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Lunghe camminate nel verde, spazi verdi curati molto ampi, natura e aria aperta.

Il golf non è uno sport per vecchi o solo per ricchi, è uno sport interessante, molto tecnico e anche benefico per la salute.

Come valore aggiunto, è uno sport che si pratica nel verde, all’aria aperta e permette di beneficiare dunque, anche del contatto con la natura.

È molto utile per rafforzare il sistema cardiovascolare ed è ottimo per il cuore.

Non solo mantiene allenate le articolazioni e le ossa, ma agisce anche positivamente sul cervello e assicura il benessere della mente.

Inoltre, aiuta a dimagrire ed è un ottimo modo per mantenersi in forma.

Scopriamo di seguito tutti i dettagli.

DEFINIZIONE & CARATTERISTICHE

Riportiamo le parole dell’Enciclopedia Treccani: “Secondo la definizione del Concise Oxford Dictionary “Il golf è un gioco per due persone, o coppie, che consiste nel colpire una pallina dura con mazze dalla testa di ferro e di legno fino a farla entrare in una serie di buche ricavate da una superficie erbosa levigata, poste a varie distanze le une dalle altre e separate da piste e ostacoli. Scopo del gioco è imbucare la pallina col minor numero possibile di colpi”.

Il golf, a ogni livello, è uno sport di grande complessità tecnica e rappresenta una continua sfida al miglioramento e quindi con sé stessi; la maggiore difficoltà è probabilmente l’aleatorietà: nemmeno il più grande dei campioni può conoscere con certezza assoluta l’esito di ogni suo tiro e questo da un lato genera il gusto dell’incertezza, dall’altro garantisce entusiasmo man mano che l’abilità cresce e l’aleatorietà diminuisce.

La soddisfazione che si prova a ogni singolo colpo ben giocato, la sensazione di potenza e precisione che può dare una palla ben impattata, la constatazione di essere riusciti a giocare esattamente il colpo pianificato tenendo conto del vento, della pioggia, dell’umidità e di tutti gli altri fattori costituiscono l’autentica essenza di questo sport.

Componente tutt’altro che trascurabile del golf è il suo inscindibile legame con l’ambiente naturale in cui si pratica”.

 ALLENAMENTO & BENEFICI DEL GOLF

Definiamo qui in dettaglio gli esempi del tipo di allenamento che un golfista svolge normalmente e del relativo beneficio:

  • Il golfista trasporta molto peso per molto tempo: il golfista normalmente, durante il suo giro, trasporta molte mazze, addirittura fino a quattordici, poi nella sua sacca ha palle, guanti, scarpe chiodate, il tee e molto altro.
  • Camminate per lunghe distanze: cammina per più di quattro ore, per l’attività di trasferimento da buca a buca, percorrendo più o meno cinque chilometri, se si calcolano le 18 buche standard, che si devono rifare per quattro volte.
  • Affronta terreni non lineari: le diciotto buche poste nei campi di gara, alternano verdissimi campi perfettamente rasati (farway), a rough, dove tutta l’erba è alta, folta e non curata, a laghetti e depressioni sabbiose (bunkers), creando una splendida oasi di verde, sebbene spesso vicinissima anche alle più grandi metropoli. In tale modo il golfista affronta terreni molto diversi da loro alternando varie difficoltà di allenamento cardio.
  • Allenamento sia aerobico che anaerobico: un allenamento in mezzo alla natura aerobico, quando si compie il percorso, anaerobico nel momento in cui si esegue il colpo per mandare la pallina verso la buca, sviluppando così una forza veloce e grande coordinazione.
  • Consuma un buon livello di calorie: il consumo energetico viene stimato intorno 5 Kcal/min, di conseguenza un impegno medio-basso, adatto anche a tutti coloro che non hanno mai praticato esercizio fisico e a chi soffre di cardiopatie non gravi, fungendo da buon mezzo per la riabilitazione cardiovascolare.
  • Tecnica, precisione e coordinazione: sia i movimenti per calcolare il tiro, sia lo swing, ovvero, il complesso movimento che si compie con la mazza per mandare la palla in buca, richiedono una buona tecnica, coordinazione, flessibilità e forza per colpire e lanciare a grandi distanze (sino anche a 600 metri) e con la massima precisione possibile.
  • Preparazione atletica: per giocare bene a golf e prevenire infortuni, è quindi importante una buona preparazione atletica. I grandi campioni, e i giocatori esperti e di livello, infatti, passano molto tempo correndo e rinforzandosi in sala pesi, per ottenere una perfetta condizione fisica. Molto utilizzato nella preparazione lo stretching, sia in fase di allenamento sia di riscaldamento, poiché l’elasticità è una delle qualità motorie più importanti in questo sport, specie quando si esegue lo swing che comporta, durante la rotazione del busto, l’allungamento di tutte le fibre muscolari.
  • Tonificazione: tutti i giocatori sono dediti alla tonificazione muscolare. Particolarmente interessati esercizi di tonificazione generale del cingolo scapolare, dei dorsali e rotatori del tronco, dell’avambraccio.
  • Esercizio mentale: una enorme rilevanza ha la componente mentale, tant’è che molti giocatori praticano yoga, per coniugare nel migliore dei modi mente e corpo, gesto atletico, concentrazione e strategia di gioco.
  • Perfezione della tecnica: dal punto di vista tecnico, come accade d’altronde in tutti gli sport individuali o di squadra, per raggiungere la precisione nel tiro sono necessarie molte ore di pratica al fine di autonomizzare il corretto gesto.

UNO SPORT PER TUTTI

È uno sport per tutti in quanto sebbene siamo sempre più longevi, grazie all’enorme progresso medico, la nostra qualità di vita, soprattutto in chi ha superato abbondantemente gli ‘anta’, è migliorata ben poco.

Negli adulti si registrano alti tassi di sedentarietà e abitudini alimentari scorrette e poco sane, mentre nei giovani si riscontra la dipendenza esagerata dai PC, Tablet e vari dispositivi digitali. Entrambe le categorie sono sempre più pigre e poco propense allo sport sano.

Per tale motivo, se una disciplina sportiva impegnativa per questi soggetti è forse poco adatta (scarsa preparazione fisica e mentale, indolenza, tendenza a socializzare solo virtualmente), il golf, praticato in scenari naturistici meravigliosi, richiedendo una forma atletica non eccezionale, ma una coordinazione e concentrazione molto sviluppate, è la soluzione ideale.

Proprio grazie ai suoi benefici psico-fisici, il golf sta vivendo nel mondo un periodo di grande sviluppo con milioni di praticanti.

 

 LA STORIA: nascita, sviluppo e il golf moderno[1]

La storia del golf ha una tradizione secolare, ma le sue origini sono spesso argomento di dibattito, per la mancanza di certezza su date e luoghi nei quali è stato registrato un primo rudimento di questo sport. Risalgono molto probabilmente ai tempi dell’Impero Romano e al simile gioco della paganica, nel quale si utilizzavano bastone e palla di cuoio imbottita di piume.

Un’attività ludica che i legionari potrebbero aver trasmesso nei primi anni d.C. ai celti delle Highlands, fino a contribuire allo sviluppo del golf moderno in Scozia.

Simile alla paganica il jeu de mail era praticato in Francia con mazza e palla di legno, così come la versione successiva detta chole.

Nel 14esimo secolo era invece diffuso in Inghilterra anche il gioco della cambuca (con una pallina di legno), nato nei dintorni di Roma dopo la caduta dell’Impero, mentre nel Medio Evo, sia in Scozia che nei Paesi Bassi, è stata confermata la presenza di un gioco che i contadini facevano con pietra e bastoni.

Lo storico del golf Steven van Hengel sostiene che si praticava fin dal 1297 con mazze e palle sulle dune di sabbia (d’inverno sui corsi ghiacciati), un gioco chiamato spel metten kolve (o colf, kolven e colven).

La ricerca storica documenta la somiglianza di regole, attrezzature, nomi e una crescita in parallelo fra il golf in Scozia e il colf in Olanda, paesi nei primi secoli del millennio commercialmente in ottimi rapporti. Ipotesi confermata anche dai pittori fiammingo-olandesi che fra il 1400 e il 1600 hanno rappresentato partite di colf su terra e su ghiaccio, in patria e anche all’estero.

Anche sull’etimologia della parola “golf” non ci sono certezze: se derivata dalla parola scozzese goulf che significa “colpire o schiaffeggiare”, o dall’olandese kolf, che significa “mazza”.

In Olanda il colf andò in seguito perdendo d’importanza declinando per l’avanzare di quello scozzese, e divenne di moda il kolf, una sorta di minigolf giocato nei cortili e sotto le tettoie delle locande.

Non godeva inoltre della protezione della casa reale olandese, al contrario di quelle di Scozia e Inghilterra.

La regina di Scozia Maria Stuarda, condannata al patibolo nel 1587, venne accusata di aver giocato a golf pochi giorni dopo l’assassinio del marito, mentre suo figlio Giacomo I era un bravo giocatore, cosa che ne ha favorito la diffusione.

Le sfide di golf sotto gli Stuart avvenivano fra individui e coppie, ed è qui che sono nate le gare di match-play. Le regole erano diffuse oralmente, i campi non avevano dimensioni definite, e si giocava spesso sui mitici links, campi coperti di vegetazione bassa e adibiti anche al pascolo, a fondo sabbioso, vicini al mare e dal drenaggio perfetto.

Nel 2005 una testimonianza proveniente della Lanzhou University ha riacceso il dibattito sulle origini del golf, affermando che un gioco simile fosse già presente anche in Cina, fin dalla Dinastia Tang Meridionale.

Ma al di là delle origini controverse, queste erano comunque tutte forme antenate di uno sport ancora in divenire.

 

STORIA DEL GOLF: LA NASCITA DEL GIOCO MODERNO IN EUROPA

Quel che è certo è che i pionieri del golf vero e proprio furono gli scozzesi, fornendo regole, attrezzature e campi.

Il primo documento ufficiale di storia del golf che ne dimostra l’esistenza, fu il decreto emanato dal re di Scozia Giacomo II, che nel 1457 ne bandì l’attività in quanto considerata distrazione da quelle fondamentali (come tiro con l’arco e arti marziali) per la difesa del regno.

Il più antico percorso ancora esistente è la cosiddetta casa del golf di St.Andrews vicino a Edimburgo, dove si giocava già nel XV secolo.

Il golf club più antico è del 1744, il Gentlemen Golfers di Leith, luogo nel quale sono state redatte le prime regole del golf. Il fondatore fu William St. Clair di Roslin, gran maestro ereditario della massoneria scozzese, che ebbe un ruolo fondamentale per la conservazione dello spirito del golf.

Le norme furono poi riscritte nel 1754 dal Royal and Ancient Golf Club of St.Andrews, che ancora oggi ne detiene i diritti per l’Europa, con le famose 13 regole del golf. Risale a quella data anche la scelta del campo a 18 buche (in realtà le 9 buche raddoppiate) e la nascita dello storico old course.

Ecco una massima che fa luce sulla storia del golf moderno:

“Giochi con mazze e palle esistono da molti secoli, ma il golf come lo conosciamo oggi, giocato su 18 buche, ha chiaramente avuto origine in Scozia.” (un portavoce di St.Andrews)

In questi anni nacque spontaneamente anche la figura del caddie: vedetta di gara, portava anche tutti i bastoni necessari, ed è il primo, vero e proprio professionista del golf, fino a diventare consigliere fidato, ricercato e ben remunerato.

Nell’epoca inglese della Regina Vittoria, i caddies erano veri padroni del gioco e soprannominati captains. Tom Morris il vecchio e Tom Morris il giovane ne sono esempi emblematici, anche nell’aspetto: un golf ancora d’altri tempi, ben documentato dal film Tommy’s Honour del 2016.

Allan Robertson di Prestwick fu il miglior professionista del tempo, il primo a entrare nel culto popolare, tanto che, dopo la sua morte, per designare il suo successore nacque nel 1860 il British Open Championship, la più antica e prestigiosa gara del calendario.

Tom Morris il giovane lo vinse per quattro edizioni consecutive (1868-1872), prima di morire prematuramente nel 1875, a soli 24 anni.

Storie di golf affascinanti quanto tristi, come quella di Jamie Anderson di St. Andrews, morto povero all’ospizio nonostante ben tre vittorie (1877-78-79).

 

STORIA DEL GOLF: DALLA GRAN BRETAGNA AGLI STATI UNITI

Oltreoceano, grazie agli olandesi già dal secolo precedente si giocava nella Carolina del Sud e soprattutto in Georgia, culla del golf americano. Terminata la guerra d’indipendenza, si deve aspettare fino al 1888 per sentire parlare ancora di golf; il primo percorso venne ricavato in un frutteto, poi nel 1891 sorse a Shinnecock Hills, Long Island, il primo golf permanente degli Stati Uniti.

La United States Golf Association (USGA) nacque nel 1894, e ancora oggi redige le regole del golf americano. Nello stesso anno organizzò il primo US Amateur Championship, nel 1895 il primo US Open, gara che avrebbe pochi anni dopo affiancato il British Open quanto a prestigio, sulla spinta di una enorme diffusione del golf.

Il contributo decisivo alla trasformazione del golf in sport di massa fu offerto dalle nuove tecnologie (palline di gomma e nuovi bastoni), che decretarono anche il passaggio del primato dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti.

Il British Open continuò a proporre momenti irripetibili nella storia del golf, e soprattutto personaggi: come Harry Vardon che vinse 6 titoli, come l’amateur Francis Ouimet che vinse lo US Open 1913, come il francese Arnaud Massy che con la sua vittoria provocò l’esplosione del golf transalpino, come il plurivincitore Walter Hagen, o ancora come la stella degli anni Trenta Bobby Jones, al quale è dedicato il film Bobby Jones.

Fu proprio il “Genio del golf” a fondare il mitico campo di Augusta, sede ancora oggi del mitico Augusta Masters, uno dei quattro Major annuali, unico a disputarsi sempre sul medesimo percorso.

La storia del golf arriva poi nel dopoguerra, con guadagni ormai astronomici e campioni del calibro di Sam Snead, Ben Hogan, Arnold Palmer, Jack Nicklaus, fino ad estendersi a macchia d’olio in tutti i continenti.

L’avvento negli anni Novanta del fenomeno Tiger Woods fa del golf uno sport di portata mondiale. Di questa evoluzione sono protagonisti anche giocatori europei con un nome su tutti, quello dello spagnolo Severiano Ballesteros.

 

LE ORIGINI DEL GOLF IN ITALIA

Nel Belpaese, da sempre c’è poca cultura di questo sport, benché la storia del golf racconti, come detto, di origini nell’Impero Romano.

Nel Settecento a Roma il conte di Albany giocava a Villa Borghese e le sfide della comunità britannica si tenevano nella residenza storica Villa Doria Pamphili.

The Rome Golf Club è datato 1898, con soci in prevalenza inglesi ed americani, che giocavano sui prati delle ville romane: Villa Doria Pamphili appunto, ma anche Villa Borghese, oltre ad un percorso fuori Porta San Giovanni. Tra i primi club di golf in Italia, anche se in quegli anni nacquero anche:

  • Sorrento Golf Club (1895);
  • Varese Golf Club (1897);
  • Florence Golf Club (1899);
  • Sanremo Golf Club (1901)

Nel 1903 cambiò nome, diventando Circolo del golf di Roma dell’Acquasanta, ancora oggi il golf club più antico d’Italia.

Un titolo che spesso viene assegnato anche al Golf Club Ugolino: è vero che la pratica del gioco del golf iniziò a Firenze nel 1889 grazie alla folta colonia inglese che realizzò un percorso sui terreni a nord, ma il percorso attuale venne inaugurato solo nel 1934.

Nel primo dopoguerra sorsero i primi circoli nelle grandi città, anche se il golf era esclusivamente stagionale, e riservato a pochi.

La prima gara nel 1905, poi nel 1927 a Milano la fondazione della FIG, poi spostata a Roma ed entrata a far parte del CONI.

I professionisti di quel periodo erano tutti britannici, mentre i giocatori italiani cercavano di apprendere il golf, pur senza le possibilità dei colleghi. Uscirono comunque grandi nomi come Pietro Manca, Ugo Grappasonni, Aldo Casera, e tanti altri.

Il conflitto mondiale cancellò il golf italiano, con una faticosa ricostruzione che iniziò nel 1946 a Rapallo con l’Associazione golfistica italiana, che tornerà ad avere il titolo e i diritti di federazione CONI nel 1959.

Nell’Italia del secondo dopoguerra il golf è quasi sconosciuto, poco considerato rispetto agli altri sport, ed il giocatore di golf proviene da famiglie benestanti. L’unico capace di mettersi in mostra è Baldovino Dassù.

Arriva poi Costantino Rocca, che contribuisce alla vittoria europea nella Ryder Cup 1995 e 1997, finisce secondo all’Open e infila 4 vittorie sull’European Tour.

Negli ultimi anni tanti nuovi giocatori stanno portando il golf italiano alla ribalta: i fratelli Francesco ed Edoardo Molinari, Matteo Manassero, Renato Paratore, Nino Bertasio, e tanti altri.

Ma, cosa più importante, con l’assegnazione a Roma della Ryder 2022 e con tante iniziative promosse dalla FIG, in Italia la storia del golf comincia adesso.

 

 

 

 

 

[1] https://www.golfpiu.it

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