose dell’epitelio è possibile utilizzare la laserterapia e conizazione (la resezione di una piccola parte della cervice uterina per asportare la parte di lesione che potrebbe essere o diventare maligna e portare alla formazione del tumore. In caso di condilomi acuminati di vulva, pene e perineo si utilizzano le tecniche di laser, l’elettrocoagulazione (una tecnica di elettrochirurgia che utilizza corrente elettrica per coagulare i tessuti che devono essere rimossi), alla crioterapia (terapia del freddo) o ad applicazioni di podofillina (principio attivo per distruggere i condilomi).

HPV E LE DONNE: il TUMORE DELLA CERVICE UTERINA

Come responsabile del tumore della cervice uterina, il Papilloma Virus è la causa maggiore nel 100% dei casi.

Tale tumore colpisce in Italia 2.300 persone ogni anno e rappresenta il 2 per cento di tutti i nuovi tumori nelle donne.

Mentre nei paesi occidentali grazie alla diagnosi precoce e alle verie forme di prevenzione la mortalità causata da questo tumore sta diminuendo progressivamente negli ultimi anni, nei paesi in via di sviluppo con basso e medio reddito secondo l’Organizzazione Mondiale della sanità il 90 per cento dei 270.000 decessi per tumore cervicale del 2015 ha interessato proprio queste zone del pianeta.

Indipendentemente dall’area geografica in cui si vive, evitare l’infezione da HPV è importante per prevenire il cancro della cervice uterina, che è più frequente tra le persone più giovani e meno in quelle di età superiore a 50 anni.

La trasmissione dell’HPV, condizione necessaria perché si sviluppi il tumore della cervice uterina, è purtroppo più comune tra i giovani a causa di diversi fattori che possono favorire la persistenza dell’infezione e in seguito anche lo sviluppo del tumore.

Le maggiori cause sono:

  • Un numero elevato di partner sessuali.
  • la giovane età all’inizio dell’attività sessuale.
  • lo scarso accesso alla prevenzione.
  • la presenza di altre infezioni concomitanti.
  • il fumo.
  • l’assunzione di contraccettivi ormonali.

HPV E I TUMORI GENITALI: NESSUNA DISTINZIONE DI GENERE

Il virus HPV è presente senza distinzioni di genere anche in altre zone genitali ed è causa di molti tumori genitali: è presente nell’88 per cento dei tumori dell’ano, soprattutto nella variante HPV 16 (73 per cento dei casi) e in quella HPV 18 (5 per cento).

In caso di omosessualità, gli uomini portatori dell’infezione da HIV sono anche più soggetti al contagio del Papilloma Virus, allo sviluppo del tumore dell’ano.

Anche nelle donne e uomini etero, si riscontra una netta correlazione tra la presenza dell’ HPV e dei tumori all’ano.

Per il tumore al pene, i maggiori responsabili sono i ceppi dell’HPV 16 e HPV 18.

 Ancora una volta la presenza contemporanea dell’infezione da HIV si associa a una maggiore incidenza del tumore (circa 4-8 volte superiore).

Questa neoplasia registra in Italia circa 500 casi all’anno, la metà associati alla presenza del virus.

Il papilloma virus non fa distinzioni di genere: i tumori di vagina (200 nuovi casi all’anno) e vulva (1.200 casi) sono spesso legati alla presenza dell’infezione.

In particolare, in oltre la metà dei tumori della vagina si riscontra la presenza di HPV 16 e 18, mentre l’infezione si associa solo ad alcuni tipi di tumore della vulva.

HPV E I TUMORI SU TESTA E COLLO

Purtroppo i tumori legati alla azione del Papilloma virus non sono solo quelli genitali.

Anche i tumori sulla testa e sul collo, in particolare quelli che colpiscono la cavità orale (lingua, bocca, tonsille) e l’orofaringe, stanno attirando sempre di più l’attenzione di chi si occupa di neoplasie legate all’HPV.

Secondo i dati del Registro nazionale tumori (AIRTUM), circa il 10 per cento dei 4.600 tumori che ogni anno colpiscono il cavo orale è associato all’HPV, così come il 2,4 per cento di quelli della laringe e il 31 per cento di quelli dell’orofaringe. Proprio l’orofaringe rappresenta per gli uomini la sede nella quale si sviluppa il maggior numero di tumori HPV-correlati (500 casi l’anno, il 40 per cento di tutti i tumori legati al virus negli uomini).

I fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppo di tumori di questo tipo sono:

  • sesso orale con elevato numero di partner.
  • il fumo.

Secondo le parole della Dottoressa Lisa Licitra (dirigente della Struttura complessa oncologia medica 3-Tumori testa-collo all’Istituto nazionale tumori di Milano:  “Fin dai primi anni duemila assistiamo a un aumento dei casi di tumore dell’orofaringe negli uomini” -“Il ruolo del sesso orale è piuttosto scontato, con il passaggio diretto del virus dalla sua sede genitale al cavo orale, mentre per il fumo di sigaretta restano ancora punti da chiarire” prosegue l’esperta ricordando che la sigaretta aumenta il rischio anche di diversi tumori delle vie aeree. “Si può pensare che il fumo aumenti lo stato di infiammazione, facilitando lo sviluppo del tumore, oppure che agisca riducendo l’efficacia del sistema immunitario nel contrastare l’infezione” conclude.

PREVENZIONE ATTIVA E VACCINO
Per evitare la trasmissione e il contagio del Papilloma virus esistono diverse azioni che possiamo svolgere per abbattere la possibilità di contrarlo:

  • evitare le relazioni promiscue con diversi partner sessuali (meglio avere poche relazioni durature o comunque non tanti partner).
  • Evitare il sesso non protetto: bisogna usare il profilattico sempre.
  • Fumo di sigarette.
  • Abuso di alcol.

Un’arma davvero vincente in campo di prevenzione è il Vaccino per alcuni ceppi pericolosi, che è in circolazione ormai da circa 15 anni.

È un strumento estremamente sicuro ed efficace.

Uno studio pubblicato nel 2017 sul Journal of Infectious Diseases ha mostrato che in 8 anni il vaccino quadrivalente ha ridotto la prevalenza delle infezioni dell’89 per cento tra le ragazze tra i 14 e i 24 anni di età. “E la riduzione delle infezioni anche tra le non vaccinate dimostra l’efficacia della cosiddetta protezione di gregge, in cui chi è vaccinato fa da muro contro la diffusione del virus tra la popolazione” osservano gli autori.

Gli screening come il Paptest o il test per la ricerca del DNA di HPV aiutano notevolmente, contribuendo alla diagnosi precoce del tumore della cervice, all’incremento delle possibilità di cura e all’aumento della sopravvivenza media, e insieme al vaccino sono una arma combinata a notevole impatto.

Per quanto riguarda gli altri tumori associati all’infezione da HPV, al momento non sono disponibili programmi di screening ad hoc, ma la vaccinazione resta uno strumento di prevenzione valido per tutti.

TUTTAVIA: La vaccinazione non è un invito per i ragazzi e le ragazze ad abbandonare il sesso sicuro.

I dubbi di molti genitori e di alcuni medici sull’opportunità di vaccinare gli adolescenti deriva dal timore di questo risvolto negativo della vaccinazione anti-HPV.

A chiarire la situazione ha pensato uno studio statunitense recentemente pubblicato sulla rivista Vaccines nel quale sono stati analizzati i comportamenti sessuali in un gruppo di ragazze di età compresa tra 13 e 21 anni. “Dopo la vaccinazione le ragazze hanno comunque continuato a fare sesso sicuro, consapevoli del rischio di trasmissione di altre malattie oltre a quelle legate all’HPV” spiegano gli autori, ricordando che la vaccinazione può rappresentare un importante momento di dialogo e di educazione sessuale.

IL VACCINO IN ITALIA

In Italia è stata introdotta la vaccinazione gratuita contro l’HPV nel 2008, secondo la proposta di vaccinare tutte le ragazze nel loro 12° anno di età e che negli anni si è estesa a fasce di età differenti, secondo decisioni regionali.

Con il Piano nazionale vaccini 2017-2019 la vaccinazione è stata estesa anche ai maschi e sono stati stabiliti gli obiettivi di copertura vaccinale, oggi ferma sotto il 77 per cento: il traguardo è rappresentato da una percentuale almeno pari al 95 per cento di persone vaccinate sia tra i maschi sia tra le femmine entro il 2019.

 I vaccini disponibili in Italia sono tre: uno bivalente (contro HPV 16 e 18), uno quadrivalente (HPV 6, 11, 16 e 18) e uno nonavalente (HPV 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58).

Tutti sicuri e con effetti collaterali minimi, da somministrare in due o tre dosi a seconda dell’età.[2]

La massima efficacia del vaccino è tra i 12 e i 14 anni e per le donne tra i 25 e 45 i dati forniscono risultati che la copertura sia minore, ma certamente da non sottovalutare al fine della prevenzione oncologica.

Inoltre, recenti ricerche stanno dimostrando che, in caso di pap-test positivo, sottoporre la donna alla vaccinazione comporta una protezione contro il rischio di persistenza nell’organismo del virus, mentre abbatte il rischio di recidiva se viene eseguita in prossimità dell’intervento in caso di lesione pretumorale.

[1] ^ Administrator, Il Nuovo Programma di Screening con il Test HPV sostituisce il Pap-test, su www.gisci.it. URL consultato il 13 settembre 2019.

^ Mario Poljak, Boštjan J. Kocjan e Anja Oštrbenk, Commercially available molecular tests for human papillomaviruses (HPV): 2015 update, in Journal of Clinical Virology: The Official Publication of the Pan American Society for Clinical Virology, 76 Suppl 1, 2016-3, pp. S3–S13, DOI:10.1016/j.jcv.2015.10.023. URL consultato il 13 settembre 2019.

^ Anna Söderlund-Strand, Carina Eklund e Levent Kemetli, Genotyping of human papillomavirus in triaging of low-grade cervical cytology, in American Journal of Obstetrics and Gynecology, vol. 205, n. 2, 2011-8, pp. 145.e1–6, DOI:10.1016/j.ajog.2011.03.056. URL consultato il 13 settembre 2019.

^ Anna Söderlund-Strand, Lennart Kjellberg e Joakim Dillner, Human papillomavirus type-specific persistence and recurrence after treatment for cervical dysplasia, in Journal of Medical Virology, vol. 86, n. 4, 2014-4, pp. 634–641, DOI:10.1002/jmv.23806. URL consultato il 13 settembre 2019.

[2] www.airc.it

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