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Nel mondo moderno del digitale, dove l’informazione e la connettività sono KING, ovvero governano il panorama della comunicazione, comunicare non è stato mai più difficile.

Siamo costantemente bombardati da informazioni, dati, circondati da modi e mezzi per comunicare tamite le innumerovoli app, i social network, la tecnologia con le web cam integrate in qualsisi dispositivo, le call, le live, i real, le stories, eppure molti si sentono ISOLATI e SOLI.

Si ha la percezione che non si riesca a comunicare a fondo, nonostante tutti i mezzi di comunicazione e le numerose oppurtinità di intrattenimento sia sociale, sia individuale alle quali partecipare: siamo letteralmente invasi da proposte di adesioni a gruppi FB dai temi più disparati (sport, alimentazione, benessere, interessi, hobby, viaggi e altro); abbiamo la posssibilità di partecipare ad eventi, party, feste, conferenza, convegni, festival, sagre, mostre, concerti, spettacoli; eppure, in pochi si sentono di poter avere davvero una socializzazione concreta.

L’importante infatti, non è tanto l’aderire o meno a tali proposte o il far parte di gruppi per poter mostrare agli altri quanto si è mondani e festaioli, ma dovrebbe essere il sentirsi parte di una COMUNITA’ o di un gruppo con il quale si INTERAGISCA veramente, fatto di amici sinceri o persone con affinità di intenti e di interessi.

Troppo spesso ormai si assite al fenomeno della solitudine sociale, ossia dell’essere perennemente connessi ma pur sempre isolati e soli, senza davvero avere rapporti umani autentici e concreti.

Il virtuale, troppo spesso ha preso il sopravvento sul REALE, e le persone si stanno disabituando a comunicare tra di loro, a socializzare e a scambiare opinioni, idee, interessi.

Laddove questo accade spesso si sfocia nella depressione, nell’incapacità di evolversi e ancor più grave, si alimentano il pregiudizio, l’ignoranza, la paura del prossimo, la paura del diverso (xenofobia in greco) e la paura dello straniero.

Tali sentimenti portano alla conseguente alimentazione di aggressività verso chi è diverso, chi è alieno in ogni senso: per sesso, età, ceto, paese, cultura, religione, orientamento sessuale, condizione lavorativa e sociale.

In un contesto così alientante sempre di più, si sta cercando di ritrovare consapevolezza nei rapporti REALI, trovando nuove strade per alimentare lo sviluppo della socializzazione all’interno della popolazione, sia attraverso contesti formativi, sia ludici che intrattenitivi.

Soprattutto tra i più giovani, tali iniziative sono state considerate assolutamente necessarie per evitare che la popolazione dei giovanissimi, schiava della tecnologia sempre più rispetto alle generazioni precedenti, sviluppi preoccupanti caratteristiche e problematiche relazionali con annessi problemi psicologici quali autismo, bipolarità, disturbo dell’attenzione, disturbi ossessivo-compulsivi, manie, bullismo, anoressia, bulimia e un uso irresponsabile di droghe, fumo e alcol sempre più frequenti tra i bambini e gli adolescenti.

Non a caso, in ottica di ricostruzione di una SANA concezione della socializzazione e della capacità di relazionarsi con rapporti concreti e reali, nasce l’iniziativa della Human Library, traduzione inglese di Biblioteca Vivente, un metodo innovativo, semplice e concreto per promuovere il dialogo, ridurre i pregiudizi, rompere gli stereotipi e favorire la comprensione tra persone di diversa età, sesso, stili di vita e background culturale.

DEFINIZIONE & CARATTERISTICHE

Nata in Danimarca, la Biblioteca Umana sostituisce i libri con le persone che raccontano le proprie vicende, storie ed esperienze.

Se ogni persona è una storia, ogni storia viene scritta attraverso le proprie vicende personali giorno dopo giorno.

La Onlus no profit danese Human Library Organisation ha fondato la Bliblieteca Umana con lo scopo di dar voce alle storie delle tante persone che decidono di raccontarsi attraverso le proprie esperienze, mostrando la loro storia personale a coloro che sono disposti ad ascoltarla.

Queste storie sono pubblicate e presentate ai lettoni non per farne delle biografie di carta, ma sono raccontate a voce.

Difatti, in questa Biblioteca Umana i libri sono le persone stesse, che si raccontano apertamente a chi desidera sedersi ed ascoltare la loro storia.

La biblioteca vivente si presenta come una vera biblioteca, con i bibliotecari e un catalogo di titoli da cui scegliere, la differenza sta nel fatto che per leggere i libri non bisogna sfogliare le pagine ma parlare con le persone che incarnano i libri viventi.

Questi “libri viventi” vengono “presi in prestito” per la conversazione: ogni lettore sceglie il suo libro e ascolta la loro storia.

Il valore di tale progetto riprende il valore che nel tempo si è attribuito alle biblioteche come centri e luoghi di arricchimento culturale ed umano imprescindibili.

La diffusione del sapere è garantita essenzialmente dai servizi e dalle infrastrutture che incorporano, dalle competenze del personale che le gestisce e dall’ampiezza, la ricchezza e l’accuratezza delle collezioni che popolano i loro scaffali.

Nondimeno, è stata riconosciuta nel tempo la profonda e ramificata valenza socio-antropologica delle Biblioteche grazie a studi de settore quali ad esempio le rilevazioni del Pew Research Center, che nella esperienza quotidiana hanno messo in luce ed evidenziato come le biblioteche statunitensi siano state percepite dalle comunità di riferimento come centri di aggregazione e di progresso sociale, oltre che di cultura e d’informazione.

Il progetto della Human Library, rafforza tale concetto e lo sublima, facendo una ulteriore evoluzione grazie alla sostituzione dei tomi con persone in carne ed ossa ed enfatizzando la funzione di contatto e d’interscambio che ogni luogo deputato alla cultura dovrebbe proporsi di avere.

Nata negli anni 2000 in Danimarca, su iniziativa ONG Stop the Violence, la prima Biblioteca Umana, si basa sul concept e format di sostituire i libri con le persone al fine di incentivare le persone a “prendere in prestito” le storie degli altri, per imparare nuove cose, scambiarsi punti di vista ampliando il proprio orizzonte e la propria mentalità.

Nel corso di questi 20 anni di iniziativa, il progetto si è notevolmente arricchito ed ampliato, includendo collezionando spin off in diverse città del mondo e strutturando e arricchendo la sua offerta.

Se facciamo un parallelismo con la lettura, che porta il pubblico lettore a iniziarci a mondi lontani, arricchendoci di esperienze profondamente diverse da quelle che viviamo nella vita di tutti i giorni e facilitando la nostra percezione dell’altro, la Human Library amplifica l’effetto permettendo ai suoi utenti di «leggere» anche quelle storie che è difficile scrivere, guidati dalla voce dei loro protagonisti.

All’interno della biblioteca si affrontano temi eterogenei raccontati da persone con esperienze molto variegate ed estreme, spesso protagonisti involontari di violenze, pregiudizi e stereotipi appartenenti a minoranze soggette a discriminazione di vario tipo.

Ex tossici, disoccupati, musulmani, convertiti, veterani, prostitute, genitori single, persone affette da sindrome bipolare e da autismo, rifugiati, poliamorosi, naturisti, vittime di abusi e di violenze, senzatetto, alcolisti, sieropositivi, appassionati di body modification estrema sono esempi del catalogo di Human Library ancora ampio e in divenire, e consente ai frequentatori della biblioteca di dialogare per mezz’ora con la persona scelta.

Per imparare cose nuove, per allargare la propria conoscenza del mondo o semplicemente per attenuare la paura del diverso e per godere dell’inestimabile ricchezza dell’eterogeneità.

Oltre che come utenti, ci si può avvicinare al mondo a Human Library proponendosi come «libri» nuovi da mettere in catalogo, oppure si può partecipare a uno degli incontri itineranti organizzati dall’associazione in giro per il mondo, durante i quali i «best seller» della collezione bibliotecaria vengono coinvolti in momenti di confronto corali, stimolando l’empatia, la tolleranza, la comprensione e il desiderio di scoperta dei presenti.

Per attirare l’attenzione del pubblico si utilizzano volutamente titoli di impatto quali ragazza lesbica”, “donna islamica col velo”, “emigrato albanese”, proprio per suscitare le reazioni emotive dei potenziali lettori attivandone la curiosità, ma anche gli stereotipi e i pregiudizi.

La forza di questo progetto consiste nell’offrire ai lettori l’opportunità di entrare in contatto con persone con cui difficilmente avrebbero occasione di confrontarsi.

L’incontro rende concreta ed unica la persona che si ha davanti, che smette quindi di essere percepita come rappresentante di una categoria sulla base di una generalizzazione, ma viene riconosciuta nella sua unicità, una persona che non rappresenta nessuno se non la propria esperienza e storia.

La durata della Biblioteca Umana solitamente è ristretta ad un tempo ridotto: ogni anno sono destinate al progetto circa due giornate, in rarissimi casi arriva a tre o quattro in quanto, coinvolgendo delle persone in carne ed ossa, rende l’interazione molto di impatto.

La conversazione intesa quale la lettura di un libro vivente, dura solitamente circa mezz’ora.

Tutti i parteciapanti sia come libri che lettori, descrivono come un’esperienza di grande impatto, che ha arricchito in modo significativo la loro umanità.

STORIA

Grazie all’iniziativa un ristretto gruppo di giovani come risposta all’aggressione a sfondo razzista subita da un loro compagno nel 1993 la Human Library fu creata a Copenhagen.

Questa iniziativa si basava sulla convinzione che la comprensione fosse la pre-condizione della tolleranza.

Di fatti questi giovani fondarono l’associazione “Stop The Violence”, raggiungendo in breve tempo 30.000 adesioni fra i giovani danesi.

Grazie alla richiesta di preparare un intervento su larga scala per il festival di Roskilde nel 2000, “Stop The Violence” sviluppò il metodo Human Library, che mette le persone di fronte ai loro pregiudizi offrendo uno spazio protetto in cui ospitare un dialogo franco ed aperto.

L’iniziativa ha avuto un enorme successo, e dal 2003 è stata riconosciuta dal Consiglio d’Europa come buona prassi, e come tale incoraggiata. Da allora è stata esportata in tutto il mondo con grande successo.

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