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“Un ciliegio ha paura di fiorire?

Solo chi ha la forza di scrivere la parola fine può scrivere la parola inizio”

 – Lao Tzu –

La Primavera significa rinascita e proprio come il corpo anche la mente viene trasportata in questo mood di rinascita interiore attraverso un percorso di introspezione che guida ognuno di noi a guardarsi dentro e a ritrovare degli equilibri perduti o messi da parte durante il lungo inverno.

Per ritrovare se stessi, recuperare le energie e la serenità, sintonizzarsi con il proprio centro e ritrovare il proprio equilibrio energetico e spirituale è possibile iniziare a meditare, concentrarsi sui silenzi e sulla pace interiore e cercare di ritagliare degli spazi di tempo per noi stessi nei quali coltiviamo le passioni e gli hobby che ci fanno stare meglio.

Per affrontare con più consapevolezza la rinascita spirituale ed energetica certamente la pratica mindfulness può essere uno strumento più che valido per coltivare noi stessi e il nostro io ottenendo un benessere ed un risultato migliore e duraturo nel tempo.

La rinascita della primavera e dunque la rinascita interiore viene tuttavia, anche intesa come apertura verso l’esterno, ritorno al mondo, alla socialità, una vera e propria apertura che dopo i lunghi mesi delle stagioni autunnali ed invernali nelle quali spesso si tende a chiudersi in se stessi e avere atteggiamenti solitari, spesso coincide con il riscoprire il piacere della socialità.

Tale apertura e riscoperta del mondo e delle relazioni a volte può mettere in soggezione o porta ad autocritiche, obiettivi impossibili da raggiungere perché non ci sente abbastanza belli o adeguati al rientro nella mondanità, società e al confronto nelle relazioni.

Per affrontare con più serenità anche questo tipo di rinascita la pratica mindfulness è certamente uno strumento da non sottovalutare.

LA PRIMAVERA: RINASCITA E RICONESSIONE CON IL MONDO [1]

Se anche siamo da poco entrati nella primavera già sentiamo gli effetti che essa ha su di noi: le ore di sole si allungano, le prime fioriture, i raggi più caldi del sole, le prime passeggiate in spiaggia.

La primavera è facile amarla perché viene vista come una promessa, la promessa di qualcosa di nuovo che potremmo sviluppare sia in vacanza sia nei mesi estivi, un anticipo o un dolce assaggio del clima summer dream che ci attende.

Affrontare la primavera significa affrontare una rinascita che permette di lasciarsi alle spalle tutto il peso freddo dell’inverno e ricorda che affrontare il cambiamento è sempre possibile: lasciare andare qualcosa di vecchio e iniziare qualcosa di nuovo.

Per intraprendere una nuova attività o qualcosa di nuovo in generale dobbiamo assolutamente saper lasciare il vecchio, concludendo o accettando che non è stato possibile finire ciò che si è iniziato o fare diversamente ciò che ormai è stato fatto.

In alcuni casi le cose non sono andate come avremmo voluto ma se non viene lasciato andare il passato,  ci precluderemmo la possibilità di avere le giuste energie per affrontare le novità ed aprirci ad esse.

Questo atteggiamento di saper lasciare andare e abbracciare a pieno la novità è una delle ragioni che rende il cambiamento difficile e una delle spinte che la primavera sollecita.

PRIMAVERA & CAMBIAMENTO[2]

Il cambiamento della primavera è una piccola sorpresa: bastano pochi giorni e quello che sembrava fermo prende vita e fiorisce quasi improvvisamente.

Spesso il cambiamento è così improvviso da coglierci alla sprovvista, soprattutto se non lo abbiamo deciso consapevolmente.

Ciò che cresce porta nuova energia e richiede tutta la nostra attenzione e vitalità.

Per questa ragione, a volte, la primavera può essere anche una stagione difficile: improvvisi sbalzi d’umore, la pigrizia che si alterna all’energia.

Cambiare quando non dipende da noi può esser facile e avventuroso, ma quando siamo noi a dover decidere qualcosa può diventare insolitamente difficile. Un ciliegio non ha paura di fiorire. Noi sì.

L’idea di rimandare sembra la soluzione più semplice, ma il letargo prolungato rischia di farci perdere vitalità.

In questi casi il sentimento dominante diventa la paura e abbiamo bisogno di alcuni riti di passaggio per superarla: affrontare noi stessi allo specchio; riconoscere le nostre risorse; trasformare la pigrizia in azione.

A volte abbiamo paura di guardarci allo specchio, ma in questo modo perdiamo la possibilità di scoprire chi siamo davvero.

Affrontare noi stessi è un’esperienza che ci restituisce un’immagine migliore di quella che pensavamo.

Solo affrontando le nostre insicurezze con onestà scopriamo quali sono le nostre vere risorse. Buttarsi a caso in qualcosa di nuovo non ha molto senso né tantomeno utilità, bensì, scoprire che cosa desideriamo davvero e’ la chiave di giusta lettura per aprirsi al cambiamento e alla novità. 

Quando vogliamo favorire il cambiamento abbiamo bisogno di riti di passaggio.

Un ritiro di meditazione ha proprio questa funzione: lasciare i nostri luoghi abituali per andare in un luogo altro, dove, con un gruppo di persone che condividono la nostra stessa esperienza, ci isoliamo per poi tornare, diversi, a una nuova aggregazione. Quella del nostro quotidiano.

Iniziare qualcosa di nuovo ci rende grandi. Indipendentemente da cosa iniziamo. Perché dichiariamo che siamo in grado di creare una novità, una discontinuità con il passato. Non permettiamo che la paura di vivere ci tolga questa opportunità!

La paura di vivere è quello spavento che ci coglie ogni volta che ci troviamo di fronte a qualcosa che ci rende grandi. È la paura di crescere e diventare chi siamo veramente. Vuol dire realizzare noi stessi, compiere quell’impresa che rende più significativa la nostra vita e che ci permette di sentirci vivi e padroni di sé, per essere in grado di sorridere alla paura.

MINDUFLNESS: come sintonizzare la mente con l’arrivo della primavera[3]

Riportiamo le parole della dottoressa Maria Beatrice Toro, psicologa, psicoterapeuta e istruttrice di mindfulness, che nella rivista Vero Salute ha spiegato molto chiaramente cosa significhi rinascita interiore e come la pratica mindfulness possa influenzare tale processo.

Ricorrendo a una metafora in tema possiamo dire che, esattamente come accade alle piante, questo può essere il momento perfetto per affrontare una rifioritura. Questo processo, però, comporta una esposizione al “sole”, che nel nostro caso coincide con l’apertura al mondo e al rinforzo della socialità: un passo che non sempre ci coglie preparati – prosegue l’esperta.

L’autunno e l’inverno – è vero – sono
stagioni cupe e pesanti, sia da un punto di vista meteorologico sia in termini di carico di stress e di impegni; ma ci possono impigrire e “viziare” all’isolamento e al ripiegamento su noi stessi.

Come aprirsi alla nuova stagione in arrivo?

Uscire dal rassicurante “bozzolo” tessuto così a lungo può risultare dunque difficoltoso, quasi traumatico per le persone più introverse e vulnerabili all’idea di far fronte agli sguardi esterni.

Consiglio: non fare resistenza

Il consiglio, in questo caso, è di non fare resistenza, ma di aprirsi al cambiamento, assecondandolo», suggerisce l’esperta. Una seconda indicazione che potrà essere utile ad alcuni è quella di affrontare il cambio di stagione in maniera “morbida”, se necessario ritagliandosi un giorno o un
weekend di relax – anche da soli.

Come rapportarsi alle proprie qualità esteriori e interiori?

Un problema che possiamo trovarci a fronteggiare in questo periodo è quello legato alla nostra immagine: corporea, ma non solo. L’arrivo delle belle giornate e la necessità di scoprirsi ci porta molto spesso a vedere il nostro corpo con occhio sin troppo critico – evidenzia la dottoressa Toro.

Consiglio: siate più generose con voi stesse

Di fronte a una silhouette un po’ rilassata o a forme poco toniche siamo portati a “bocciarci” impietosamente davanti allo specchio e a imporci duri diktat: “Devo dimagrire”, “Devo fare qualcosa, e subito, per queste rughe”, “Devo iniziare a correre tutti i giorni”. Peggio ancora: se abbiamo voglia di concederci qualcosa di piacevole o gratificante, lo leghiamo al raggiungimento di questo o quell’obiettivo: “Comprerò quel bell’abito solo dopo che avrò perso tre chili”.

«Questo atteggiamento è sbagliato e punitivo», -evidenzia la psicologa. Porsi degli obiettivi (purché raggiungibili) è encomiabile e certo positivo. «Prima ancora di metterci a lavorare per raggiungerli, però, dovremmo preoccuparci di valorizzare i nostri punti di forza», prosegue.

Focalizzatevi sulle vostre ricchezze

Abbiamo bei capelli? Mettiamoli in evidenza con un taglio nuovo. Sottolineiamo uno sguardo accattivante osando un make up diverso dal solito; e, soprattutto, non aspettiamo di aver perso peso per rallegrarci con l’acquisto di una gonna che ci piace o di un bel paio di scarpe con il tacco.

Lo stesso atteggiamento deve valere per le nostre qualità interiori: focalizziamoci sulla nostra verve comunicativa, sulla bravura in cucina, sulla capacità di ascoltare così come su quella di praticare sport, insomma solo sulle doti anziché sulle feroci autocritiche.

PULIZIA MENTALE DI PRIMAVERA: ritiri e percorsi spirituali come strumenti per raggiungere l’equilibrio

Pe facilitare il processo di rinascita e di riequilibrio del nostro assetto psicologico ed energetico alcune volte è necessario aiutare la mente attraverso una full immersion nel mondo mindfulness.

Tale attività viene spesso definita: pulizia mentale di primavera.

Cosa significa pulizia mentale di primavera?

La bella stagione in arrivo come abbiamo detto, ispira a ripulire casa e giardino e a buttare via tutto ciò che di ingombrante abbiamo accumulato nei mesi invernali.

La primavera è dunque, un ottimo periodo per ripulire gli spazi interiori, mentali ed emozionali.

Una buona pulizia mentale di primavera è in grado di fornire una spinta per ritrovare nuove energie e motivazioni.

La Mindfulness aiuta a fare questa pulizia: a capire i vecchi schemi mentali che non sono più funzionali e ad instaurarne di nuovi e più benefici.

Per questo esistono numerosi corsi che si possono trovare online con percorsi, ritiri, lezioni e didattiche atte proprio a favorire questo processo.

 

[1] https://www.mentelocale.it

[2] https://www.mentelocale.it/

[3] https://mindfulnessinterpersonale.com

In inverno non possiamo non accorgerci di un mood nostalgico, malinconico, triste e spesso molto onirico che avvolge tutta la stagione fredda in maniera ricorrente ogni anno.

Si tratta di un vero e proprio stato d’animo persistente durante tutta la stagione invernale che ci accompagna in maniera quasi sommessa.

È una sorta di latente tristezza che si instaura con l’arrivo delle temperature più basse, del freddo, delle prime gelate e viene rafforzata con i giorni di nevicate, e piogge o in generale di mal tempo.

E’ un vero e proprio mood invernale che ci tiene compagnia quasi in maniera evocativa, perché spesso induce al romanticismo (invogliando le coccole, la dolcezza, lo stare a casa con il proprio partner) al sonno (si desidera dormire di più), altre volte induce ai pensieri tristi, ai ricordi nostalgici e in casi meno fortunati ad uno stato depressivo vero e proprio, nel quale sfociano comportamenti spiccati di pigrizia, malessere, apatia e vera e propria infelicità.

Tale mood, è stato definito dagli scienziati Winters Blues o SAD (Seasonal Affective Disorder), un disturbo affettivo stagionale anche detto “depressione invernale” che causa svogliatezza, tristezza e malumore che colpisce tantissime persone durante la stagione invernale.

Difatti, la mancanza di luce, il cielo plumbeo, la neve, la pioggia, il vento, la nebbia e le temperature rigide comportano uno sconvolgimento del nostro sistema nervoso e delle vere ripercussioni sull’umore: non si ha voglia di uscire o di praticare alcuna attività fisica o ludica.

Tale condizione psicologica è stata scoperta dal Dottor Norman E. Rosenthal negli anni 80′, medico psichiatra e autore del libro “Winter Blues: Everything You Need to Know to Beat Seasonal Affective Disorder”.

Il disturbo si verifica in inverno con vero e proprio abbassamento del tono dell’umore.

La diagnosi vera e propria del disturbo e le relative terapie sono state poi studiate e sviluppate dagli inizi degli anni ’90, quando si sono affacciate nel panorama scientifico le Teorie della Luce e di come essa possa influenzare il sistema circadiano umano, attraverso la soppressione dell’ormone noto come melatonina (Lewy et al., 1980).

Per sistema circadiano in cronobiologia e in cronopsicologia, si intende un ritmo fisiologico caratterizzato da un periodo di circa 24 ore. Il termine “circadiano”, coniato da Franz Halberg, viene dal latino circa diem e significa appunto “intorno al giorno”.

La cronobiologia, dal greco χρόνος chrónos ‘tempo’ e da biologia, è una branca della biologia che studia i fenomeni periodici negli organismi viventi e il loro adattamento ai relativi ritmi solare e lunare.

La cronopiscologia è una disciplina scientifica relativamente recente. Il suo obiettivo è basato sullo studio delle variazioni nell’attività mentale o intellettuale di ogni individuo durante un’intera giornata.

Con le Teorie della Luce si pensò possibile curare tale disturbo con la simulazione di luce solare estiva e nonostante il trattamento desse i suoi frutti sui pazienti ai quali veniva somministrato, rimanevano tuttavia, alcuni dubbi riguardo l’origine di tale patologia.

Difatti, divenne grande il dubbio se la SAD potesse essere in qualche modo legata a tali teorie come conseguenza di una secrezione ridotta o scarsa, della produzione di melatonina nelle ore notturne o una alterazione del ritmo circadiano sonno-veglia dovuta alla riduzione di ore di luce giornaliere.

Anche capire come mai la luce solare riusciva a guarire i pazienti fu presto oggetto di studio (Kripke & Welsh, 2015).

LE STAGIONI E L’UMORE

L’influenza dell’alternanza delle stagioni sull’organismo in generale sia dal punto di vista fisico, sia psicologico e dunque, sull’umore, è certamente un effetto visibile e a lungo studiato da numerosi ricercatori.

È stato dimostrato che le stagioni influenzano in maniera attiva le funzioni cognitive del cervello umano, facendo scaturire la provata deduzione che anche l’umore ne possa essere influenzato.

Il fattore ambientale è certamente un fattore fondamentale, che si traduce nel considerare la stagione invernale responsabile del disturbo SAD, soprattutto nelle regioni a latitudine maggiore: non a caso, le regioni scandinave dell’emisfero boreale, nelle quali l’assenza di luce dura ben 6 mesi e non solo una stagione, sono quelle soggette a maggiori tassi di suicidio e depressione rispetto alle regioni latine e mediterranee con un alto fattore ambientale di luce e sole.

LA RELAZIONE CON IL SISTEMA ENDOCRINO E GLI ORMONI

La funzione neuroendocrina del cervello è la funzione che si riferisce alla neuroendocrinologia, branca biologica della Psiconeuroendocrinoimmunologia che studia la interazione-comunicazione chimica tra il cervello (il sistema nervoso) e le ghiandole endocrine (il sistema endocrino) e la regolazione da parte del cervello dell’attività ormonale del corpo ed è stato provato come anche tale funzione sia influenzabile dalla variazione delle stagioni e della luce.

LA RELAZIONE CON LA PSICOLOGIA E IL SONNO

Oltre all’interazione con il sistema endocrino, si è dimostrata una variabilità anche nei funzionamenti del comportamento umano legati alla sfera psicologica, quali umore, energia, aggressività, performance, sonno, appetito, funzione metabolica, termoregolazione e risposta ormonale agli stimoli (Lacoste and Wirz-Justice, 1989).

Una particolare considerazione: nei pazienti bipolari per quanto concerne il sonno, avveniva il passaggio dalla sfera depressiva a quella maniacale in presenza di insonnia avvenuta in maniera spontanea per una notte mentre, se veniva prescritta l’astensione dal dormire come prescrizione, tale deprivazione funzionava da antidepressivo e questo comporta che la luce influenzando il sonno, regola anche di conseguenza, l’umore.

Il GENTIL SESSO

Altro fattore analizzato, seppur secondario, è l’incidenza del fenomeno rispetto al sesso: si è notato difatti, che il disturbo del Winter Blues colpisca con una incidenza maggiore le donne, probabilmente per la loro propensione spiccata ad una maggiore ricettività della sfera affettivo-umorale della psiche.

LA LIGHT TERAPHY

La Light Therapy o Terapia della Luce è stata dunque scelta dall’unanimità degli studiosi, come la cura e il trattamento più idoneo per combattere il disturbo della SAD.

A questo scopo sono numerosi gli strumenti che sono stati sviluppati per favorire la applicazione della terapia e alcuni sono stati dei veri e propri trial clinici (studi clinici).

Un esempio vincente di strumentazione efficace allo scopo è stata la Lampada a luce bianca con uno schermo a bassa diffusione che filtra i raggi UV.

L’efficacia della Terapia della Luce è stata dimostrata anche nei casi di disturbi depressivi (disturbi non stagionali) e disturbo bipolare e si stanno dimostrando anche gli effetti benefici sulla depressione post partum e premestruale.

Tutte questi benefici sulle diverse patologie hanno come fattor comune l’efficacia della terapia della luce e il ruolo fondamentale che essa attua nella regolazione delle principali funzioni del nostro organismo.

Tale considerazione suggerisce l’importanza di adattare i nostri ambienti domestici e lavorativi a alla tipologia di luce e alla sua presenza per ottenere i suoi naturali effetti benefici.

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