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Con il cambio stagione arrivano tanti cambiamenti anche in ambito salute.

Le temperature cambiano, il freddo aumenta, le giornate si accorciano, ci sono più sbalzi di temperatura e ci si ammala più facilmente.

I classici primi raffreddori, tosse, influenze leggere, mal di gola, sono solo alcuni dei tipici segni dei malanni stagionali che come ospiti indesiderati si ripresentano ogni anno puntualmente.

Con i primi freddi si parla sempre di malanni come “l’influenza”, anche se più correttamente dovrebbe chiamarsi disturbo simil influenzale, in quanto l’influenza vera e propria come patologia virale raggiunge il suo picco alla fine dell’inverno.

Tali disturbi possono dimostrarsi molto fastidiosi e debilitanti per la vita lavorativa, scolastica e in generale per tutte le attività quotidiane.

Vediamo in dettaglio le tipologie di disturbi e come attuare una efficace prevenzione naturale.

I MALANNI STAGIONALI

  • raffreddore
  • mal di gola
  • tosse
  • febbre
  • spossatezza

Questo elenco è forse il più comune dei disturbi simil influenzali tipico delle mezze stagioni, in particolare del periodo autunnale.

Il motivo per il quale sopraggiungono questi primi malanni dipende dall’equilibrio delle difese immunitarie del nostro organismo.

LE DIFESE IMMUNITARIE [1]

Le vie respiratorie dispongono di un sistema efficace in grado di intrappolare microbi, polvere, smog, polline e in generale qualsiasi sostanza estranea all’organismo e potenzialmente dannosa.

Il muco, che spesso annoveriamo tra i fastidi tipici della stagione fredda, è in realtà una delle armi migliori a disposizione del nostro corpo per difendersi da questi intrusi. Viene prodotto da particolari cellule mucipare, che rivestono naso, trachea e bronchi: lo strato sottile e appiccicoso di muco che ricopre naturalmente le vie respiratorie serve proprio a intrappolare le sostanze estranee che attraverso il naso o la bocca entrano continuamente nel nostro corpo.

Oltre alle cellule mucipare, particolari cellule provviste di una sorta di ciglia, dette cellule ciliate, oscillano per “spazzare via” le particelle catturate dal muco e sospingerle verso l’esterno. Questo sistema di pulizia semplice ma efficace consente di proteggere i polmoni.

IL FREDDO FA MALE ALLA SALUTE?[2]

Il freddo di per sé non fa male alla salute: sono piuttosto gli sbalzi di temperatura e il riscaldamento artificiale a minacciare le nostre difese.

L’aria secca degli ambienti riscaldati inaridisce le mucose, compromettendo la loro capacità di produrre muco, e asciuga lo strato di muco che riveste normalmente le nostre vie respiratorie.

Il passaggio da ambienti riscaldati al freddo esterno inoltre (il tipico colpo di freddo) può far diminuire ulteriormente l’efficienza delle mucose.

Agenti patogeni come batteri e virus, cui normalmente verrebbe impedito l’accesso, riescono così a penetrare in profondità nelle vie respiratorie e possono causare danni anche gravi.

ALLORA PERCHÉ QUANDO FA FREDDO CI SI AMMALA DI PIÙ?

Di tutte le malattie stagionali, solo il 10% è di origine batterica, il resto è virale e i virus sopravvivono con maggior facilità al freddo.

Ma il diffondersi dei malanni di stagione è anche facilitato dalla maggior permanenza delle persone in luoghi chiusi, che nella stagione fredda sono più affollati e meno areati del solito.

Anche il riscaldamento fa la sua parte, come abbiamo visto, rendendo l’aria più secca e le difese meno efficienti.

Ecco quindi che l’autunno e l’inverno sono le stagioni in cui è più facile che si diffonda questo tipo di patologie.

COME SI DIFFONDONO I VIRUS?[3]

Il contagio avviene sia per via diretta che indiretta.

Il virus si diffonde per via diretta attraverso la saliva, attraverso le microscopiche goccioline che emettiamo quando parliamo, tossiamo o starnutiamo.

Ma i virus sono in grado di sopravvivere per qualche ora anche fuori dall’organismo: ciò permette la trasmissione indiretta, attraverso il contatto con le mani o superfici infette.

COME DIFENDERSI?[4]

Il nostro organismo è già dotato di difese importanti, ma a volte hanno bisogno di una mano.

  • Un primo accorgimento che possiamo prendere sempre è quello di proteggere le alte vie respiratorie coprendo bocca e naso con una sciarpa: in questo modo manterremo la giusta umidità;
  • Bisogna ricordarsi inoltre di inspirare con il naso ed espirare con la bocca, per sfruttare anche la funzione di filtro del naso stesso;
  • Un accorgimento semplice ed efficace è quello di lavarsi frequentemente le mani ed evitare di toccare naso, occhi e bocca dopo la permanenza in luoghi affollati e frequentati da altre persone (ad esempio i mezzi pubblici);
  • Per lo stesso motivo, è importante areare di frequente i luoghi affollati;
  • Ricordiamoci di mettere sempre la mano davanti alla bocca quando starnutiamo: un altro consiglio “della nonna” che non è solo buona educazione, ma vera prevenzione, perché la mano farà da barriera verso gli altri impedendo alle goccioline di saliva di raggiungerli;
  • E le Vitamine? Mentre la vitamina D ha un effetto positivo sul sistema immunitario, il ruolo della vitamina C è stato un po’ ridimensionato: fermo il suo ruolo di antiossidante, non sembra infatti avere la capacità di prevenire i malanni stagionali, anche se aiuta a ridurre la durata dei sintomi.

COSA FARE QUANDO L’INFEZIONE È IN ATTO?[5]

Normalmente le infezioni stagionali si risolvono in una decina di giorni. In caso contrario, come anche nel caso in cui siano presenti sintomi molto accentuati, è bene consultare il medico.

In generale, non bisogna assumere antibiotici ai primi sintomi: oltre che inutili nei casi di infezione virale, sono anche dannosi per i batteri “buoni” presenti nel nostro intestino, e che aiutano il sistema immunitario.

Per quanto riguarda invece la tosse, è meglio non assumere sedativi indicati per quella secca se c’è produzione bronchiale, perché impediscono di espellere il catarro.

Ricorda che sono disponibili anche rimedi non farmacologici per il benessere delle vie respiratorie, come lavaggi nasali, aerosol, suffumigi, umidificatori per ambienti e – da non sottovalutare – l’abitudine a osservare cicli di sonno regolari.

LA PREVENZIONE: prevenire è meglio che curare [6]

La migliore arma per prevenire i malanni autunnali è certamente la prevenzione, ancora meglio se fatta in modo naturale.

Di seguito riportiamo alcune misure preventive molto inutili per combattere in modo naturale tosse, raffreddore e gli altri malanni simil influenzali:

  1. Mangiare sano: non saltare mai la prima colazione, fare tre pasti completi che prevedano sempre frutta e verdura, evitare bibite e cibi con troppo zucchero e fare sempre gli spuntini per evitare di arrivare affamati al pasto. Possono sembrare delle banalità ma aiuteranno il nostro sistema immunitario a lavorare al meglio.
  2. Riposare: dormire a sufficienza, ovvero almeno 7 ore per notte, è fondamentale. Una carenza di sonno, infatti, può portare ad un abbassamento delle difese immunitarie. Molto importante è anche trovare del tempo per rilassarsi, in quanto il relax oltre a ricaricare le energie fisiche e psicologiche, tiene a bada lo stress aiutando così le difese immunitarie.
  3. Attività fisica: l’esercizio riattiva la circolazione del sangue e potenzia la funzione immunitaria.
  4. Igiene: i malanni di stagione sono spessi causati da virus che possiamo contrarre in ogni attività quotidiana, proprio per questo la prima regola anti contagio è lavarsi bene le mani. Non solo prima di mangiare, ma anche prima di toccarsi naso, bocca e occhi e ogni volta che rientriamo a casa.
  5. Protezione: per una protezione ottimale è bene usare una strategia in&out. Coprirsi bene indossando cappello e sciarpa già all’arrivo dei primi freddi può aiutare ad evitare il contagio da parte dei virus. Molto utili in fase di prevenzione sono anche gli integratori alimentari a base di Vitamina C, Echinacea, Uncaria e Papaya Fermentata per un’azione dall’interno che vada a stimolare le nostre difese immunitarie.

DIFESE IMMUNITARIE: l’importanza delle VITAMINE[7]

Le vitamine sono fondamentali per il benessere dell’organismo ed è scientificamente dimostrato che un’alimentazione ricca di frutta e verdura apporta la giusta quantità di vitamine, sali minerali, polifenoli, flavonoidi e sostanze antiossidanti che stimolano e rafforzano il nostro sistema immunitario.

Mantenere alte le difese immunitarie, infatti, è la migliore forma di prevenzione contro i malanni di stagione, soprattutto quelli che coinvolgono le vie respiratorie.

In particolare è importante assumere alimenti ricchi di Vitamina C, come ad esempio agrumi, kiwi, ananas, peperoni, pomodori, cavolfiori, broccoli, lattuga e radicchio.

La Vitamina C, infatti, può aiutare sia in fase preventiva che ad accelerare i tempi di guarigione.

Anche le Vitamine B sono fondamentali per un corretto funzionamento del sistema immunitario e per la produzione di anticorpi che difendono l’organismo dalle infezioni tipiche della stagione fredda. Per fare il pieno di vitamina B è bene introdurre nella nostra dieta lievito di birra, fagioli freschi, lenticchie, nocciole, mandorle, cavolo, cavolfiore, latte, soia.

Molto utili sono anche le vitamine A, D ed E per prevenire le malattie di raffreddamento.

SISTEMA IMMUNITARIO: I MIGLIORI INTEGRATORI PER RAFFORZARE LE DIFESE NATURALI[8]

 ECHINACEA

L’assunzione regolare di Echinacea è particolarmente efficace nella prevenzione delle malattie del raffreddamento, influenza, infezioni del sistema respiratorio (raffreddore e tosse) e di quello urinario (cistite). L’Echinacea, infatti contienepolifenoli, acido cicorico e echinacoside, sostanze ad azione immunomodulante e dalle proprietà batteriostatiche ed antivirali.

L’efficacia dell’assunzione di Echinacea è dimostrata da studi scientifici, aumentando l’attività dei globuli bianchi sostiene le difese immunitarie aiutando a prevenire influenza e raffreddore o accelerando i tempi di guarigione.

PAPAYA FERMENTATA

Studi scientifici dimostrano la straordinaria efficacia della Papaya Fermentata nello stimolare le difese immunitarie innate e acquisite e le difese antiossidanti per prevenire l’insorgenza di malattie.

Gli enzimi antiossidanti, selenio e flavonoidi, si potenziano grazie al processo di fermentazione assicurando lo smaltimento delle tossine, garantendo il benessere dell’apparato circolatorio e contrastando l’ossidazione delle cellule prevenendo i danni causati dai radicali liberi. Effetti benefici sono stati riscontrati per molte patologie come influenza, artrosi, malattie autoimmuni, degenerative e neurodegenerative.

PROBIOTICI

La maggior parte delle difese immunitarie (oltre l’80%) ha origine nell’intestino, proprio per questo rafforzare l’equilibrio dell’ecosistema intestinale può avere un effetto positivo sulla salute generale dell’organismo. L’assunzione di Fermenti Lattici Probiotici favorisce l’equilibrio della flora intestinale andando così a stimolare le naturali difese dell’organismo.

DOLORI DA FREDDO: COME PREVENIRE DOLORI MUSCOLARI E REUMATISMI[9]

Le temperature fredde e le giornate umide e piovose portano sempre con sé i dolori tipici della stagione invernale.

I sintomi più classici sono proprio il mal di schiena ed i dolori cervicali ma si possono presentare anche persistenti rigidità muscolari soprattutto al mattino.

Questa tipologia di disturbi è più frequente nelle persone anziane, in cui a causa dell’età si presenta il deterioramento dei tessuti muscolo-scheletrici.

Clima rigido e esposizione prolungata al freddo umido accompagnano la stagione invernale, dobbiamo rassegnarci, ma come prevenire i fastidiosi dolori da freddo?

La prima accortezza è quella di evitare gli sbalzi di temperatura, in quanto sono i primi potenziali responsabili di lesioni muscolari e fastidi dovuti al freddo. Vestire in modo adeguato coprendo bene cervicale, spalle e reni può aiutare a proteggersi dai pericolosi colpi d’aria.

Se ci si allena in inverno o se semplicemente si è particolarmente sensibile al freddo bisogna prestare ancora più attenzione ed arricchire la dieta di cibi ad azione antiossidante come legumi, pesce, aglio, zenzero, frutta secca, frutti rossi e peperoncino.

Mal di schiena e dolori articolari non vanno mai sottovalutati in quanto possono diventare costanti e persistenti portando a patologie croniche come reumatismi articolari, artrite, artrosi, lombalgia e simili.

Per questa ragione se il semplice dolore articolare o il mal di schiena fanno fatica a passare, è bene lasciare a riposo e al caldo la zona infiammata e consultare il medico di fiducia o un fisioterapista.

 

 

 

 

 

[1] Il Dott. Paolo Fanari, Direttore della U.O. di Pneumologia e Riabilitazione Pneumologica di Auxologico Piancavallo

[2] [2] Il Dott. Paolo Fanari, Direttore della U.O. di Pneumologia e Riabilitazione Pneumologica di Auxologico Piancavallo

[3] [3] Il Dott. Paolo Fanari, Direttore della U.O. di Pneumologia e Riabilitazione Pneumologica di Auxologico Piancavallo

[4] [4] Il Dott. Paolo Fanari, Direttore della U.O. di Pneumologia e Riabilitazione Pneumologica di Auxologico Piancavallo

[5] [5] Il Dott. Paolo Fanari, Direttore della U.O. di Pneumologia e Riabilitazione Pneumologica di Auxologico Piancavallo

[6] https://www.ecofarma.it/

[7] https://www.ecofarma.it/

[8] https://www.ecofarma.it/

[9] https://www.ecofarma.it/

Il nostro corpo necessita di cure costanti poiché, come tutti gli organismi viventi è un sistema che richiede energie e risorse per svolgere le proprie funzioni vitali al fine di agire per il sostenimento della vita stessa.

Come tutti i sistemi NATURALI, è dinamico, in continua evoluzione e mutevole nel tempo e nello spazio e per questo necessita continuamente di attenzioni, “manutenzione” e interesse da parte nostra.

Se assumiamo come dato che il notro corpo è come un Tempio, la nostra vera CASA, assicurarsi i migliori metodi e strumenti per curare, sanare e migliorare il nostro organismo è sicuramente uno degli obiettivi principali sui quali si fonda la MEDICINA.

La famosa medicina occidentale moderna è la più classica, con fondamento scientifico certo e che nella storia, dalla sua lontana nascita ad oggi, ha sostenuto l’umanità costantemente.

Non sempre però, la medina classica ha portato solo benefici, anzi, in alcuni casi è risultato addirittura dannosa e se riflettiamo sul concetto di Naturale, dovremmo concordare che l’avvicinarsi ad una metodologia scientifica che possa essere veramente compatibile con il nostro corpo non può altro che significare il prediligere un metodo che si basei sulla NATURA stessa.

Per questo motivo, oggi vogliamo soffermarci su un tipo di medicina alternativa o complementare più semplice e sicuramente compatibile con il corpo: la Medicina Naturale nella quale la FITOTERAPIA è certamente una disciplina sulla quale soffermarsi.

Vediamo di seguito tutti i dettagli.

DEFINIZIONE & CARATTERISTICHE[1]

La Fitoterapia, dal greco “phyton” (pianta) e “terapeia” (cura), è una medicina naturale basata sull’uso di piante o estratti vegetali per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere psico-fisico.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le piante medicinali sono organismi vegetali che contengono sostanze attive dal punto di vista farmacologico che possono essere utilizzate a fini terapeutici.

Questo insieme di sostanze prende il nome di “fitocomplesso” e determina le caratteristiche terapeutiche o preventive dominanti della pianta.

La fitoterapia è la scienza medica che studia il corretto utilizzo delle piante medicinali e dei loro derivati, allo scopo di trattare o prevenire svariate malattie e condizioni di interesse prettamente medico (farmaci) o salutistico (integratori).

La Fitoterapia è oggi accreditata come parte della medicina ufficiale.

L’origine del nome è duplice: il termine “fitoterapia” deriva dal greco “phytòn”, che significa “pianta”, ma allo stesso tempo anche “creatura”.

Tale concetto è interessante in quanto se guardiamo con maggiore attenzione, il nome “creatura” nasconde un significato più profondo,  in quanto se la radice del nome Fitoterapia deriva dal verbo “Phyto”(generare ed essere generati), il quale indica il processo di creazione e generazione di un essere vivente, balza agli occhi il forte parallelismo che intercorre tra il termine “pianta o creatura” e il termine “uomo” o il termine “vita”, come se appunto, l’uomo o la vita fossero incarnati dal concetto di pianta e la fitoterapia fosse la medicina per la vita dell’uomo-pianta-creatura.

La fitoterapia è la disciplina che studia l’utilizzo delle piante medicinali e le loro preparazioni per scopi terapeutici.

Inserita come disciplina che studia le sostanze naturali all’interno del settore della farmacognosia (branca della farmacologia che si occupa dello studio di farmaci ricavati da fonti naturali, o “droghe”), la fitoterapia è una scienza definita ufficialmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

Non ha distinzioni dalla medicina “classica” per metodologia diagnostica o basi terapeutiche, ma si distingue per l’utilizzo di estratti e prodotti derivati dalle piante medicinali che contengono più principi attivi nel loro “fitocomplesso” (Biagi et al., 2016), ossia dall’insieme delle sostanze che lo compongono e la loro interazione con il principio attivo.

Le piante hanno costituito, nel corso dei millenni, la prima fonte di principi medicamentosi per l’uomo, ma hanno fornito anche le basi per lo sviluppo scientifico della terapia farmacologica moderna.

L’OMS ha stimato che almeno l’80% della popolazione mondiale trova nelle piante la principale, se non esclusiva, fonte terapeutica (Monti e Giachetti, 2005).

STORIA & ORIGNI

La sua storia ha radici antiche e rappresenta il primo vero esempio di pratica terapeutica umana e avendo avuto una diffusione capillare dal punto di vista geografico in tutti i continenti nel corso del tempo, è molto difficile connotarla come un sistema terapeutico specifico, anzi, viene meglio definita come il sistema terapeutico di utilizzo della piante come base portante di tutti gli altri sistemi terapeutici umani, passando da quelli più antichi e basati su osservazione ed empirismo, a quelli più sofisticati e con livelli di complessità teorica elevata, fino alla moderna biomedicina.

Fin dalla antichità nella cultura popolare è stato sempre presente l’utilizzo della medicina naturale per scopi terapeutici e rimedi fatti in casa fai da te, soprattutto quella legata alla fitoterapia.

Lo stesso Ippocrate, in epoca greca riporta nei suoi scritti il rimedio come terzo strumento del medico accanto al tocco e alla parola.[2]

Da fonti storiche sembra che i primi ad avere l’idea di impiegare le piante a scopo curativo furono i Caldei, sapienti babilonesi che dedicavano la loro esistenza all’osservazione delle leggi della natura.

I babilonesi acquisirono gran parte delle loro conoscenze dagli Egizi, i quali, a loro volta le impartirono agli antichi Greci: si pensi alla figura del mitico Esculapio, i cui sacerdoti praticarono per secoli la fitoterapia.

Le fonti dell’epoca antica riportano diverse teorie: in accordo alla teoria della metempsicosi, si riteneva che le sostanze vegetali provassero delle sensazioni quali il dolore e il piacere.

Anche Pitagora e i suoi discepoli appoggiavano queste ipotesi: Empedocle d’Agrigento ad esempio dichiarò di essere stato in vite precedenti un arbusto, un uccello, un pesce e solo successivamente un uomo.

Tuttavia, solo nel v sec. A. C., con Ippocrate, iniziò l’era della Fitoterapia su basi scientificamente più credibili, tanto che il padre fondatore della fitoterapia è considerato il più grande e famoso medico dell’antichità: Ippocrate.

Seguendo la legge dei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) la dottrina d’Ippocrate si fonda su quattro elementi cardinali dall’equilibrio dei quali dipende la salute (eucrasia) o la sua assenza con la mattia (discrasia):

  1. Sanguis (sangue) legato al cuore all’elemento ARIA
  2. Flegma (muco) legato alla Testa e all’elemento ACQUA
  3. Melancholè (malinconia o bile nera) legato alla milza e all’elemento TERRA
  4. Colè (bile gialla della cistifellea legata alla collera) legato al fegato e all’elemento FUOCO

Secondo le teorie di Ippocrate, tutte le malattie percorrono tre stadi, ovvero l’apepsia (dal gr. ἀπεψία, comp. di ἀ- priv. e πέψις «digestione», in medicina, diminuzione o cessazione delle secrezioni digestive, in partic. di quelle gastriche), la pepsia e l’escrezione (dal lat. tardo excretio -onis «vagliatura», der. di excernĕre «vagliare, evacuare», part. pass. Excretus, in fisiologia, l’insieme dei vari processi e atti con i quali sono eliminati e versati all’esterno i prodotti di secrezione delle ghiandole esocrine).

La botanica fu anche rivista dal piano strettamente filosofico dapprima da Aristotele e dopo anche da altri filosofi minori.

All’inizio dell’impero romano si trova una grande quantità di testi medici, trai quali ricordiamo in particolare modo i testi del medico militare Dioscoride, che scrisse un’importante materia medica, completata da Plinio il Vecchio.

A seguito delle invasioni Barbariche la scienza medica, come l’intera civiltà mediterranea, subì un brusco arresto.

L’Asia divenne quindi, il luogo privilegiato per gli studi scientifici: ricordiamo ad esempio l’opera di Galeno, nella quale si anela al ritrovamento della regolarità tra la sostanza di un farmaco e il suo effetto per via empirica-sperimentale; oppure le opere di illustri medici arabi quali Avicenna.

Durante il Medioevo le piante venivano utilizzate nel trattamento di molti disturbi e per alleggerire le sofferenze dei malati in quanto, vista l’assenza dei moderni medicinali la cui origine deriva dalla sintetizzazione di molecole (che spesso nle 99% dei casi sono di origine naturale); si utilizzavano le piante e le materie prime che la natura metteva a disposizione coltivando specificatamente le piante da guarigione di cui si conoscevano gli effetti o sfruttandole come semplici erbe medicinali da applicare al momento.

Sebbene nella popolazione non vi fosse una conoscenza scientifica dell’utilizzo delle piante e della loro azione o applicazione, si praticava da sempre di fatto, l’uso della fitoterapia come medicina semplificata rispetto al concetto di medicina moderna che oggi abbiamo.

L’uso e la conoscenza dei rimedi naturali venivano tramandati di generazione in generazione come vero e prorpio patrimonio di esperienza atto al mantenimento del corpo in salute.

Solitamente la fitoterapia sembra plausibile avesse maggior successo laddove venisse applicata per sanare i mali minori e servisse di meno per la patologie più gravi per le quali si ricorreva per disperazione a riti e preghiere.

La scienza ricevette un nuovo impulso soltanto a partire dalla metà del XVI nell’Europa del Nord.

In realtà vennero riprese le conoscenze degli antichi, ma venne dato loro un impulso propriamente scientifico.

Di fatto, gli antichi avevano osservato le leggi della natura da un punto di vista filosofico-fideistico: affascinati dalla bellezza e dalla sublimità della natura, finendo con l’escludere un approccio razionalistico di causa-effetto.

Fu soprattutto grazie allo svizzero Brunfels, a Gesner e al naturalista Cesalpino se la botanica fece un passo avanti all’inizio del ’500. La loro opera venne continuata in seguito ad illustri botanici quali Morison, Ray, Malpighi, Camerarius, Tournefort.

A quell’epoca il nuovo impulso dato ad ogni branca della scienza, inclusa la letteratura medica-botanica, venne peraltro favorito dall’invenzione e diffusione della stampa, grazie alla quale fu possibile l’affermarsi di tutte le novità scientifiche.

In particolare, Paracelso fu il fondatore della chimica moderna che si coniò come fitoterapia ed alchimia e Linneo con la nuova classificazione scientifica della botanica diede un impulso fondamentale alla conoscenza delle piante.

Lo studio della Fitoterapia raggiunse il suo apice grazie a Hufeland. Per un breve periodo Hufeland si trovò a fianco di Hahnemann, il fondatore dell’omeopatia; con la Fitoterapia sperimentale si arrivò ad acquisire ulteriori conoscenze sull’effetto dei farmaci.

CONCETTI BASE DELLA FITOTERAPIA[3]

Alla base della scienza fitoterapica non esiste soltanto il concetto della totalità della persona sana o ammalata ma anche il suo inquadramento nell’ambiente.

La scienza cellular-patologica di Virchow indica lo studio della malattia locale della singola cellula contrariamente al metodo vecchio umoral-patologico d’Ippocrate che si focalizza sulla malattia totale della persona.

Una base importante della Fitoterapia è la conoscenza delle piante e del loro agente attivo isolato, la conoscenza del loro luogo d’origine, il loro aspetto e i nomi.

Inoltre, è fondamentale la conoscenza dei periodi di crescita delle piante, il periodo di raccolta e quale parte può essere utile e in quale forma.

Il medico fitoterapeuta conosce quali parti della pianta saranno distrutte o mantenute durante il procedimento dell’essiccazione, deposito e distillazione.

È importante inoltre, avere una completa padronanza nel dosaggio della pianta e delle sostanze attive e di essere in grado di giudicare i danni causati da sovradosaggio.

La Fitoterapia è costruttiva e non rivoluzionaria; basata sull’esperienza di millenni e secoli di medicina come una costante osservazione delle leggi della natura connessa ad una coscienziosa interpretazione dei risultati emersi.

La conoscenza dell’effetto della pianta singola è la base per la preparazione dei composti.

Le piante che vengono date come rimedi singoli sono evidenziate per il loro effetto concentrato (Digitalis, Strophanthus, Scilla, Helleborus niger, China, Secale corn., Rubia, Camphora, Veratrum alb. e vir., Nux vom., Ipecacuanha, Opium ecc..

Questo tipo di piante richiede una preparazione ed un dosaggio particolarmente controllato mentre i rimedi composti hanno caratteristiche assai differenziate”.[4]

La FITOTERAPIA in EPOCA ODIERNA

Sebbene con l’avvento e il boom della medicina moderna nel XX secolo la medicina alternativa, complementare e dunque naturale è stata accantonata o considerata meno affidabile, con l’arrivo del nuovo secolo, visto il fallimento della medicina moderna in molti casi e con l’attenzione maggiore ad ad un approccio NATURALE, energetico, autentico e puro la fitoterapia e la sua applicazione sono letteralmente fiorite.

Anche l’attenzione maggiore ai temi climatici, di eco sostenibilità, la scelta di comportamenti sempre più green oriented, focalizzati sul rispetto della natura, del pianeta, degli animali, sull’evitare sprechi e su un più consapevole sfruttamento delle risorse ha portato ad avvicinarsi sempre di più al mondo dei prodotti naturali senza additivi, conservanti o prodotti sintetici aggiunti, ecosostenibili a zero impatto ambientali, cruelty free, green lifestyle che perfettamente rispecchiano l’approccio della fitoterapia.

Inoltre, molte persone hanno potuto sperimentare con mano come la medicina complementare o alternativa, spesso più filosofica, energetica e orientale sia davvero efficace e sia molte volte, superiore alla medicina moderna occidentale che spesso veniva considerata in passato infallibile.

Una buona fetta della popolazione ha quindi registrato una maggiore attenzione ed una spiccata sensibilizzazione nei confronti della fitoterapia.

L’approccio della fitoterapia moderno è lo stesso di quello utilizzato dalla medicina occidentale, con principi che si fondano su prove di efficacia, impiegando però soltanto rimedi di origine vegetale.

Secondo L’OMS sono da considerarsi fitomedicine “i prodotti medicinali finiti, provvisti di etichetta, che contengono come principi attivi esclusivamente delle piante o delle associazioni di piante allo stato grezzo, sotto forma di preparati. Comprendono anche succhi, gomme, frazioni lipidiche, oli essenziali e tutte le altre sostanze di questo genere”.

Spesso, queste fitomedicine sono a tutti gli effetti dei farmaci di origine vegetale, perché finalizzati a svolgere un’azione terapeutica.

Il loro effetto dipende dalla natura e dalla concentrazione dei costituenti chimici farmacologicamente attivi: sebbene per ogni fonte vegetale siano stati grossomodo identificati dei principi attivi caratteristici, a cui si ascrive una certa azione terapeutica, nella fonte vegetale sono presenti altre straordinarie miniere di sostanze complementari che contribuiscono a modularne l’azione (attraverso il concetto di fitocomplesso).

Il FITOCOMPLESSO è l’insieme delle molecole direttamente estratte dalla fonte.

Mentre per PRINCIPIO ATTIVO si intende l’agente accertato che determina la terapia; concetto introdotto da Paracelso, il padre della chimica farmaceutica.

L’azione terapica esercitata dalla fonte vegetale, che è la stessa di quella del singolo principio attivo, è data dalla somma degli effetti del principio attivo con quelli del fitocomplesso.

La somministrazione della fonte naturale può determinare minori controindicazioni rispetto all’uso del principio attivo isolato chimicamente; questo perché il fitocomplesso ha un’azione sinergica al principio attivo e contribuisce a modularne l’azione.

“Il ricorso alle fonti naturali è presente in tutte le società ed è anche diversificato; in particolare, nella società occidentale il ricorso alle fonti naturali è mediato da tante culture e tradizioni; i prodotti terapici oggi in commercio sono quindi il frutto di un compromesso tra tradizione e richiesta di mercato.

Una fonte naturale può annoverare svariate proprietà terapiche, che devono necessariamente essere supportate da riscontri clinici, in altre parole queste proprietà devono essere scientificamente dimostrate.

Ogni fonte vegetale va studiata dal punto di vista chimico e saggiata in clinica.

Inoltre, ogni fonte subisce delle trasformazioni specifiche che rispecchiano l’interpretazione di impiego clinico tipiche della società in cui va messa in commercio. Oggi, l’opinione comune presta molta attenzione all’aspetto naturale del prodotto terapico.

Il ricorso al prodotto naturale in ogni sua manifestazione e contesto si fa sentire con sempre maggiore intensità dalla comparsa delle cosiddette malattie iatrogene, cioè di quelle malattie determinate dall’uso prolungato e inadeguato di farmaci; in altre parole, si tratta di disturbi che possono conclamarsi in patologie come risultato di una cronicizzazione delle controindicazioni.

Dal 1995 al 2005 in Europa c’è stato un incremento del 400% della vendita di prodotti fitoterapici; nel (2008) questo incremento si è assestato con un leggero decremento del 12%.

Lo strepitoso successo dei prodotti fitoterapici si spiega mediante l’interesse dell’opinione pubblica ad utilizzare prodotti efficaci tanto quanto i farmaci ma in assenza di controindicazioni d’impiego”.[5]

Con la forte espansione della fitoterapia il mercato richiede sempre di più medicine naturali e i ricercatori, per fa fronte a questo trend in crescita sono costantemente dediti alla ricerca e scoperta di nuove fonti vegetali.

La maggior parte delle fonti naturali utilizzate in fitoterapia hanno provenienza delle foreste, in particolar modo da quella amazzonica, da cui si traggono i 4/5 delle molecole conosciute con interesse applicativo.

Al fine di incrementare il numero di fonti Il ricercatore può attingere anche alle etnomedicine (ovvero la medicina acquisita istintivamente da una determinata etnia) o alle conoscenze dello shamano.

Il ricercatore per poter svolgere una analisi dettagliata dopo aver raccolto tali fonti dalla popolazione locale e dal territorio le trasferisce in laboratorio per esaminarle a fondo attraverso particolari studi botanici, chimici, fitochimici), che gli consentano di individuare quei princìpi attivi che ne determinano l’effetto terapeutico desiderato.

Tali studi effettuati dal ricercatore consentono di capire ed individuare la conferma o la smentita delle informazioni raccolte dalla cultura shamanica o endemica o addirittura possono portare alla scoperta di nuovi effetti terapici per disturbi o patologie più comuni nel mondo occidentale.

Visto il numero enorme di specie vegetali e relativi principi attivi o sostanze potenzialmente vantaggiosi ai fini della fitoterapia ancora non scoperti, il bagaglio dal quale attingere per la ricerca è veramente sconfinato e molto sfidante.

Al giorno d’oggi si stima che dalle specie vegetali derivi oltre il 40% dei farmaci monomolecolari per via diretta (per estrazione) o indiretta (semisintesi).

In laboratorio vengono realizzati e creati grazie alla conoscenza dei ricercatori chimici sulle molecole chiave per l’interazione recettoriale, i farmaci definiti di “assoluta sintesi”, che possono anche esserep potenziati e migliorati creando un composto non presente in natura, ma che dalla natura comunque deriva, perché derivante da una molecola naturale ben nota.

Per naturale si intende infatti, tutto ciò che proviene dalla natura o che può derivare da essa.

Oggi si predilige il farmaco naturale, piuttosto che quello di sintesi, non solo per un interesse modaiolo, ma anche perché si ha la consapevolezza che il prodotto di sintesi può avere più controindicazioni di quello derivato direttamente dalla natura.

 LA FITOTERAPIA “FUNZIONA”? QUALITÀ ED EFFICACIA DEI PRODOTTI FITOTERAPICI[6]

I prodotti vegetali di pertinenza farmaceutica hanno tutti rigorosi controlli analitici e tutti gli estratti in commercio sono “standardizzati”, cioè sempre uguali a sé stessi per composizione e, di fatto, per attività biologica.

Nel settore dell’integrazione alimentare, i requisiti fitochimici obbligatori sono molto minori e si rifanno soprattutto alla sicurezza di impiego; per tale motivo, la qualità dei botanical food supplement è decisamente variabile ed è comune imbattersi in farmacia o erboristeria in prodotti che magari contengono le stesse preparazioni vegetali, ma con titoli completamente diversi o addirittura preparazioni non titolate.

Come orientarsi in tal caso? Come emerso chiaramente, le piante medicinali hanno riferimenti bibliografici ben precisi e testi ufficiali di riferimento e il medico, il farmacista, l’erborista e le altre figure professionali operanti nel settore rappresentano le figure preparate a cui rivolgersi.

A titolo esemplificativo basta dire che un prodotto a base di mirtillo nero che non riporta la titolazione non dà nessuna garanzia di efficacia.

Le domande che dovrebbero essere discusse sempre quando si parla di fitoterapia moderna e razionale sono queste, quindi, ad esempio: il mirtillo nero ha razionale scientifico per il suo utilizzo per le problematiche venose? Sì, se e solo se si utilizza a corretto dosaggio il suo estratto secco titolato al 36% in antocianosidi totali; no, se si utilizzano prodotti non titolati o sottodosati.

Gli stessi esempi si possono applicare per comprendere meglio la qualità di qualunque prodotto, da un olio essenziale, fino ad arrivare agli spray gola contenenti propoli: la conoscenza chimica di un prodotto vegetale garantisce qualità, sicurezza ed efficacia.

FITOTERAPIA E MEDICINA[7]

A dimostrazione del razionale utilizzo delle piante medicinali e delle loro preparazioni in medicina convenzionale, moltissimi fitoterapici (tra cui le specifiche preparazioni delle piante sopra citate) sono registrati e commercializzati come farmaci, senza nessuna distinzione di iter registrativo, sperimentazione e controlli di qualità rispetto ai farmaci di sintesi. Anzi, per i moltissimi controlli di tipo botanico e farmacognostico, possiamo affermare senza dubbio di smentita che i farmaci vegetali sono quelli che devono soddisfare il maggior numero di requisiti di qualità per poter essere immessi sul mercato.

Come farmaci convenzionali, i prodotti fitoterapici sono registrati o in maniera classica, come tutti gli altri di qualunque natura, secondo la direttiva 2001/83/CE, oppure come farmaci vegetali tradizionali, se ritenuti efficaci e sicuri dall’EMA e impiegati nella Comunità Europea da almeno 15 anni (definiti THMP e normati dalla direttiva 2004/24/CE) (Biagi et al., 2016).

FITOTERAPIA E ALIMENTAZIONE[8]

I prodotti vegetali, tuttavia, hanno una versatilità di utilizzo unica nel panorama delle sostanze biologicamente attive e il loro ruolo è da sempre riconosciuto non solo in ambito terapeutico, ma anche in ambito alimentare e per la prevenzione e per il mantenimento della salute. È da questo utilizzo razionale che quasi venti anni fa si è fatto strada l’uso delle piante medicinali anche in prodotti salutistici non farmaceutici, in primis nell’integrazione alimentare.

La normativa che regola l’uso dei prodotti vegetali nell’integrazione alimentare in Italia è garantita dal DM 10/08/2018 e le specie botaniche ammesse in Italia sono quelle dell’all. 1 modificato per l’ultima volta con DD 26/07/2019.

In ambito farmaceutico e nella attuale integrazione alimentare i prodotti vegetali utilizzati sono quelli che garantiscono la massima concentrazione dei principi attivi, per cui si ricorre tipicamente all’estrazione di una “droga”, cioè la parte della pianta (generalmente allo stato secco per la migliore conservazione) contenente la massima concentrazione dei suoi costituenti biologicamente attivi.

 COME SI OTTIENE UN FITOTERAPICO[9]

Le preparazioni vegetali permettono di ottenere quel passaggio scientifico, troppo spesso sottovalutato, dalla pianta al fitoterapico propriamente detto (se in ambito farmaceutico) o al “botanical food supplement” (se in ambito nutrizionale).

Anche le semplici tisane utilizzano l’acqua bollente per estrarre i principi attivi. In questo senso le uniche eccezioni ai procedimenti estrattivi di una pianta medicinale sono rappresentate dalle polveri della droga essiccata (si può citare l’esempio dello zenzero, dei semi di psillio o altre fonti di fibre, che vengono utilizzate anche come tali) o dai succhi della pianta fresca (ad esempio echinacea purpurea, mirtillo rosso americano).

Le droghe vegetali allo stato essiccato vengono estratte con i solventi che permettono la massima resa in principi attivi. I solventi ammessi in farmaceutica e in ambito alimentare sono tutti quelli commestibili (acqua, etanolo, glicerolo, olio) e quelli che, con normativa diversa secondo la destinazione d’uso, che possono essere allontanati per evaporazione per avere residui sotto i limiti di legge.

Da una droga vegetale è possibile ottenere quindi preparazioni liquide come gli oleoliti, gli estratti glicerici o i comuni estratti alcolici che hanno definizioni ben precise, se sono prodotti secondo i dettami delle Farmacopee Ufficiali (In Italia sono testi di legittimazione la Farmacopea Ufficiale Italiana XII ed., la Farmacopea Europea 10° ed. e tutte le Farmacopee vigenti dei paesi della Comunità Europea. Una tintura, ad esempio, è una preparazione liquida che si ottiene per estrazione di una droga con etanolo, alla concentrazione riportata nelle singole monografie delle droghe stesse, mediante macerazione, percolazione o altro metodo approvato, che ha un rapporto stabilito tra droga di partenza e estratto finale (il cosiddetto rapporto droga: estratto, DER secondo l’acronimo inglese) 1:5 o 1:10. Un estratto fluido è quella preparazione liquida ottenuta per estrazione di una droga con etanolo ad opportuna concentrazione che ha DER 1:1.

Le altre preparazioni liquide, come gli estratti molli o le generiche soluzioni idroalcoliche hanno un DER variabile da droga a droga.

Per massimizzare la concentrazione dei principi attivi la moderna fitoterapia ormai è orientata sull’uso degli estratti secchi, che sono quelle preparazioni dove il solvente di estrazione è allontanato.

Una forma estrattiva diversa e tipica delle piante medicinali è quella che si attua per l’ottenimento degli oli essenziali, dove viene purificata la frazione volatile di una droga. Gli oli essenziali sono perlopiù ottenuti per distillazione in corrente di vapore, ma ad alcune droghe sono applicati altri metodi specifici (tipico l’esempio dell’estrazione a freddo delle essenze delle bucce degli agrumi).

ESEMPI DI PRODOTTI FITOTERAPICI E LORO PROPRIETÀ

Solo per fare degli esempi ben noti in medicina, sono tutti estratti e prodotti vegetali i principali lassativi e purganti (come senna, succo di aloe, psillio) i principali venotonici (ippocastano, mirtillo nero, centella), gli epatoprotettori (carciofo, cardo mariano), tutti gli adattogeni per lo stress psico-fisico (rodiola, ginseng), gli oli essenziali con effetto balsamico (eucalipto, menta, timo, pino), i principali immunomodulanti per la prevenzione e il trattamento delle malattie da raffreddamento (echinacea, pelargonio).

I fitoterapici hanno poi un ruolo ben consolidato come integrazione terapeutica o come opzione dotata di una maggiore sicurezza di impiego. Tra i tanti esempi in tal senso, merita citare le molte piante medicinali riconosciute ufficialmente per la loro attività sul sistema nervoso centrale (come la valeriana, il biancospino, la passiflora, la melissa, la lavanda, l’iperico), le piante per l’apparato gastroinstestinale (come la liquirizia, la camomilla, lo zenzero), quelle per l’iperplasia prostatica benigna (serenoa, ortica, pigeo), fitoterapici per le infezioni urinarie (mirtillo rosso americano, uva ursina), diuretici (ortosifon, betulla, ononide, ginepro, levistico) e molti prodotti ad uso cutaneo (arnica, gel di aloe, calendula).

RICERCA E SVILUPPO NELLE AZIENDE PRODUTTRICI DI FITOTERAPICI[10]

La ricerca e sviluppo e la formazione nel settore delle piante medicinali e della fitoterapia sono tra i campi di maggiore interesse attualmente e i risultati che si stanno ottenendo sono tangibili, soprattutto in Italia. Nel nostro paese sono oggi attive aziende che operano nel settore a partire dalla lavorazione iniziale del materiale vegetale, per comprendere l’estrazione, l’analisi fino alla formulazione finale di prodotti vegetali, sia in campo farmaceutico che alimentare.

FORMAZIONE IN FITOTERAPIA[11]

La formazione specifica sulla fitoterapia fa parte del curriculum studiorum della formazione in tecniche erboristiche e nei corsi di laurea in farmacia e chimica e tecnologia farmaceutiche, ma soprattutto consiste in Master, Corsi di Perfezionamento e Alta Formazione a livello universitario.

[1] https://www.fitopreparatoriitaliani.com

[2]  Fitoterapia – Parte I –, su scienzanatura.it

[3] http://www.scienzanatura.it/fitoterapia-parte-i/

[4] http://www.scienzanatura.it/fitoterapia-parte-i/

[5] www.my-personaltrainer.it

[6] https://www.fitopreparatoriitaliani.com/

[7] https://www.fitopreparatoriitaliani.com/

[8] https://www.fitopreparatoriitaliani.com/

[9] https://www.fitopreparatoriitaliani.com/

[10] https://www.fitopreparatoriitaliani.com/

[11] https://www.fitopreparatoriitaliani.com/

Fonti: questo articolo è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione del Prof. Marco Biagi, Docente dell’Università degli Studi di Siena, Dip. di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente e Direttore SIFITLab della Società Italiana di Fitoterapia. Il presente articolo è un riadattamento con alcune integrazioni di un suo testo.

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