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Il Futuro è un tema ovviamente incerto, soprattutto se pensiamo agli ultimi 2 anni di pandemia e di collasso mondiale dell’economia e della vivibilità a livello sociale, comunicativo, artistico, sportivo e in generale relazionale.

Al di là dei giudizi sul tipo di politica attuata dai nostri leader negli ultimi due anni, è importante focalizzarsi non tanto su ciò che è accaduto, ma su cosa potremmo fare in attivo per migliorare il nostro futuro.

Il punto fondamentale sul quale ognuno di noi dovrebbe focalizzarsi è senza dubbio migliorare le nostre prospettive di istruzione, lavoro, opportunità di formazione con varie esperienze, vivibilità sul pianeta, gestione corretta delle risorse ambientali, l’accesso alla sanità e alle cure mediche, la possibilità di muovere beni, dati e persone liberamente tra tutti gli stati a livello europeo ed internazionale per motivi di lavoro, commercio, scambio di informazione o viaggi.

Oltre a questi temi più locali o nazionali, ci sono i Grandi Temi che rimangono sempre fondamentali e per i quali una azione concreta è tutt’ora richiesta, quali il migliorare la condizione economica, sociale, lavorativa, di istruzione e di salute di tutti i paesi ancora in via di sviluppo, combattere le Grandi Cause quali la fame nel mondo, lo spreco di risorse, i problemi ambientali, le discriminazioni raziali, religiose, etniche, di sesso, la disparità sociale e così via.

Non a caso, vorremmo oggi analizzare un interessante progetto che l’Italia porterà avanti nei prossimi anni su spinta di un più grande piano dell’Unione Europea al fine di ottimizzare e migliorare la situazione economica e sociale di tutti gli stati membri dell’Unione.

Il PNRR, acronimo di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è il documento strategico che il Governo italiano ha predisposto per accedere ai fondi del programma Next generation EU (NGEU).

Il Next Generation EU, meglio noto in Italia con il nome informale di Fondo per la ripresa, è un fondo dal valore di 750 miliardi di euro approvato nel luglio del 2020 dal Consiglio europeo al fine di sostenere gli Stati membri colpiti dalla pandemia di COVID-19.

Non a caso, già prima della Pandemia, l’Italia era in piena crisi economica, sociale e ambientale con notevoli ritardi rispetto agli paesi europei in termini di problemi di produttività, di tessuto produttivo frammentato e una scarsa propensione all’adozione di nuove tecnologie, tanto nel settore privato quanto nella Pubblica Amministrazione.

Per tale motivo, il progetto del Fondo di Finanziamento del Next Generation è di vitale importante per risollevare le sorti dell’Italia, la quale, per avere accesso ai Fondi ha presentato una seria di pacchetti di investimenti e riforme proprio attraverso il Piano di PNRR.

Ancora più interessante per noi, in sede di tema di Green Lifestyle, è la concreta attenzione che finalmente le grandi Istituzioni e a la politica hanno destinato ai Temi di Ecosostenibilità ambientale e alla loro gestione, ponendo l’accento su quanto, la corretta gestione delle risorse ambientali sia una delle chiavi di successo per il nostro futuro.

Vediamo di seguito in dettaglio il Progetto del PNRR: proponiamo un riassunto di come sia strutturato e in cosa consista il PNRR, quali siano i principali interventi previsti e gli ambiti economici, sociali e tecnologici maggiormente interessati dall’attuazione del Piano.

CARATTERISTICHE DEL PNRR

Il PNRR è un piano suddiviso in 6 Missioni principali con la descrizione delle maggiori priorità di investimento per l’arco temporale 2021-2026, con il fine ultimo di rilanciare la struttura economico-sociale del Paese puntando in particolare sulle leve della digitalizzazione, della transizione ecologica e dell’inclusione sociale.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato approvato il 13 luglio 2021 la cui strategia prevede una serie di investimenti e riforme per combattere la crisi pandemica.

Esso fa parte di un sistema di fonti di finanziamento più ampio e il suo sviluppo è previsto per l’arco temporale dal 2021 al 2026.

All’interno del quadro delle fonti di finanziamento rientrano non solo non solo il Next Generation EU (investimenti e riforme UE a favore dell’innovazione ecologica e digitale, della formazione dei lavoratori e dell’equità) ma anche finanziamenti della politica di coesione europea per il periodo 2021-2027, risorse ordinarie statali e risorse aggiuntive dedicate agli interventi complementari al PNRR.

Il Governo Italiano per l’attuazione del Piano si avvale di un sistema di coordinamento su indirizzo del Ministero dell’Economia con annesse strutture di valutazione e controllo e con l’aiuto a livello locale, di task force per aiutare le amministrazioni locali a migliorare le capacità di investimento e la semplificazione delle procedure amministrative.

OBIETTIVI E AMBITI DI APPLICAZIONE

La struttura del PNRR ha come asse centrale l’obiettivo di sviluppare 3 principali diramazioni condivise a livello europeo:

  1. DIGITILIZZAZIONE E INNOVAZIONE
  2. TRANSIZIONE ECOLOGICA
  3. INCLUSIONE SOCIALE

L’obiettivo primario del Piano è combattere gli effetti della pandemia in termini di rallentamento dello sviluppo economico, mentre l’obiettivo secondario è cercare di sanare e risolvere tutti quei problemi strutturali che hanno portato il nostro paese ad una vera e propria recessione in termini economici e di innovazione negli ultimi 20 anni, causata non solo da una debole dinamica in termini di investimenti, da una incapacità amministrativa nel settore pubblico, ma anche da fattori strutturali come  disparità di reddito, di genere, generazionali e territoriali.

Secondo le stime ufficiali grazie all’attuazione del PNRR il Governo prevede entro il 2026 un aumento del PIL di 3,6 punti percentuali e aumento dell’occupazione dei 3,2 punti percentuali.

Il Piano si struttura in quattro aree:

  • Obiettivi generali
  • Riforme e Missioni
  • Attuazione e monitoraggio
  • Valutazione dell’impatto macroeconomico

I Fondi a disposizione per l’Italia e il Piano PNRR per la realizzazione della sezione Riforme e Missioni è di circa 223,91 miliardi di euro.

Le Risorse derivano dai due fondi di Next Generation EU (NGEU) maggiori:

  • Recovery and Resilience Facility (RRF), per 210,91 miliardi
  • REACT-EU, per 13 miliardi.

Nel complesso, il 27 per cento delle risorse è dedicato alla digitalizzazione, il 40 per cento agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico e più del 10 per cento alla coesione sociale.[1]

MISSIONI E RIFORME DEL PIANO

Nella strategia del Governo il Piano prevede lo sviluppo di 16 componenti suddivisi in 6 MISSIONI in ognuna delle quali sono presenti RIFORME per l’attuazione efficace degli interventi previsti.

Vi sono 63 RIFORME TOTALI:

  • Riforme orizzontali (o di contesto), innovazioni strutturali dell’ordinamento volte a migliorare l’equità, l’efficienza, la competitività e il quadro economico del Paese;
  • Riforme abilitanti, funzionali a garantire l’attuazione del Piano e in generale a rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali che condizionano le attività economiche e la qualità dei servizi erogati;
  • Riforme settoriali (contenute nelle singole Missioni), innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche, destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali;
  • Riforme concorrenti, cioè misure non comprese direttamente nel Piano, ma necessarie alla realizzazione degli obiettivi generali del PNRR (come ad esempio la riforma fiscale o il potenziamento del sistema di ammortizzatori sociali).[2]

LE 6 MISSIONI SI SUDDIVIDONO INVECE NELLE SEGUENTI CATEGORIE[3]:

  1. MISSIONE 1 – Digitalizzazione, competitività, cultura e turismo: promuovere la transizione digitale nella PA, nelle infrastrutture di comunicazione e nel sistema produttivo, migliorare la competitività delle filiere industriali e rilanciare due settori che distinguono l’Italia: il turismo e la cultura.
  2. MISSIONE 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica: incentivare la sostenibilità sociale ed economica, con interventi che coinvolgono aree come l’agricoltura, la gestione dei rifiuti, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili e la biodiversità del territorio.
  3. MISSIONE 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile: modernizzare e potenziare la rete ferroviaria (soprattutto nel Sud), ottimizzare e digitalizzare il trasporto aereo, garantire l’interoperabilità della piattaforma logistica nazionale per la rete dei porti.
  4. MISSIONE 4 – Istruzione e ricerca: colmare le carenze nel sistema dell’istruzione lungo tutte le fasi del ciclo formativo, dall’asilo nido fino all’università, rafforzando i sistemi di ricerca e offrendo nuovi strumenti per il trasferimento tecnologico.
  5. MISSIONE 5 – Inclusione e coesione: investire nelle infrastrutture sociali, rafforzare le politiche attive del lavoro, sostenere l’alternanza scuola-lavoro e l’imprenditoria femminile, con particolare attenzione alla protezione di individui fragili, famiglie e genitori.
  6. MISSIONE 6 – Salute: rafforzare la prevenzione e l’assistenza tramite l’integrazione tra servizi sanitari e sociali e la digitalizzazione del SSN, potenziare il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e la Telemedicina, promuovere la formazione del personale sanitario e la ricerca scientifica.

Da questo specchietto si evince sicuramente che in ogni ambito delle varie Missioni la spinta del Piano ha un focus importante sicuramente sull’Innovazione digitale in diversi ambiti dal Turismo alla Cultura, dall’Agricoltura alla Logistica, dall’Istruzione al Lavoro, dalla Sanità alla Pubblica Amministrazione.

Nella visione del Piano difatti, le tecnologie digitali ricoprono un ruolo chiave il cui sviluppo permetterà di raggiungere gli obiettivi di produttività e occupazione stimati, in tutte le 6 MISSIONI suddette.

Tuttavia, in questa sede, visto il tema di Green Lifestyle vogliamo tuttavia focalizzarci sulla Missione 2, la Rivoluzione verde e transizione ecologica in quanto è molto significativo il fatto che all’interno di un Piano economico-sociale di tale rilevanza si sia posto forse per la prima volta, la giusta attenzione ai temi ambientali che spesso vengono tralasciati o solamente citati in maniera sommaria ma in concreto le azioni che vengono poi svolte sono molto minimali.

LA MISSIONE 2- Rivoluzione verde e transizione ecologica

La Missione 2 del PNRR, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, è quella dove il Ministero della Transizione ecologica svolge il maggior numero di attività.

La Missione si prefigge di colmare le lacune strutturali che ostacolano il raggiungimento di un nuovo e migliore equilibrio fra natura, sistemi alimentari, biodiversità e circolarità delle risorse, in linea con gli obiettivi del Piano d’azione per l’economia circolare varato dall’Unione europea.

La Missione è articolata in quattro componenti, ognuna delle quali, a sua volta, contiene una serie di investimenti e riforme (negli elenchi sono presenti esclusivamente le attività della Missione svolte dal Mite).[4]

In Appendice abbiamo riportato nel dettaglio le componenti dettagliate di tute le varie attività, ma in ogni caso, dal testo si evince sempre di più l’importanza che le Istituzioni riservano finalmente al ruolo fondamentale dei temi ambientali.

Interessante è l’enfasi che nella Missione 2 si pone sul tema della Agricoltura del settore Primario

Difatti, il PNRR prevede lo stanziamento di 5,2 miliardi di euro per il comparto agricolo, con un’enfasi specifica sul tema dell’innovazione tecnologica.

Gli ambiti di interesse di questo finanziamento ricoprono la logistica, l’agrisolare e i contratti di filiera – rientra l’ammodernamento delle macchine agricole.

Si definisce quindi con il termine Agricoltura 4.0, il nuovo concetto di agricoltura che prevede un’importante innovazione sui mezzi utilizzati per le attività agricole: sistemi di assistenza alla guida o di guida autonoma, sistemi satellitari installati sui mezzi per il tracciamento delle operazioni svolte in campo, sensori per il monitoraggio della qualità e della quantità dei raccolti, ecc.

Il PNRR mira attraverso questo provvedimento a dare una spinta al processo di aggiornamento delle macchine agricole in uso, per favorire l’innovazione complessiva del comparto con indubbi benefici sulla sostenibilità ambientale.

Ricordiamo che il comparto della meccanica agricola è in effetti ad oggi trainante per il mercato dell’Agricoltura 4.0, perlomeno in Italia: nel nostro Paese, nel 2020, l’Agricoltura 4.0 ha generato un fatturato di circa 540 milioni di euro (dato in crescita rispetto al 2019, nonostante l’impatto dell’emergenza Covid-19).

In coclusione, al di là delle varie tipologie di riforme, speriamo che per una volta il nostro Paese stia investendo le risorse in un progetto serio e il cui valore è inestimabile in termini di possibilità di VITA, poichè investire nell’ecosostenibilità è in realtà l’unica chiave che ci permetterà di sopravvivere bene sul nostro Pianeta.

APPENDICE MISSIONE 2

COMPONENTE 1 (M2C1)

  • Agricoltura sostenibile ed economia circolare
  • Cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali; strategia nazionale per l’economia circolare;
  • programma nazionale per la gestione dei rifiuti; supporto tecnico alle autorità locali;
  • realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti; progetti “faro” di economia circolare;
  • isole verdi.

COMPONENTE 2 (M2C2)

  • Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile
  • Semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore, nuovo quadro giuridico per sostenere la produzione da fonti rinnovabili e proroga dei tempi e dell’ammissibilità degli attuali regimi di sostegno;
  • nuova normativa per promuovere la produzione e il consumo di gas rinnovabile; semplificazione amministrativa e riduzione degli ostacoli normativi alla diffusione dell’idrogeno;
  • misure volte a promuovere la competitività dell’idrogeno; promozione impianti innovativi (incluso off-shore);
  • sviluppo del biometano secondo criteri per promuovere l’economia circolare;
  • rafforzamento smart grid;
  • interventi su resilienza climatica reti;
  • ricerca e sviluppo sull’idrogeno;
  • installazione di infrastrutture di ricarica elettrica;
  • sviluppo agro-voltaico;
  • promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo;
  • produzione di idrogeno in siti dismessi (Hydrogen Valleys);
  • utilizzo dell’idrogeno in settori difficili da decarbonizzare (hard-to-abate);
  • sviluppo dell’idrogeno.

 COMPONENTE 3 (M2C3)

  • Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici
  • Lancio del portale nazionale per l’efficienza energetica degli edifici;
  • rafforzare le attività del piano di informazione e formazione per il settore civile;
  • aggiornare e rafforzare il fondo nazionale per l’efficienza energetica; accelerare la fase di attuazione dei progetti finanziati dal programma prepac; semplificazione delle procedure, in particolare consentendo e riducendo al minimo i controlli formali ex ante;
  • semplificazione delle norme in materia di decisioni condominiali per migliorare l’adozione della misura;
  • gestione dei rifiuti di costruzione secondo i principi dell’economia circolare;
  • rafforzamento dell’ecobonus e del sismabonus per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici;
  • promozione di un teleriscaldamento efficiente.

 COMPONENTE 4 (M2C4)

  • Tutela del territorio e della risorsa idrica
  • Semplificazione e accelerazione delle procedure per l’attuazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico;
  • adozione di programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico;
  • misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati;
  • realizzazione di un sistema avanzato ed integrato di monitoraggio e previsione;
  • misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico;
  • tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano;
  • digitalizzazione dei parchi nazionali;
  • rinaturazione dell’area del Po;
  • bonifica del “suolo dei siti orfani”;
  • ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini;

investimenti in fognatura e depurazione

[1] blog.osservatori.net

[2] blog.osservatori.net

[3] blog.osservatori.net

[4] mite.gov.it

Inevitabilmente in inverno si assiste ad un aumento delle spese legate al consumo di energia elettrica per l’illuminazione di casa e un aumento della spesa del gas per il consumo di calore necessario al suo riscaldamento.

Oltre che evitare consumi eccessivi e relative spese elevate che gravino sulle proprie tasche, è importante evitare ed eliminare più possibili gli sprechi di energia per salvaguardare e rispettare l’ambiente.

L’abbassamento delle temperature comporta un inevitabile aumento dei consumi e relative spese di riscaldamento. Tuttavia seguendo dei pratici consigli ed accorgimenti è possibile contenere i consumi invernali e limitare dunque, le spese:

  1. Controllo e manutenzione degli impianti

Per evitare sprechi e consumi inutili la regola d’oro consiste nel monitorare e controllare gli impianti con regolare manutenzione sia per la sicurezza, sia massimizzare il risparmio e l’attenzione vero l’ambiente. Difatti, un impianto regolarmente manutenuto comporta un consumo e un inquinamento minori. Da non dimenticare che in assenza di una adeguata manutenzione si rischia una multa a partire da 500 euro.

  1. Limitazione delle temperature nelle impostazioni

Da normativa sono previsti 20 gradi più due di tolleranza, anche se già a 19 gradi la temperatura dell’ambiente è ottimale per garantire comfort e calori sufficienti. Difatti, scaldare troppo l’ambiente di casa non fa bene alla salute in quanto comporterebbe uno shock termico data dall’eccessivo sbalzo di temperatura tra l’ambiente interno e quello esterno. Inoltre, per ogni grado in meno che si imposta si può risparmiare dal 5 al 10% sui consumi.

  1. Timing

Fondamentale è il settaggio delle impostazioni sulla durata del timer: tenere l’impianto termico accesso giorno e notte è controproducente e non necessario, poiché in case costruite in modo corretto, la coibentazione delle strutture permette un accumulo di calore sufficiente per garantire un grado di comfort anche nel periodo di spegnimento dell’impianto. Il tempo massimo giornaliero di accensione dell’impianto varia a seconda delle zone climatiche riconosciute sul suolo italiano: da un massimo di 14 ore giornaliere per gli impianti in zona E (nord e zone montane) alle 8 ore della zona B (fasce costiere del Sud Italia).

  1. Limitazione della dispersione di calore

Ottimo escamotage per combattere la dispersione di calore che influenzerebbe negativamente il clima interno, è la chiusura delle finestre con tapparelle, persiane o tende pesanti che riducono la dispersione di calore verso l’esterno.

  1. Termosifoni liberi

Per evitare ostacoli che impediscono la diffusione ottimale del calore e aumentano gli sprechi, bisogna stare attenti a non appoggiare mobili e tende vicino al termosifone e non appoggiarvi la biancheria ad asciugare. Anche tenere troppo tempo le finestre aperte è fonte di sprechi, per rinnovare l’aria di una stanza ci vogliono pochi minuti.

  1. Chek up alla casa

Per conoscere lo stato energetico della propria casa è consigliato avvalersi del servizio di un tecnico specializzato per ottenere una diagnosi energetica completa dell’edificio, al fine di valutare in maniera veritiera lo stato di isolamento termico di pareti e finestre e l’efficienza degli impianti di climatizzazione. Attraverso la diagnosi si potranno pianifcari eventuali interventi da realizzare, sempre tenendo conto del rapporto costi-benefici, potendo arrivare ad abbattere il costo del riscaldamento fino anche al 40%. Inoltre, la convenienza di una azione di ristrutturazione aumenta se si usufruisce degli sgravi fiscali e sconti presenti per la riqualificazione energetica degli edifici, quali ad esempio, l’ecobonus che consente di detrarre dalle imposte IRPEF o IRES dal 50 all’85% delle spese sostenute a seconda della complessità dell’intervento e il superbonus, con il quale, l’aliquota di detrazione sale al 110%.

  1. Caldaia e pompa di calore

Con la nuova normativa, a partire dal 2015, tranne poche eccezioni, è consentita l’installazione di sole caldaie a condensazione. In caso di impianti molto vecchi è opportuno considerare la sostituzione del vecchio impianto con un nuovo generatore di calore a condensazione o con una pompa di calore ad alta efficienza (una macchina termica in grado di estrarre e trasferire energia termica utilizzando differenti forme di energia, generalmente meccanica). Esistono anche varianti di caldaie alimentate a biomassa e sistemi ibridi ((caldaia a condensazione e pompa di calore) in abbinazione a scaldacqua elettrici ibridi per scaldare l’acqua e fotovoltaici per produrre energia elettrica. Sono previsti anche per questi macchinari sconti e sgravi fiscali.

  1. Tecnologia avanzata ed innovativa

La scelta di soluzioni tecnologiche più avanzate e all’avanguardia è sicuramente importante por minimizzare gli sprechi: si può fornire il proprio impianto di una centralina di regolazione automatica della temperatura per evitare inutili picchi o sbalzi di potenza. Un ulteriore risparmio energetico è dovuto alla programmazione oraria (giornaliera e settimanale) dell’emissione di calore.

  1. Valvole termostatiche

L’utilizzo di valvole termostatiche permette di regolare il flusso dell’acqua e il relativo superamento della temperatura impostata come limite massimo di riscaldamento degli ambienti. Sono obbligatorie per legge in tutti i condomini e riducono i consumi fino al 20%.

Il Bosco Verticale di Milano è forse uno degli esempi di eccezionale commistione tra tecnologia e architettura eco sostenibile. Si trova a Milano, su ideazione dello Studio Boeri. Costruito dal 2007- 2014.

“Il Bosco Verticale è l’edificio-prototipo di una nuova architettura della biodiversità, che pone al centro non più solo l’uomo, ma il rapporto tra l’uomo e altre specie viventi. Il primo caso costruito, a Milano nell’area Porta Nuova, è formato da due torri alte 80 e 112 m, che ospitano nel complesso 800 alberi (480 alberi di prima e seconda grandezza, 300 dalle dimensioni più ridotte, 15.000 piante perenni e/o tappezzanti e 5.000 arbusti. Una vegetazione equivalente a quella di 30.000 mq di bosco e sottobosco, concentrata su 3.000 mq di superficie urbana. Il progetto è così anche un dispositivo per limitare lo sprawl delle città indotto dalla ricerca del verde (ogni torre equivale a circa 50.000 mq di case unifamiliari). Al contrario delle facciate “minerali” in vetro o pietra, lo schermo vegetale del Bosco non riflette né amplifica i raggi solari, ma li filtra, generando un accogliente microclima interno senza effetti dannosi sull’ambiente. Nello stesso tempo, la cortina verde “regola” l’umidità, produce ossigeno e assorbe CO2 e polveri sottili.

Il concept del Bosco Verticale, l’essere cioè “una casa per alberi che ospita anche umani e volatili”, definisce non solo le caratteristiche urbanistiche e tecnologiche ma anche il linguaggio architettonico e le qualità espressive del progetto. Sul piano formale, le torri sono infatti caratterizzate principalmente dai grandi balconi tra loro sfalsati e a forte sbalzo (circa tre metri), funzionali a ospitare le grandi vasche perimetrali per la vegetazione e a permettere la crescita senza ostacoli degli alberi di taglia maggiore, anche lungo tre piani dell’edificio. Nello stesso tempo, la finitura in gres porcellanato delle facciate riprende il colore bruno tipico della corteccia, evocando l’immagine di una coppia di giganteschi alberi da abitare, ricca di implicazioni letterarie e simboliche. Il contrasto con una serie di elementi in gres bianchi – i marcapiani dei balconi e alcuni moduli sul fronte dei davanzali – introduce un ritmo sincopato nella composizione, che spezza e “smaterializza” la compattezza visiva dei corpi architettonici, amplificando, ancor di più, la presenza vegetale. Più che come superfici, le facciate possono essere osservate come spazi tridimensionali: non solo per lo spessore e la funzione della cortina verde, ma anche sul piano estetico-temporale, in ragione della ciclica mutazione policromatica e morfologica nei volumi delle piante.

Nelle varie stagioni, le variazioni nel colore e nelle forme della struttura vegetale generano un grande landmark cangiante, fortemente riconoscibile anche a distanza: caratteristica che ha generato in pochi anni l’immagine del Bosco Verticale come nuovo simbolo di Milano. Questo principio di variazione agisce anche in relazione ai diversi trattamenti sui lati delle torri e ai vari piani, dove la scelta e la distribuzione delle essenze rispecchia criteri sia estetici sia funzionali all’adattamento agli orientamenti e alle altezze delle facciate. Risultato di tre anni di studi condotti insieme a un gruppo di botanici ed etologi, lo sviluppo della componente vegetale ha preceduto la stessa vita edilizia del complesso. A partire all’estate 2010, le piante destinate a essere impiantate sulle torri sono state infatti pre-coltivate in una speciale “nursery” botanica – allestita al vivaio Peverelli, vicino a Como –, al fine di abituarle a vivere in condizioni simili a quelle finali.

Piuttosto che un oggetto architettonico tout-court, dunque, la presenza della componente vegetale rende il Bosco Verticale assimilabile a un insieme di processi – in parte naturali, in parte gestiti dall’uomo – che accompagnano nel tempo la vita e la crescita dell’organismo abitato. La componente forse più singolare di questo sistema articolato, ormai diffusa nell’immaginario urbano, è costituita dai “Flying Gardeners”: una squadra specializzata di arboricoltori-scalatori che, con tecniche da alpinismo, una volta all’anno si cala dal tetto degli edifici per eseguire la potatura e la verifica dello stato delle piante, nonché la loro eventuale rimozione o sostituzione. Tutte le operazioni di manutenzione e cura del verde sono infatti gestite a livello condominiale, allo scopo di mantenere il controllo dell’equilibrio antropico-vegetale. Centralizzata anche l’irrigazione: i fabbisogni delle piante sono monitorati da un impianto a sonde controllato digitalmente in remoto, mentre l’acqua necessaria è attinta in larga misura dal filtraggio degli scarichi grigi delle torri. L’insieme di queste soluzioni supera il concetto, ancora sostanzialmente antropocentrico e tecnicista, di “sostenibilità” nella direzione di una nuova diversità biologica. A pochi anni dalla sua costruzione, il Bosco Verticale ha così dato vita a un habitat colonizzato da numerose specie di animali (tra cui circa 1.600 esemplari di uccelli e farfalle), stabilendo un avamposto di spontanea ricolonizzazione vegetale e faunistica della città.

Credit to: https://www.stefanoboeriarchitetti.net

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