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pratica mindfulness

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Questa disciplina di cui tanto si parla recentemente, è davvero profonda, perché permette di auto regolamentare il proprio equilibrio psico-fisico in maniera autonoma e consapevole.

L’approccio mindfulness è “E’ un atto che parte dall’attenzione e dal modo in cui la usiamo ed è talmente semplice che questa stessa semplicità ne rappresenta la vera difficoltà. Noi facciamo molta fatica ad essere semplici. Da un lato, una capacità progressiva di maggiore presenza al qui e ora ci apre a esperienze inaspettate, alla ricchezza del momento presente, alla pienezza del vivere. Dall’altro, la pienezza dell’esperienza comprende necessariamente anche il suo lato “negativo”: il disagio, la sofferenza, il dolore. E qui si gioca uno degli aspetti più interessanti di questo approccio che ci chiede e ci insegna a non respingere e a non negare questa dimensione ma a farne motivo di crescita e persino di creatività. Questo è l’aspetto cui si riferisce la parola “accettazione/accoglienza”

Questo approccio accetta e non denigra il dolore e rende la disciplina per questo molto interessante e controcorrente in quanto accetta ed elabora l’aspetto negativo della vita senza respingerlo entrando in relazione più diretta col il disagio e la sofferenza, imparando a rivolgere piena attenzione al disagio, a tutto ciò che ci disturba, al dare spazio a ciò che non vorremmo, alla sofferenza e al dolore. “In questo senso è un lavoro “contro natura”, un andare “controcorrente”, perchè la tendenza automatica, istintiva che abbiamo è fare esattamente l’opposto. Ma se lo sperimentiamo, allora possiamo scoprire che in questa “mossa” apparentemente incomprensibile troviamo una possibilità sorprendente di fare spazio, di lasciar essere e quindi di essere meno condizionati, meno oppressi anche dalle condizioni che ci portano disagio. E, paradossalmente, facendo questo ci mettiamo nelle migliori condizioni possibili per trovare, quando ci sono, le vie e i modi più efficaci per gestire o risolvere le cause di sofferenza. A volte anche attingendo a intuizioni creative”.

Credit to: https://mindfulnessitalia.

Da molti anni questa disciplina è protagonista indiscussa di molti ambiti della psicologia, psicoterapia e filosofia.

Definiamola: “una parola inglese che vuol dire consapevolezza ma in un senso particolare. Non è facile descriverlo a parole perché si riferisce prima di tutto a un’esperienza diretta. Tra le possibili descrizioni è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. “Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare: a) con intenzione, b) al momento presente, c) in modo non giudicante”. Si può descriverla anche come di un modo per coltivare una più piena presenza all’esperienza del momento, al qui e ora”.

Spesso viene associata alla meditazione proprio perché si basa sulla meditazione consapevole (principale tradizione ereditata dal Buddhismo classico) e può essere definita “un livello introduttivo, iniziale di pratica di meditazione che sia adeguato e adatto a contesti quotidiani, all’esperienza di vita normale che sperimentiamo tutti i giorni. In sintesi un approccio che possa aiutarci a metterci in una diversa relazione col disagio, che prima o dopo, in un modo o nell’altro, tutti sperimentiamo”.

Non corrisponde tuttavia ad una tecnica di rilassamento, spesso scambiata per questo tipo di pratica in realtà non lo è poiché non è né un trance né un modo per “svuotare la mente e raggiungere il vuoto”. Non consente inoltre di essere un facile metodo di facile raggiungimento del benessere psico fisico né tantomeno una sorta di “spa emozionale”.

Erroneamente viene associata ad una sorta di “buonismo psicologico che ci permette di accettare tutto, accogliere acriticamente quello che ci accade, ad essere passivi nel nome dell’accettazione”.

 

Credit to: https://mindfulnessitalia.it

 

 

 

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