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La Donna è Natura: in lei risiedono tutte le figure che la natura ha coniato per creare una continuazione nelle specie e per tessere legami relazionali.

Che sia una Donna  quale Madre, una Figlia, una Sorella, una Compagna, una Amica, una Amante, una Guerriera, una Donna in Carriera, che sia anche una Artista o una Scienziata premio nobel, la donna è troppo spesso criticata e sempre sotto i riflettori.

Oggi è la festa delle Donne, una festa che per molti è motivo di vanto e per altri, una sorta di raggiro in quanto la figura femminile sempre trattata con sessismo e con superiorità non dovrebbe essere celebrata quale minoranza, ma il suo valore dovrebbe essere riconosciuto ogni giorno.

In ogni parte del mondo la figura femminile ha un ruolo fondamentale, eppure ancora oggi, ci si imbatte in tantissimi pregiudizi e azioni sessiste che minano il ruolo delle donne nella società.

La donna ancora nel 2023 è vittima di sessismo, di disparità di genere e di continua critica soprattutto se parte della cerchia di ricchi, famosi o comunque in vista.

Che sia nella vita reale, sui social o negli ambienti lavorativi la figura femminile subisce continue pressioni, in ogni ambiente nel quale entra a relazionarsi.

La donna è spesso criticata in OGNI ASPETTO: se lavora troppo, se mira alla carriera, se non lavora, se lavora troppo poco, se ha studiato, se non ha studiato abbastanza, se fa figli, se non li vuole, se si sposa, se non si sposa, se guadagna tanto, se non guadagna abbastanza, se è gay, se è etero, se è fluid, se pensa troppo ai suoi bisogni, se si lascia andare e non pensa mai a se stessa, se vuole uscire con le amiche, se non ci esce mai, se ha tanti o troppo partner sessuali, se ne ha troppo pochi, se ama il sesso, se non lo ama, se ama avere hobby, se non ha hobby, se non è bella, se è troppo bella, se è rifatta, se non è rifatta, se è troppo frivola, se troppo simpatica, se troppo disponibile, se non è mai disponibile, se è troppo alta, troppo bassa, troppo grassa, troppo muscolosa, troppo magra, troppo sincera, troppo falsa, se parla troppo, se è troppo diretta, se non parla mai ecc. ecc.

IN OGNI CASO la donna viene SEMPRE CRITICATA O MESSA ALLA GOGNA QUALSIASI SCELTA ABBIA MAI FATTO.

La donna è una figura continuamente vessata da pregiudizi, ipocrisia e tante chiacchiere, troppe.

Ma se ci soffermassimo a pensare, capiremmo che la figura della donna è a tutti gli effetti, un vero e proprio mondo che racchiude in essa tutto il delicato equilibrio che si instaura nel dover gestire in una sola vita TUTTI gli ambiti della stessa: il lavoro, il marito, i figli,la famiglia, gli animali, la casa, le relazioni, le amicizie, la scuola, i parenti, le conoscenze, la carriera, la salute, gli hobby, e tutti gli ambienti sociali nei quali si entra a contatto.

La figura femminile è costretta ormai da tempo, sin dal momento della sua emancipazione nel corso del ‘900, a dover fare i conti con il continuo bisogno ancestrale di ACCETTAZIONE, CONSIDERAZIONE E RISPETTO da parte della figura maschile e ancora di più, dalla società e molto spesso dalle altre donne che sono non di rado le prime artefici di giudizi e pregiudizi.

Per tale motivo, la donna a partire dalla sua ascesa verso degli orizzonti più liberi per l’emancipazione, ha dovuto fare i conti con il fardello dei suoi lati femminili e spesso li ha dovuti storpiare, distorcere o eliminare del tutto diventando spesso una caricatura: o è diventata una barbie stupida e senza talento, una donna oggetto il cui valore le viene riconosciuto solamente dalla sua bellezza e dal suo fascino o dall’aver saputo “cogliere l’occasione giusta” oppure, la donna  ha dovuto “maschilizzare” del tutto la sua figura, soprattutto in ambito lavorativo e di carriera nel quale, se si è “troppo femmine” si viene screditate, si viene reputate stupide e frivole, non si viene rispettate e non si viene valorizzate per ruoli di leadership o comando.  Per essere una donna in carriere o brava nel lavoro si deve avere “gli attributi” e chi invece non vuole rinunciare al proprio ruolo familiare di moglie e madre viene scartata, messa da parte, subisce bullismo e mobbing, spesso ridotta a part time o riduzioni di stipendio e dimenticata del tutto, perché riconosciuta debole, senza palle e poco ambiziosa.

Le donne in ogni ambito, anche fuori dal lavoro sono diventate spesso MASCHI: in palestra notiamo sempre più donne iper muscolose, quasi maschi mancati, quasi che se si volesse un corpo femminile si verrebbe reputate meno in forma, o anche nell’ambiente dell’arte, della moda, spesso il confine tra uomo e donna è molto diminuito e alcune volte non si capisce davvero se il modello sia maschio o femmina e stessa cosa nel cinema o nel teatro dove la donna viene sempre più spesso presentata come “dura, tosta, una vera super woman”, spesso scurrile e poco femminile; o nel mondo della movida nel quale notiamo delle vere e proprie cacciatrici di uomini che ad ogni età dall’adolescenza all’età d’oro delle milf, adescano uomini su uomini, li corteggiano, li portano a letto, li sfruttano per soldi, per vantaggi, per sesso, o solo per il gusto della conquista, per tutte le fascie d’età, dai teneri fanciulli di 20-30 anni con i quali si fanno love story da toy boy, agli uomini maturi dai quali ottenere potere, vantaggi economici o esperienza.

Il punto principale, dopo aver appurato come la figura della donna sia così cambiata è: come è possibile VALORIZZARE DAVVERO LE DONNE SENZA INCORRERE NEL PECCATO DEL PREGIUDIZIO E DEI CLICHE’ secondo i quali ogni cosa la donna faccia sia sempre CRITICABILE?

Forse dovremmo tutti fermarci a riflettere che le donne NON DEVONO giustificarsi per ogni scelta facciano, non devono per forza rispecchiare dei canoni e che come per gli uomini, essi possono essere definiti tali, proprio perché LIBERI DI SCEGLIERE ed AGIRE senza alcun limite, anche le donne dovrebbero avere eguali diritti in merito!!! E che non serve ogni volta lottare per ottenere tale diritto ma dovrebbe essere la normalità.

Se ricordassimo a noi stessi che ogni donna ha il DIRITTO di essere se stessa come vuole, secondo la sua indole, secondo i suoi gusti, le sue particolarità e i suoi desideri e che nessuna donna dovrebbe scegliere mai e per forza a quale categoria di donna appartenere e dunque, scegliere se essere più femmina, più madre e moglie o attribuire a se stessa dei ruoli più maschili solo per essere rispettata in società.

E proprio in questa giornata dedicata alle donne il gesto più bello che potremmo volgere ad una donna è senza dubbio il ricordare sempre che ESSERE DONNE non è un dovere né una scelta, ci si nasce, ma un PRIVILEGIO e che  essere donne come si vuole è un DIRITTO, che nessuno dovrebbe mai dimenticare.

 

 

 

Non a tutti piace la pioggia, spesso associata a tristezza, nostalgia e un mood un po’ pessimista, eppure, la pioggia quale elemento naturale, fluido e vivo ha degli effetti benefici per il nostro benessere psicofisico che molti non conoscono.

La pioggia è acqua, un elemento fondamentale dei 4 che conosciamo e in quanto tale, ha un’energia intrinseca: lava la terra, lava le strade, lava ogni superficie con la quale entra in contatto, pulisce e porta via detriti, particelle, elementi.

Allo stesso modo, osservare la pioggia, il lento incessante getto, il suo scroscio, il piovigginare, le goccioline, di fatto è come avviare una pulizia interiore, un vero e proprio lavaggio di pensieri, problemi, preoccupazioni, ansia, stress e paure.

La pioggia lava via il negativo, e porta via il positivo.

Quando piove, respirare il profumo della pioggia è un vero antistress naturale.

Difatti, annusare il profumo della terra bagnata e dell’atmosfera intrisa di pioggia, migliora l’umore, quasi fosse una seduta di terapia anti stress completamente gratuita e naturale.

L’ESPERIENZA DELLA PIOGGIA

La pioggia è molto comune in molti parti del mondo, dalle località più soggette a siccità a quelle più piovose, e sicuramente ognuno di noi avrà sperimentato almeno una volta lo stare sotto la pioggia senza la fretta di correre al riparo, semplicemente godendosi la sensazione di assaporarne il profumo, il tocco liscio e morbido sulla pelle, quasi setoso e il suo profumo, particolare.

Anche uscire di casa subito dopo un temporale e percepire l’odore della terra bagnata e della atmosfera intrisa di acqua piovana, è una azione che porta inevitabilmente una innata sensazione di gioia e piacere.

Non a caso, il profumo della pioggia viene considerata anche dalla scienza parte dei “profumi buoni”, ossia odori capaci, secondo gli esperti di neuroscienza, di esercitare effetti benefici tangibili sulla nostra psiche.

Tale definizione è stata confermata confermata anche il team di ricercatori del Dipartimento di Neurobiologia e Comportamento della Stony Brook University di New York.

Annusare la terra bagnata e l’odore della aria intrisa di pioggia, annusandone il loro profumo riesce a migliorare il nostro umore abbassando i livelli di tensione, ansia e stress.

IL COLORE DELLA PIOGGIA

Secondo il principio della cromoterapia il verde corrisponde alla tonalità di colore che apporta pace interiore, serenità e rilassamento di corpo e mente. Quale portavoce dei colori del bosco, del prato e della natura in generale, il verde è il colore del relax.

La pioggia, quale elemento naturale che disseta, nutre, alimenta, fa crescere e rende rigoglioso (amplificandone la tonalità) il verde della natura di prati, boschi e foreste, è di fatto legata intrinsecamente a questo colore. Ad esempio, avrete notato che dopo un temporale passeggiando in un parco il colore verde sembra accentuato e più intenso.

Questa intensificazione della tonalità del verde genere una sensazione di ristoro con un effetto benefico sulla mente, distenendo i nervi e scansando i pensieri negativi.

Annusare la pioggia si riattiva indirettamente il colore verde portatore di armonia, equilibrio, calma e benessere.

LA PIOGGIA NON E’ NEGATIVA

Come sappiamo la correlazione tra sole, presenza di luce e positività è molto forte, e spesso porta indirettamente ad associare la pioggia, che solitamente è in assenza di sole, alla tristezza e alla malinconia.

Sicuramente una giornata di sole con la sua luce arreca una sensazione di rinata energia, benessere e positività, ma anche un temporale e l’atmosfera che ne segue possono rappresentare una esperienza rigenerante.

Possono infatti, essere considerati una esperienza rigenerante quale fonte di nutrimento, che possa lavare via i pensieri negativi e assecondare un umore positivo e propositivo.

La pioggia disseta, nutre e alleggerisce la mente con un carico di endorfine non indifferente, è una vera e propria rinascita a tutti gli effetti, così come la nuova vita che si genera dal suo nutrimento alla terra.

Per godere di tutto ciò uno dei modi migliori è passeggiare nel verde sotto la pioggia o dopo un temporale (ancora meglio se primaverile o estivo).

O se non si può uscire affacciarsi alla finestra, spalancandola o mettendosi in balcone e godere del profumo della pioggia, stemprando stress e tensioni, magari con una bella tisana calda, sotto una coperta morbida e ben coperti, accanto al fuoco da soli o in compagnia di chi si ama, è certamente un altro modo per godere a pieno di tutti i benefici della pioggia.

La luna è l’anima, è il nostro modo di vivere le emozioni, i desideri, i sogni. La terra è la realtà, il luogo in cui lottare con i rimpianti e le delusioni.
(Romano Battaglia)

Chi non è mai rimasto affascinato dalla Luna?

Questa elegante signora della notte vestita in bianco madreperla, vera regina del subconscio, dei desideri, dei sogni, delle emozioni, madre del romanticismo, figlia del cielo, è la compagna più fedele di molti poeti, scrittori ed artisti di ogni tipo.

Da secoli affascina il genere umano, lo strega per meglio dire, ci rende vulnerabili al suo fascino magnetico e ci invita ad investigare sul suo misterioso potere.

La luna è certamente un elemento naturale molto potente la cui energia interagisce nell’universo influenzando la Terra e tutti i suoi elementi naturali, dalle maree ai ritmi biologici.

L’esempio più comune della influenza lunare sulla terra consiste nella influenza sulle maree dovuta alla attrazione gravitazionale tra la Luna e la Terra.

Poiché il potere della Luna influenza tutti gli elementi naturali, la sua azione ha interazioni anche sull’uomo interagendo con la sua psiche, umore ed equilibrio psico-fisico.

Da diversi studi recenti e meno, sono venute alle luce sensazionali scoperte su come l’influenza della Luna non sia esclusiva delle maree, ma ricopra campi molti estesi: dall’umore, agli incidenti stradali, i capelli, le mestruazioni femminili e lo stato emotivo.

Secondo alcuni ricercatori l’intensità della luce lunare è direttamente proporzionale ai sentimenti, ed è per questo che diventiamo particolarmente sensibili quando c’è la luna piena.

Tutti questi effetti sulla nostra psiche, umore, ed equilibrio psico-fisico vengono definiti Lunar Effect (l’effetto Lunare) la cui ipotesi si fonda sul principio che i cicli lunari possano influire sul nostro stato psicofisico e su altri elementi correlati (dal momento migliore per tagliare i capelli per una più rapida crescita) alle azioni umane legate al raccolto (al momento migliore per la semina per far ricrescere le colture in abbondanza).

Di seguito parleremo approfonditamente di tutti i dettagli.

 

UN NUOVO STUDIO SCIENTIFICO: l’influenza della Luna sulla psiche e i condizionamenti delle fasi lunari sull’equilibrio psico-fisico

Secondo uno studio condotto da Mark Filippi, la luna influirebbe direttamente sulla nostra psiche: difatti, i cicli lunari influenzano stato d’animo e umore durante tutto l’arco della vita.

È stato dimostrata la correlazione tra luna e sonno osservando come in prossimità della fase di luna piena l’attività cerebrale collegata al sonno profondo si riduca del 30%.

Le fasi lunari sono state analizzate individualmente e sono emerse delle vere e proprie correlazioni tra quella specifica fase lunare e elementi psicologico-umorali del benessere psico-fisico ed energetico del comportamento umano.

I condizionamenti delle fasi lunari sul comportamento umano hanno portato alla luce la seguente analisi, la quale riporta come ad ogni fase lunare sia legato un determinato atteggiamento o predisposizione psicologica favoriti dalla fase lunare stessa.

I FASE- LA FASE DI LUNA NUOVA: il novilunio

La fase di Luna Nuova è associata all’INIZIO, alla fase di un nuovo capitolo della vita, di nuovi progetti, nuovi propositi o intenzioni, nuovi obiettivi quali ad esempio una nuova attività, un nuovo lavoro, hobby, passione e altro. Sul piano psicologico in questa fase la psiche è predisposta maggiormente ad affrontare in maniera serena il cambiamento. In questa fase si produce una quantità maggiore di acetilcolina il neurotrasmettitore che tende ad influenzare il cervello rendendoci nella prima settimana del ciclo lunare, più sensibili e ricettivi alle amozioni rispetto al solito. Il maggiore apporto di energia deriva principalmente dalla presenza di acetilcolina che viene associata alla memoria e all’apprendimento. In questi giorni dovremmo dedicarci alle attività di gruppo, dal momento che siamo sottoposti a grandi dosi di energia ed empatia.

II FASE- LA FASE DI LUNA CRESCENTE

Questa fase è legata ad un momento di creatività e forte energia da impiegare come risorsa per nuovi progetti ed esperienze. In fase di luna crescente è stato osservato l’aumento dell’ormone della felicità, la serotonina. E proprio quale periodo contraddistinto da una forte carica di energia, il cervello lavora con creatività e concentrazione. In questo periodo, vanno evitate le attività di gruppo e si deve puntare sull’analisi interiore, è il momento per trovare uno spazio solitario per riflettere sul proprio lavoro e le aspirazioni personali (che dovranno però aspettare il cambio di ciclo lunare per essere realizzate). E’ il momento ideale dell’introspezione e della riflessione.

III FASE- LA FASE DI LUNA PIENA: il plenilunio

Contrariamente alla fase precedente, nella fase di Luna Piena sul piano emotivo si scontra una maggiore fragilità, più disequilibri e scompensi, maggiore sensibilità, i sentimenti ed emozioni risultano tesi e anche l’organismo ne risente. In questa fase, possiamo rilassarci e godere di quello che abbiamo seminato. Difatti, la dopamina è presente in quantità elevate, quale neurotrasmettitore associato al piacere, all’empatia e all’eccitazione. Per tale ragione, può essere molto proficuo dedicarsi a momenti di distrazione e intrattenimento durante questa settimana.

IV FASE- LA FASE DI LUNA CALANTE

La fase di luna calante è la più critica di tutto il mese in quanto periodo in cui tendiamo a essere più aggressivi e fragili dal punto di vista emotivo ci troviamo in uno stato di difesa costante, come se qualcosa ci minacciasse dall’esterno e presenta difatti alti tassi di noradrenalina e norepinefrina.La settimana è definita esosomatica (fuori dal corpo) e d è una fase di: fuga o lotta. Possiamo scegliere se scappare o affrontare le avversità e se non sprechiamo la nostra energia riusciremo a superare la fragilità nervosa.Tuttavia, in questa fase si determina una maggiore propensione al superamento delle crisi e alla disintossicazione mentale di scorie sia psicologiche, sia emotive, così come la luna cala, calano anche le nostre negatività interiori.

Quello che ne viene dedotto è che indipendententemente dalle fase lunare che si attraversa, tutte le prestazioni ottimali, l’appetito, sonno, vitalità, umore e simil dipendono dalla luminosità della luna che finisce per controllare le nostre emozioni, sentimenti e i nostri desideri.

 

LUNA & ENERGIA: la relazione Uomo-Luna in un’ottica energetico-spirituale

Dopo aver analizzato l’argomento da un punto di vista scientifico razionale passiamo ad una analisi orientata al livello energetico-spirituale al fine di capire più a fondo la correlazione UOMO-LUNA.

Se vogliamo capire a fondo il rapporto tra Uomo e Luna dobbiamo ricollegarci alla  relazione Uomo-Natura, un concetto molto più ampio con connotazioni spirituali e meno logico-scientifiche.

L’influenza della Luna sull’uomo è stata oggetto di studi in moltissimi culti e religioni fin dalla notte dei tempi e secondo in principi ad esempio della disciplina Vedica che intendiamo derivante dalla Religione Veda, dobbiamo riformulare il nostro punto di vista.

Per religione Veda intendiamo il “complesso di testi sacri quale antichissima raccolta in sanscrito vedico dei popoli arii che invasero intorno al XX secolo a.C. Da tale collezione di testi sacri prende nome la più antica religione delle popolazioni arie dell’India (vedismo) da cui successivamente si svilupperà l’induismo.

Secondo un approccio più olistico, l’influenza della luna, al pari che sugli oceani e maree ricade anche sulle “masse d’acqua” interne all’organismo umano, il quale difatti è composto per il 70-80% di acqua.

Riportando le parole di Janet Shook, una Integrative Health Coach e insegnante spirituale:

l’influenza della luna non ha lo stesso effetto su tutti. Possiamo sentirci in modo diverso o non

sentirci affatto. Ognuno è molto unico. Se siete fortemente influenzati dalla luna o meno, o se ne siete consapevoli o meno, dipende da molti fattori. Quello che sappiamo è che la luna influenza il sistema nervoso e, a sua volta, gli ormoni nel corpo. E gli ormoni sono fortemente influenti sul nostro umore”.

Da un punto di vista più mistico, la luna è legata alla femminilità alla donna, all'”elemento femminile dell’essere, pensato anche come energia ricettiva“.

Come sappiamo, la luna stessa non brilla di luce, ma riflette la luce del sole. Ecco perché la luna è la mente subconscia, la realtà interiore, l’energia passiva e introspettiva“.

Tuttavia, sia gli uomini che le donne possono essere influenzati dalla luna, “per quanto riguarda ciò che fa alla psiche e come influenza la crescita dei capelli, la crescita dei tessuti, l’attività dei parassiti, ecc.”

Luna nuova

“Durante la fase di luna nuova, possiamo pensare al vuoto. È la luna oscura. Nella luna oscura possiamo andare in profondità nei nostri desideri. Possiamo guardare a ciò che sentiamo mancare, o mancare dalla nostra vita, ciò che ha bisogno di guarigione o chiarezza. Il 9, 10, 11 giorno della luna il nostro sistema nervoso è più influenzato dalla luna. Questo è un ottimo momento per digiunare, meditare, purificarsi, o semplicemente sintonizzarsi profondamente su ciò che sta accadendo con voi“.

Luna piena

“Con la Luna Piena sperimentiamo una grande quantità di chiarezza. Dove tutto è illuminato e se riusciamo ad essere reali con noi stessi, possiamo vedere cosa sta succedendo nella nostra vita, rispetto alla luna nuova che è appena passata due settimane prima”.

Infatti, l’influenza della luna sul nostro corpo non inizia e si ferma con la crescita dei capelli e delle unghie. Per esempio, riguardo ai parassiti, Janet mi ha detto che “pulirli con la luna piena è più efficace perché saranno più attivi. Anche gli agricoltori saranno molto consapevoli dell’influenza sulla luna nei cicli di semina”.

Sfruttare l’effetto della luna

Per Janet, l’influenza della luna su di noi è enorme, ma il più delle volte passa inosservata, perché “molte volte le persone non vogliono osservare ciò che gli succede, vogliono controllarlo o negarlo. Ma se seguiamo quello che ci succede, le esperienze delle emozioni, gli ormoni, il corpo, arriviamo alla conoscenza di noi stessi”.

Ma cosa possiamo fare per approfittare di questa conoscenza nella nostra vita quotidiana?

La teoria di Janet è che solamente con la pratica si generano i cambiamenti che vogliamo vedere: “Quando sei consapevole delle diverse fasi della luna, puoi usarlo come un calendario di cambiamento ed evoluzione personale. Con ogni fase fai dei passi: impostazione dell’intenzione, regolazione del sistema nervoso e analisi della tua situazione mentre cambia”, ha aggiunto.

Tuttavia, secondo lei per vedere questi risultati le persone devono essere consapevoli dei cicli della loro vita, “attraverso i cicli dei luminari (Sole e Luna) e la loro relazione. La natura (dove la luna è inclusa) è il mondo reale. Noi costruiamo le nostre vite in istituzioni, idee, abitudini, credenze che sono costruite sopra il mondo reale, e purtroppo, a volte a dispetto di esso”.

La luna stimola la crescita e il sistema nervoso. Sta operando dentro di noi a molti livelli. Più si conosce, più si lavora in armonia con essa, più si è consapevoli di se stessi e delle forze più grandi di questo pianeta. Ma questo dipende da ogni individuo. Quanto connesso, quanto sveglio, quanto consapevole vuoi essere?”.

Per capire il valore di queste due recenti teorie e il loro differente approccio (uno scientifico, l’altro energetico olistico), rivediamo i vari passaggi storici che si sono creati nel tempo per arrivare alla costruzione finale delle teorie suddette.

TEORIA SULL’INFLUENZA DELLA LUNA: origini & storia

L’dea che la luna e i suoi cicli lunari influenzino la nostra psiche è opinione diffusa e ormai sedimentata in tutto il globo (con le dovute variazioni), soprattutto ormai anche tra la maggior parte dei professionisti della salute mentale (Francis et al., 2017) con delle particolari credenze relative soprattutto alla luna piena.

Le radici delle teorie della influenza della Luna risalgono a due discipline un tempo strettamente legate e ad oggi nettamente distinte quali l’astronomia e l’astrologia.

Per astrologia si intende un complesso di credenze e tradizioni il cui scopo è l’interpretazione delle influenze soprannaturali dell’interazione dei pianeti e delle stelle con il comportamento umano, il suo futuro (come individuo o come collettività) che si basa su assunti che andando a studiare la posizione dei corpi celesti rispetto alla Terra riescono a ricavarne deduzioni ed analisi.

In passato i personaggi che si occupavano di astrologia avevano ruoli di spicco nella società, fino al momento in cui l’entrata in scena delle teorie astronomiche ha aperto delle divergenze con i temi astrologici, in quanto il metodo scientifico della astronomia (quale scienza che studia gli atri, il cosmo e le sue proprietà) ne metteva in dubbio alcuni aspetti.

Grazie alla astronomia è stato possibile capire e mettere in luce la correlazione tra le fasi lunari e cicli delle maree, alimentando il filone di studi che approfondirono anche la correlazione tra la luna e la fisiologia animale (Andreatta & Tessmar-Raible, 2020).

L’INFLUENZA DELLA LUNA: ambiti, studi & teorie nella storia moderna

Anche nella branca della psicologia nel tempo hanno preso piede le teorie che mettevano in risalto la profonda connessione tra l’importanza dell’esposizione alla luce sull’umore e in generale sullo sviluppo neuropsicologico e la psiche umana (Bodrosian & Nelson, 2017).

Sapendo della influenza sulla fisiologia animale (e dunque anche di quella umana) e la sua relativa dipendenza dai ritmi stagionali, circadiani (Raible et al., 2017); sappiamo ormai con certezza chel’organismo animale ed umano e le sue funzioni fisioligiche si autoregolano in base alle stagioni, alle ore di luce, e all’alternanza di giorno e notte ( pensiamo al rilascio di melatonina, il principale ormone implicato nella regolazione del sonno, che raggiunge il suo massimo alla sera e raggiunge livelli minimi al mattino).

E sebbene queste correlazioni tra cicli circadiani e fisiologia umana siano ormai ampliamente conosciuti e spiegati, molte teorie si stanno ancora evolvendo riguardo l’influenza delle fasi lunari sul comportamento umano e sulla nostra fisiologia.

Un esempio del potere della influenza lunare è la stretta correlazione tra ciclo mestruale e ciclo lunare, che hanno esattamente la medesima durata di 28 giorni e sebbene molte donne non lo abbiano così sincronizzato sui 28 giorni canonici, sappiamo anche, che chi è molto regolare e lo ha ogni 28 giorni è un soggetto più sano e ben equilibrato dal punto di vista ormonale e ginecologico, mentre chi ha irregolarità sul ciclo, possiede spesso in concomitanza problemi in queste due sfere!

Altri studi molto interessanti hanno approfondito la relazione tra cicli lunari e mestruazioni, fertilità e tasso di natalità (alcuni medici tutt’ora cercano di sincronizzare le nascite con le fasi lunari; Criss & Marcum, 1981; Cutler et al., 1987),

Non a caso, l’influenza della luce lunare sui livelli di melatonina è stata ritenuta un possibile fattore che influenzi concretamente il ciclo mestruale il quale è strettamente legato ai livelli di melatonina.

Vi sono altri studi che hanno analizzato fattori più particolari, con teorie che ipotizzano una relazione tra il manifestarsi di comportamenti violenti (aggressioni, omicidi o suicidi, Zimecky, 2006) o i ricoveri in ospedale/pronto soccorso dovuti a cause accidentali (eventi cardiovascolari o coronarici, emorragie, diarrea, ritenzione urinaria, incidenti stradali) e le fasi lunari.

Da altri studi riguardanti il mondo animale è emersa una correlazione tra cicli lunari e produzione di ormoni (specialmente negli insetti), mentre nella specie dei pesci l’orologio lunare sembra avere influenza sulle dinamiche riproduttive e sull’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi che ne è alla base.

“È stato studiato come negli uccelli, le variazioni giornaliere di melatonina e corticosterone (un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali principalmente in condizioni di stress) si riducono durante i giorni di luna piena.

Inoltre, I cicli lunari influenzano anche la sensibilità al gusto e la struttura di organuli cellulari della ghiandola pineale in topi studiati in laboratorio.

Sono state infine descritte variazioni cicliche relative alle fasi lunari nell’ampiezza della risposta immunitaria in diversi animali.

È verosimile che alla base di queste variazioni fisiologiche ci siano modulazioni nel rilascio di melatonina e steroidi endogeni, che possono essere innescate dalle radiazioni elettromagnetiche e/o dall’attrazione gravitazionale della luna (Zimecky, 2006)”.

 

LA RELAZIONE LUNA-UOMO: approccio ed evidenze scientifiche del passato

Tutte queste correlazioni tra mondo lunare e mondo animale portano alla conseguente relazione tra Luna ed essere umano.

I primi studi che hanno portato alla luce l’influenza della luna sugli aspetti umani riguardano le indagini sul ritmo del sonno su cui la luna ha ina influenza diretta.

“In un’analisi del 2014 (Turányi et al., 2014) fatta da un centro del sonno su 319 persone, i ricercatori hanno scoperto che la luna piena era associata a un sonno meno profondo o comunque ad una maggiore latenza prima di addormentarsi profondamente.

Studi successivi hanno anche riportato differenze di genere (Della Monica et al., 2015) con le donne che dormono meno e hanno una fase REM più breve nei periodi vicini alla luna piena, rispetto ai maschi che presentano una più lunga fase REM. Anche i bambini sembrano dormire leggermente meno nelle fasi di luna piena (Chaput et al., 2016). Questi risultati sono però stati messi in dubbio da uno studio avente un campione molto esteso (oltre 2000 partecipanti), che non ha trovato alcuna relazione tra fasi lunari e qualità/quantità del sonno (Haba-Rubio et al., 2015)”.

Tali dati sul ciclo sonno-veglia portano alla riflessione di come la qualità del sonno influenzata dalle fasi lunari, abbia delle ripercussioni sui comportamenti psicologici più complessi.

Non a caso, l’oscillazione dei ritmi circadiani ha effetti significativi sui sintomi ansiosi, dell’umore e psicotici dei pazienti psichiatrici.

Per coloro che sono affetti da disturbo bipolare, la correlazione tra ritmi circadiani e la malattia stessa è stato rivelata ancora più forte rispetto agli altri disturbi psichiatrici e difatti, poiché i ritmi circadiani dipendono anche dalla influenza delle fasi lunari, ne consegue che il disturbo bipolare venga influenzato anche dalla Luna.

Degli studi svolti su pazienti bipolari hanno dimostrato la correlazione tra fasi lunari e umore: “il sonno dei pazienti bipolari risultava influenzato dalla luce emessa dalla luna (come osservato dagli studi precedentemente citati), e la minor quantità di sonno nelle fasi di luna piena favoriva la transizione dalla fase depressiva a quella maniacale (Wher, 2018).

Questi cambiamenti potevano essere attutiti modificando la terapia farmacologica o mediante la terapia della luce (o fototerapia), ancora poco diffusa in Italia, ma ampiamente utilizzata all’estero per trattare i disturbi dell’umore (Avery et al., 2019). I pazienti presi in esame sono comunque molto pochi per trarre conclusioni definitive, ma di certo questi dati meritano di essere approfonditi”.

La luna piena ha influenze significative anche su coloro che sono affetti da depressione: il plenilunio può influenzare l’equilibrio psicofisico degli esseri umani, come affermano gli esperti dell’Università di Bradford in Inghilterra, che dopo due anni di ricerche di svariati psicologi britannici,  è stato rilevato nei pazienti analizzati predisposizione alla depressione, maggiore aggressività, ansia e tensione. Sintomi che si manifestano proprio in coincidenza delle fasi di luna piena. Il tutto fa pensare che esista effettivamente una “Sindrome lunare”.

LUNA & UMORE: l’influenza della luna su persone prive di patologie psichiatriche

Se andiamo ad analizzare ora l’influenza della Luna su persone sane, prive di problematiche psichiatriche, esistono effettivamente delle relazioni tra le fasi lunari e le nostre disposizioni psico-emotivo-comportamentali e relazionali, nonché, con la parte più energetico-spirituale meno facilmente analizzabile.

Non a caso, seguendo le credenze popolari nasce la parola lunatico che secondo la definizione più accreditata indica una persona “che ha carattere strano, estroso, incostante, umore instabile e facile ad alterarsi” (Treccani).

Sebbene non vi siano evidenze scientifiche assolute dell’influenza della Luna sulla personalità di un individuo correlata alla sulla sua irascibilità vi sono tuttavia, altre evidenze scientifiche di come la luna piena influenzi il numero di incidenti stradali per i motociclisti: “la luna piena sembra aumentare il numero di incidenti fatali per i motociclisti (Redelmeier & Shafir, 2017). Quest’ultima osservazione controintuitiva (la luce dovrebbe aiutare alla guida) potrebbe essere spiegata dal fatto che la luna piena ben visibile in cielo, potrebbe essere una fonte di distrazione per il centauro, quando magari “spunta” nel suo campo visivo prima di un ostacolo o durante la percorrenza di una curva”.

Anche sull’influenza delle fasi lunari sulla crescita delle colture e dei capelli gli studi in merito non erano in passato ancora molto chiari ed erano poco assoluti, tuttavia, gli studi recenti di cui abbiamo parlato sopra, hanno portato alla luce nuove evidenze scientifiche.

 

 

Per affrontare i molteplici problemi della vita di tutti i giorni, eventuali disturbi o difficoltà ci si affida spesso alla psicoterapia come rimedio, ausilio e sfogo.

Esistono tantissimi metodi e procedure con le quali gli psicoterapeuti aiutano le persone a indirizzare le loro problematicità verso un idoneo strumento terapeutico che possa aiutare a toccare le giuste corde e risolvere il problema.

Inoltre, sono innumerevoli anche le modalità attraverso le quali ci prendiamo cura di noi stessi in autonomia, alleviando le fatiche, i dolori e i pesi del vivere quotidiano.

Tra questi, la scrittura terapeutica è certamente uno dei metodi più pratici e di notevole impatto che si possano scegliere, sia come strumento indirizzato e coadiuvato da un terapista, sia come auto-rimedio personale da portare avanti per noi stessi in autonomia.

Difatti, la scrittura, attraverso diverse modalità e pratiche, è di fatto, una grande terapia nel senso che guarisce i blocchi, le paure, ed aiuta ad essere consapevoli di noi stessi.

Più volte è stato dimostrato che il mettere nero su bianco i propri pensieri ed emozioni attraverso l’atto della scrittura sia una vera e propria MEDICINA: aiuta a liberarsi, a chiarirsi le idee, a esplorare i propri lati nascosti e a superare momenti di sofferenza e di depressione. È uno strumento di supporto non indifferente per tanti attimi della nostra vita.

Scrivere diventa dunque, uno strumento terapeutico a tutti gli effetti, laddove terapeutico deriva dall’aggettivo greco ϑεραπευτικός, terapeuticos, derivante, a sua volta, dal verbo ϑεραπεύω, terapeuo, che significa curare.

Molti terapeuti e pazienti hanno testimoniato nel tempo la sua efficacia dimostrando quanto scrivere possa essere momento e pratica di sollievo e di sostegno sia nelle fasi confuse, sia in quelle dolorose dell’esistenza.

Allo stesso tempo è anche un ottimo stimolo per la mente: riattiva la memoria, rimette in moto la creatività, permette di rielaborare le proprie esperienze in una narrazione coerente, aiuta a dare un senso e una direzione alla propria vita.

Sono diversi i modi con i quali la scrittura possa essere indirizzata a strumento terapeutico tutti basati sul mettere per iscritto i processi mentali quali pensieri, dubbi, desideri, obiettivi, piani, ma anche sentimenti ed emozioni.

Mettere nero su bianco tutto ciò, senza il supporto e i consigli di un professionista, può rivelarsi controproducente a volte se non si viene ben guidati.

Difatti, per trarre dei benefici terapeutici dalla scrittura, essa deve essere “orientata”, ritualizzata e basata su direttive ben precise.

Di seguito riportiamo tutti i dettagli.

LA SCIENZA: il valore scientifico della scrittura terapeutica[1]

Secondi diversi studi scientifici è comprovata l’efficacia terapeutica della scrittura.

“Secondo Matthew Lieberman, ricercatore alla University of California Los Angeles, ricorrere a carta e penna quando ci si trova in un momento di disagio riduce l’attività dell’amigdala (la centralina emotiva del nostro cervello, che si accende per esempio quando abbiamo paura o siamo arrabbiati) e aumenta quella delle regioni prefrontali, permettendoci di padroneggiare le nostre emozioni.

Anche per questo molti psicoterapeuti spingono i loro pazienti a scrivere o a tenere una sorta di diario dei propri momenti emotivamente più intensi.

Scrivere aiuta anche a prendere coscienza della natura del problema. Un esempio è la tecnica ABC propria della psicoterapia cognitivo-comportamentale: il paziente, nel momento in cui vive un episodio emozionale disturbante, viene invitato ad appuntare quali sono le condizioni antecedenti all’episodio (A=Antecedents), le credenze associate (B=beliefs) e le conseguenze (C=consequences), cioè le reazioni emotive e i comportamenti che mette in atto a seguito di questi pensieri.

Ma ci sono altri esempi dell’uso della scrittura in psicoterapia, anche meno strutturati: il paziente può essere invitato a tenere una sorta di “diario di bordo” del suo disturbo, o a scrivere lettere immaginarie al terapeuta o ad altre persone significative della sua vita. La scrittura ha il vantaggio di fermare i pensieri che vagano confusi nella nostra mente, favorendo al contempo un distacco dalle forti emozioni. Ci sono tuttavia almeno due modalità differenti di scrivere, con un diverso significato terapeutico: la scrittura espressiva e la scrittura autobiografica.

La scrittura espressiva

Dalla fine degli anni ‘80 lo psicologo James Pennebaker, ricercatore all’Università del Texas, si è fatto promotore della scrittura espressiva, un metodo che consiste nello scrivere di getto, esternando il flusso di pensieri così come arrivano.

Questi i consigli che dà ai suoi pazienti: scrivere per 20 minuti al giorno per almeno 4 giorni consecutivi, solo di questioni personali e importanti, esplicitando i pensieri e i sentimenti più profondi, e in modo continuo, senza preoccuparsi della punteggiatura, delle ripetizioni, di errori ortografici o di cancellature. Chi vuole può indirizzare lettere a persone con cui è in conflitto, anche se non più in vita, riversando sul foglio la propria rabbia e usando, se è il caso, anche male parole: l’importante è che al termine del processo il foglio venga buttato via.

Non è utile conservarlo nemmeno per sé, poiché rileggersi potrebbe confondere invece che aiutare: ogni sentimento espresso appartiene al momento in cui viene scritto e già nel giro di poche ore potrebbe essere del tutto cambiato. Secondo lo psicologo texano, il processo può essere difficile, e a volte subito dopo si sta anche peggio, ma nelle settimane successive subentra un senso di sollievo: l’umore migliora, così come la salute e l’atteggiamento verso la vita.

I suoi studi suggeriscono addirittura che scrivere può rinforzare il sistema immunitario in persone malate di AIDS, asma e artrite reumatoide.

Perché funziona? Secondo molti esperti il valore terapeutico della scrittura espressiva è quello dell’abreazione, cioè di una scarica emozionale catartica, concetto introdotto per la prima volta da Sigmund Freud e da Josef Breuer nei loro Studi sull’isteria. Naturalmente non si tratta di una panacea, e in molti casi – per esempio di lutti importanti, divorzi o gravi traumi – è sempre meglio affiancare un percorso psicoterapeutico.

La scrittura autobiografica

Un altro modo di scrivere è quello proprio degli scrittori: curato, meditato, attento ai contenuti e alla struttura del discorso. Secondo il filosofo Duccio Demetrio, fondatore e direttore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, mettere per iscritto il proprio mondo interno e la propria vicenda umana, con impegno e metodo, aiuta a sbloccarsi e porta nuova linfa al proprio cammino. Costruire una narrazione coerente, infatti, facendo attenzione alla linearità dei pensieri e ai nessi logici tra un’affermazione e l’altra, spinge ad applicare la stessa chiarezza di metodo e di obiettivi anche alla propria vita.

La scrittura autobiografica (che è metodica, non episodica) può quindi essere un valido antidoto a un momento di crisi, quando ci si sente soli, fragili e non riconosciuti. La scrittura può diventare un’autocura soprattutto tra i 40 e i 60 anni, un’età di ripensamenti, di bilanci e di riflessioni, e spesso anche di svolta. Lo stimolo di partenza può essere un lutto importante, una separazione, la perdita del lavoro: a un certo punto si avverte la necessità di rimettersi in discussione. Non è necessario saper scrivere, basta aver qualcosa da raccontare. E qualsiasi storia, anche quella apparentemente più ordinaria o monotona, ha sempre qualcosa di unico”.[2]

I PAZIENTI IDONEI ALLA SCRITTURA COME TERAPIA

In linea generale sebbene tutti i pazienti potrebbero essere potenzialmente idonei a questo tipo di terapia, bisogna escludere dalla lista qui pazienti che provano ansia o frustrazione nello scrivere per paura di esserne incapaci o perché si sentono inferiori, in quanto la terapia non solo risulterebbe vana ma arrecherebbe maggiore stress al paziente.

E sebbene il terapista possa intuire o sapere con certezza che il paziente abbia sufficienti capacità e abilità per applicarsi nella scrittura senza problemi, ma manifestasse insicurezze o malessere nel farlo, si dovrà prima agire strutturando la terapia in direzione della correzione dei sentimenti di sfiducia, bassa autostima e autoconcetto (è l‘idea o l’immagine che abbiamo di noi stessi). Una volta affrontati e risolte tali problematicità, si potrà intervenire con la scrittura terapeutica.

Un altro dato molto positivo di questa terapia è che aiuta visibilmente i pazienti che hanno difficoltà ad esprimersi verbalmente in maniera esaustiva e completa, non riuscendo a comunicare all’esterno a voce i loro pensieri, sentimenti, emozioni, frustrazioni o vicissitudini. Per tali persone scrivere risulta un ottimo modo per buttare fuori senza pressioni o turbamenti tutto ciò che solitamente viene celato internamente senza possibilità di espressione.

Scrivere i propri sentimenti, pensieri e desideri risulta uno dei modi migliori di fare ordine nella propria testa e conseguentemente nella propria vita.

Al caos della mente, con mille idee sempre in aria, subentrano idee chiare e concise attraverso la scrittura che aiuta particolarmente le persone introverse ed ermetiche.

LA SCRITTURA COME TERAPIA: il significato

Riportiamo le sagge parole di Alessandra Perotti, scrittrice e divulgatrice di successo:

“Più volte, in numerosi testi,  Duccio Demetrio, Fondatore della Libera Università dell’Autobiografia, ha sottolineato il valore della scrittura come cura, nel senso di prendersi cura della propria storia.  Quello che conta è comprendere quanto una pratica così semplice e alla portata di tutti possa apportare benessere a ciascuno di noi.

Forse la parola terapia ci fa un po’ paura. Terapeutico è ciò che aiuta e fa bene. Nessuno con un minimo di buon senso consiglierebbe mai di curare patologie conclamate con la scrittura ma ci sono anni e anni di studi che mostrano quanto scrivere possa lleviare i disagi. Pennebaker, a cui dobbiamo gli studi sulla scrittura espressiva come forma di cura, nel suo libro Il potere della scrittura mostra come scrivere di un disagio ci faccia prendere le distanze dal disagio stesso; molti disturbi psicosomatici e depressioni definite di media intensità possano trovare giovamento dalla scrittura. Importanti sono anche i risultati della medicina narrativa. Narrative Medicine. Honoring the Stories of Illness di Rita Charon, uscito negli Stati Uniti nel 2006 e in Italia nel 2019 con il titolo Medicina Narrativa. Onorare le storie dei pazienti.

“La cura inizia – scrive Rita Charon – quando i pazienti parlano dei sintomi o della paura di essere malati, prima con se stessi, poi con i propri cari, infine con i professionisti della salute. La sofferenza non deve essere espressa solo nel trattamento dei traumi ma anche nella medicina di tutti i giorni. Le storie pubblicate dai pazienti, o patografie, lo mostrano bene: la malattia si manifesta nel corpo, nelle relazioni, nel Sé. È necessario raccontare il dolore per sottrarsi al suo dominio”.

QUANDO APPLICARE LA SCRITTURA TERAPEUTICA

Una volta appurato lo stato di abilità e non sofferenza nell’applicare la scrittura quale metodo terapeutico, si deve adattare al caso specifico del paziente il contesto di riferimento.

Le situazioni in cui si opta più spesso per un terapia basata sulla scrittura sono le seguenti:

  • Gestione di sentimenti negativi riguardo eventi del passato.
  • Ricordi traumatici.
  • Disturbo Post Traumatico da Stress.
  • Abusi sessuali.
  • Elaborazione di un lutto.
  • Accettazione di cambiamenti del proprio ruolo e del ciclo vitale.
  • Necessità di guardare i problemi in prospettiva.
  • Necessità di miglioramento dell’autostima.
  • Prevenzione delle ricadute (sia nel caso delle dipendenze sia nel caso di disturbi come ansia e depressione).

Oltre ai casi sopracitati, tutti riguardanti la psicologia clinica, ossia quella basata su una diagnosi vera e propria, la scrittura può rivelarsi uno strumento terapeutico anche nei percorsi di coaching e crescita personale.

la scrittura può rivelarsi la strategia migliore soprattutto nei casi nei quali si mira a definire i propri obiettivi ed elaborare un piano d’azione per raggiungerli.

Avere davanti ai propri occhi, per scritto, ciò che si vuole realizzare e pensare a come riuscirci è anche una strategia motivazionale che permette di concentrarsi al meglio sui propri obiettivi.

SCRITTURA TERAPEUTICA: come applicarla con il terapista

Ci sono numerose modalità per applicare la scrittura creativa nel concreto del proprio quotidiano e spesso viene adoperata per raggiungere obiettivi molto precisi.

Essa comprende diverse attività raggruppabili in tre categorie: lettere, frasi o messaggi e diari.

1)La lettera è piuttosto diffusa in psicoterapia e consiste nel chiedere al paziente di scrivere una lettera a se stesso, a qualcun altro o persino ad un sintomo. Nella lettera, il paziente deve esprimere tutto quello che pensa o prova e durante la seduta psicologica potrà discuterne col terapeuta.

2)Come altro metodo, si utilizzano frasi e messaggi quasi sempre rivolti a se stessi in cui si cerca di porre l’attenzione sulle proprie qualità fondamentali per automotivarsi ed evitare di scontrarsi con i soliti ostacoli. In questo caso, al paziente viene chiesto di scrivere dei post-it e di posizionarli in un luogo visibile, oppure gli viene suggerito di mettere nel proprio portafogli una frase, un biglietto che possa aiutarlo a ritrovare la carica e la motivazione nel momento del bisogno.

3)Infine, vengono spesso utilizzati in terapia i diari. Questa attività prevede che il paziente affronti ogni giorno un argomento scelto con cura. In questo modo, il paziente può vedere con i suoi occhi l’evoluzione del suo problema, i suoi miglioramenti e i suoi cambiamenti. Tuttavia, affinché il diario si riveli utile, non basta mettere su carta i propri pensieri, bensì è necessario analizzarne il contenuto con il terapeuta. Solo in questo modo sarà possibile sfruttare al massimo le potenzialità del diario ma ciò non toglie che il paziente possa provare un certo sollievo già nello scrivere il proprio diario personale.

SCRITTURA TERAPEUTICA: come applicarla da soli in autonomia

In caso si voglia provare a scrivere in modo terapuetico da soli in autonomia senza l’aiuto di un terapista vi sono dei validi esercizi o metodi che possono essere applicati con forte giovamento

Di seguito alcuni esercizi utili che riportiamo come esempi[3]:

  • Inizia in modo semplice: annota il tuo stato d’animo, giorno per giorno, come pratica di alleggerimento mentale. Registra come stai. Questa scrittura la puoi praticare senza aver bisogno di particolari guide.
  • Prova a cimentarti con il diario, puoi scrivere il diario dei pensieri e delle emozioni. Oppure un vero e proprio diario cronologico di ciò che ti accade.
  • Quando hai bisogno di fare un’analisi di te, di porre le basi per un cambiamento puoi cimentarti anche con le lettere in particolare con la lettera a se stessi. Le lettere rappresentano una modalità molto efficace di scrittura terapeutica anche nell’ambito delle relazioni.
  • Ci sono ferme di scrittura molto profonde che sono precedute da un momento di introspezione, raccoglimento, meditazione. Riservati uno spazio per te, ritrova calma, osserva quello che passa nella tua mente e come ti senti. Poi scrivi.
  • E se te la senti fai un passo oltre e prova a scrivere la tua storia, a intraprendere un vero e proprio percorso autobiografico.

COLTIVARE L’ABITUDINE ALLA SCRITTURA TERAPETUTICA: come fare[4]

Riportiamo le sagge parole della scrittrice Alessandra Perrotti:

“La scrittura è considerata anche una forma di meditazione per la capacità di condurci in profondità. Scrivere calma la mente, permette di dare forma e nome ai pensieri portando chiarezza di visione.

Se è così importante come potremmo fare per farla diventare un’abitudine quotidiana?

  • Scegli un tempo: prova ad individuare un’ora al giorno (ma anche meno) da dedicare alla scrittura. Magari il mattino presto o la sera prima di dormire.
  • Scegli un luogo: un luogo che sia tuo o almeno in cui tu possa scrivere indisturbato. Non dico la stanza tutta per sé di Virgina Woolf o la camera studio di Emily Dickinson ma un angolo in cui tu possa sentirti in pace e tranquillità.
  • Scegli gli strumenti: questa è una scrittura che andrebbe praticata a mano per cui scegli un bel quaderno, diario o agenda e una penna o una matita che ti consentano di scrivere senza sforzo. Io uso la penna stilografica proprio per questo. Però se senti di trovarti più a tuo agio scrivendo al pc, va bene. Ciò che conta è che tu ti possa dedicare questa parentesi tutta per te”.

Ed ancora, la scrittrice afferma che eista una “settimana della scrittura terapeutica Di che cosa si tratta? Ecco che cosa suggerisco il lunedì:

Scrittura mattutina

Introducete la scrittura con un’annotazione sul tempo atmosferico, osservate il cielo o il panorama dalla vostra finestra. Descrivete il vostro stato d’animo e perché, secondo voi, vi sentite così.

Scrittura pomeridiana

Prendete nota di una frase o una parola che avete sentito e vi ha colpito o che non volete dimenticare. Oppure descrivete un pensiero che è passato nella vostra mente dal momento del risveglio fino all’esercizio di scrittura. Precisate che tipo di sensazioni ha generato in voi quel pensiero.

Scrittura serale

Com’è andata la giornata? Che cosa pensate sia accaduto oggi d’importante o degno di essere ricordato?

SCRITTURA TERAPEUTICA: i benefici [5]

“Scrivere per guarire significa affidarsi alla scrittura come percorso di supporto, di conforto, di compagnia costante. La scrittura è un rifugio in cui possiamo isolarci quando ne abbiamo bisogno ma, come ho detto tante volte, è anche un ponte che ci guida nel mondo e all’incontro con gli altri.

Vediamo però insieme alcuni dei principali benefici della scrittura terapeutica.

  • La scrittura è una forma di autoanalisi. Non sostituisce le sedute dall’analista, quando sono consigliate e necessarie, ma permette – come del resto molti psicoterapeuti sostengono – di essere un utile supporto per terapie in atto. Ci sono situazioni invece in cui la scrittura ci aiuta in caso di piccoli o medi malesseri. Accade quando abbiamo bisogno di spazio-pensiero, di riflessione, quando avvertiamo la necessità di portare chiarezza o anche solo confessare qualcosa che ci pesa.
  • Scrivendo si genera un effetto di “rinascita” proprio perché portiamo sempre più consapevolezza nella nostra vita.
  • Scrivere ci permette di arrivare in profondità, è una delle vie attraverso cui raggiungiamo la nostra memoria involontaria, il nostro inconscio.
  • La scrittura ci porta comprensione di ciò che non è sempre subito percepibile nel quotidiano, aprendo porte inimmaginabili e lasciandoci guardare oltre.
  • La scrittura è popolare e democratica: scrivere è semplice, non richiede l’utilizzo di mezzi o strumenti particolari.
  • La scrittura rende onore alla memoria. Scrivere di ciò che è accaduto significa salvarne la memoria.
  • Scrivere ci permette di creare un quadro d’insieme di tanti frammenti che vagano sparsi nella nostra mente, spesso confusi o disordinati, non chiari o definiti.
  • La scrittura è strumento di educazione. Auspico davvero – e in molti casi già avviene – che la scrittura di sé, il diario, le lettere siano portati nelle scuole a partire dalle primarie, in modo che i bambini sentano come naturale conoscersi attraverso la scrittura, descriversi, trovare le parole per esprimere, compatibilmente con l’età, il proprio sentire.
  • Costa meno di una seduta dall’analista. Intendiamoci non sostituisce l’analista ma – a parte che molti psicologi e psichiatri utilizzano ogni giorno la scrittura con i loro pazienti – può supportare una terapia in atto, può essere una fase iniziale; a volte, come in molti casi pratici che ho potuto verificare, è persino risolutiva: casi in cui abbiamo bisogno di portare chiarezza, di comprendere, di confessarci.
  • Possiamo praticarla tutti senza particolari abilità legate alla lingua, alla conoscenza della grammatica.
  • Semplicità dei supporti e degli strumenti: qualcuno mi chiede quali supporti utilizzare per praticarla. Non richiede mezzi o organizzazioni particolari, carta e penna, un luogo tranquillo (ma a volte anche affollato) va bene quando sentiamo il bisogno di scrivere, di esprimerci.
  • Come detto consiglio sempre la scrittura a mano poi si può passare al pc per raccogliere i testi scritti e salvarli. Se no basta un’agenda, un quaderno, un diario, quello che vi piace. La carta è silenziosa, accogliente, discreta: accoglierà le vostre confessioni come un’amica fedele e le custodirà. Insieme alla penna che scorre si prenderà cura dei vostri pensieri, magari anche delle lacrime ma vi sarà supporto incredibile per alleviare dolore e paura.  Oltre a quelli appena citati possiamo vedere anche altri aspetti in cui emerge chiaro il ruolo della scrittura terapeutica.

 

 

 

[1] di Marta Erba (Medico e psicoterapeuta del Centro Medico Santagostino)

[2] di Marta Erba (Medico e psicoterapeuta del Centro Medico Santagostino)

[3] Alessandra Perrotti- alessandraperrotti.com

[4] Alessandra Perrotti- alessandraperrotti.com

[5] Alessandra Perrotti- alessandraperrotti.com

L’autunno è una stagione davvero affascinante sotto diversi punti di vista.

Periodo di passaggio tra le calde giornate estive e i primi freddi invernali, è una stagione molto caratteristica: la natura si prepara ad affrontare l’inverno, cadono le foglie ormai inutili dagli alberi e le piante si preparano a superare le basse temperature dell’inverno.

In un certo senso l’autunno è la stagione dell’ordine, della pulizia, nella quale la natura si ripulisce dal superfluo (fa cadere le foglie ormai non più utilizzabili) e rimane con l’essenziale pronta per il periodo più intenso che la attende.

Allo stesso modo della natura, anche noi come individui possiamo sfruttare questo periodo a nostro vantaggio cercando di seguire il flusso naturale della stagione al fine di riordinare priorità, obiettivi, progetti, concentrarsi solo sul necessario e il realizzabile scartando il superfluo e creare i nostri spazi interiori di pace e serenità nei quali rifugiarci per sfuggire dal trambusto della routine di tutti i giorni ed evadere dei pensieri/preoccupazioni; in modo da organizzare al meglio le nostre attività e allo stesso tempo, ritagliare tempo alla cura di noi stessi in termini di benessere spirituale e psicologico.

Le stagioni influenzano sempre il mood e le emozioni e in particolare, l’autunno influenza il tono dell’umore e le emozioni in modo significativo grazie all’arrivo del freddo, delle ore di luce ridotte e del passaggio all’oro solare.

Di seguito riportiamo tutti i dettagli sugli insegnamenti da applicare ispirandosi alla stagione autunnale, i benefici che può apportare sulla nostra psiche e le influenze positive e negative che comporta in termini di benessere psichico e spirituale.

 I COLORI DELL’AUTUNNO: l’influenza sulla psiche [1]

Alla stagione autunnale spesso si associano stati d’animo di tristezza, malinconia, irritabilità e una predisposizione ad una maggiore introspezione.

Nella stagione dei colori rosso, marrone, giallo e arancio queste tonalità sono percepite dal nostro cervello come meno attivanti e per tale motivo, le persone che soffrono di bassa autostima o insicurezza potrebbero essere predisposti a maggiori episodi di depressione, malinconia, attacchi di panico, sperimentando stati di ansia e depressione autunnale (simile alla SAD sindrome da depressione stagionale di cui trovi l’articolo nella sezione https://auxiliawellness.it/winter-blues-il-disturbo-affettivo-stagionale-dellinverno/).

Se in estate le gradazioni estive stimolano l’azione e l’intraprendenza, le tinte autunnali stimolano la nostra psiche alla riflessione, alla solitudine, all’osservazione e alla calma.

Tale aspetto non è certamente negativo in quanto permettono di rallentare, fermarsi, riflettere a livello più profondo e di prendersi del tempo per ascoltare la propria voce interiore sviluppando maggiore conoscenza del proprio mondo interiore e permettendoci di relazionarsi con il nostro IO e con le persone che ci stanno intorno in maniera più bilanciata, conscia e attenta.

Tale mood incentrato sulla propria interiorità permette inoltre, di fare spazio alle cose davvero utili, importanti, tralasciando e accantonando il superfluo per focalizzarsi solamente sugli obiettivi, sentimenti, emozioni e questioni che davvero contano e ci rendono felici, su ciò che ci fa stare bene.

 AUTUNNO: il momento dell’abbondanza e della raccolta

Dal latino autumnus, (participio passato del verbo augère) il cui significato è “aumentare, arricchire” deriva la caratterizzazione dell’autunno come stagione appunto dell’abbondanza, ricchezza.

L’autunno è la stagione di raccolta dei frutti dell’estate per accantonare tale abbondanza come scorta in vista dell’inverno quale stagione di ristrettezze.

Dal punto di vista dell’interiorità è il momento più idoneo per raccogliere i frutti dell’anno in termini di obiettivi conseguiti (che erano stati i propositi di gennaio) e tirare le somme delle varie situazioni che si sono andate a creare durante l’anno.

L’autunno è il momento per vedere e valutare ciò che abbiamo conseguito ed esserne GRATI, proiettando il sentimento potente della gratitudine su ogni cosa ottenuto sia a livello lavorativo, familiare, relazionale e sia a livello personale in modo da sentirci FELICI E APPAGGATI per tutti i risultati conseguiti. È un modo vero e proprio di rendersi conto di ciò che abbiamo ottenuto ed apprezzarlo a PIENO.

“La felicità non deriva dall’ottenere ciò che desideri ma dal desiderare ciò che già possiedi”.

Inoltre, la stagione autunnale è la stagione dei SEMI, che sono l’origine della vita per le future piante e che una volta impiantati, scendendo nelle profondità del terreno, si attiveranno e germoglieranno in primavera come nuova fonte di vita appena nata.

Questa attività, per analogia a livello della nostra psiche ha un valore simbolico notevole.

Attraverso una semplice trasposizione del seme come pensiero o emozione all’interno della nostra psiche, impiantare il seme significa a livello psicologico per noi impiantare una MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA e dunque, attivare un PROCESSO DI RISVEGLIO INTERIORE che avviene a livello molto profondo della nostra aurea energetica.

In questo modo, attraverso una maggiore consapevolezza del proprio IO interiore, si potrà affrontare l’autunno come stagione del CAMBIAMENTO in maniera più serena e con meno timori. Per ottenere questo stato di calma interiore è necessario riconoscere ed accettare la funzione essenziale delle proprie emozioni (sia positive, sia negative).

“Per poterti evolvere e rinnovare hai bisogno di volgerti al tuo interno e affrontare le tue emozioni, anche quelle meno piacevoli, fare i conti con la tua realtà e dove possibile agire per modificarla”.

LA DEPRESSIONE AUTUNNALE: caratteristiche e rimedi

A volte scavare a fondo nella propria psiche andando a conoscere i tasselli complessi della propria interiorità porta degli scompensi notevoli che possono sfociare nella depresione autunnale.

Per evitare il sopravvento di depressione e pensieri negativi bisogna imparare a gestire il cambiamento stagionale adattandosi ed integrandosi con i cambiamenti fisici e di umore della stagione.

MALINCONIA

Ad esempio la tipica malinconia autunnale non deve sfociare in depressione ma deve essere presa come una analisi lucida sul passato, sugli insegnamenti che si sono ricavati da tali esperienze e sul fatto che quel passato ormai concluso doveva andare in quel modo per permetterci di apprendere quelle lezioni e che ormai come ciclo chiuso della nostra vita non va riaperto e anzi, va accolto e analizzato solo come ricordo di insegnamenti che ci hanno aiutato a diventare le persone che oggi siamo.

La tristezza che si genere dal ricordo non deve essere presa come negativa, ma anzi va accolta e interpretata come lucida testimonianza che quelle vicissitudini del passato sono grandi maestre di vita a tutti gli effetti.

Questa accettazione del DOLORE permette di RINNOVARSI continuamente e adattarsi al cambiamento in quanto accettando la tristezza passiamo oltre e affrontiamo le novità con maggiore consapevolezza.

I BENEFICI DELL’AUTUNNO: come sintonizzarsi con il mood della stagione

  1. L’AUTUNNO COME STAGIONE INTERIORE DEL LASCIAR ANDARE e DEL RINNOVAMENTO

Basta osservare il cadere delle foglie dagli alberi per capire ed intuire facilmente il messaggio che questa stagione porta con sé: LASCIA ANDARE.

Il processo naturale parla chiaro: le foglie cadono dai rami poiché ormai secche e prive di sostanze nutritive e l’albero si prepara all’inverno spostando la propria energia dal tronco alle radici per prepararsi ad accogliere i le gemme che sbocceranno con la primavera le quali si nutriranno anche grazie al nutrimento che le foglie secche lasciano sul terreno dopo la caduta arricchendo e nutrendo le gemme indirettamente.

Allo stesso modo, interiormente la nostra psiche e la nostra aura energetica possono abbracciare lo stesso percorso: chiudere con i cicli del passato, lasciar cadere le vicende morte, passate e lasciar andare ciò che non serve più, per poterci RINNOVARE E PREPARARE PER LE FUTURE STAGIONI, TRA CUI LA PRIMAVERA INTERIORE COME PERIODO DI NUOVA FIORITURA SPIRITUALE.

Assorbire le esperienze seppur dolorose del passato imparando dai propri errori e facendo tesoro di tali insegnamenti permette di allenare la RESILIENZA e COLTIVARE LA FIDUCIA IN SE STESSI e nelle proprie ENERGIE INTERIORI.

Nei periodi difficili di incertezza e solitudine bisogna ricercare le proprie radici riconnettendosi alla propria parte più saggia e profonda.

BISOGNA essere FORTI ma FLESSIBILI.

Stare a contatto con la natura permette di acquisire fiducia e sicurezza che difficilmente si acquisiscono lontano dal contesto naturale e se non ben allineati con la fase stagionale.

Il processo naturale del lasciar andare” non è uguale per tutti e consiste nel guarire le proprie ferite e si ottiene imparando a gestire le emozioni e a connettersi con la propria voce interiore.

  1. ALIMENTAZIONE NATURALE: i cibi autunnali nutrono mente e spirito

Il cibo e l’alimentazione hanno una forte influenza sulle nostre emozioni e sull’umore, e viceversa, le alterazioni a livello psicologico influenzano i comportamenti alimentari e la scelta del cibo che consumiamo.

Le persone con una maggiore sensibilità al cambio stagione spesso sono soggette a maggiori sbalzi umorali e attacchi di irritabilità e di conseguenza sono soggetti ad attacchi di fame emotiva che spingono a ricercare dolci e carboidrati.

Per proteggere il corpo da questi attacchi evitando di indurre diversi squilibri emotivi assumere i cibi di stagione può aiutare notevolmente a prevenire i malanni stagionali, affrontare l’autunno e prepararsi al meglio all’arrivo del freddo invernale.

Si consiglia infatti, di nutrirsi con molte vitamine e sali minerali per per proteggere l’organismo, prevenire i mali di stagione e gli squilibri emotivi.

  1. AUTUMN LIFESTYLE: vivere in armonia con la natura

La psiche è un complesso di abitudini ed emozioni che influenzano e determinano la qualità della nostra vita.

Per tale motivo è importantissimo prendersi CURA DELLA PROPRIA ROUTINE ABITUALE per evitare che abitudine nocive danneggino il proprio equilibrio interiore.

A tal proposito, può essere utili inserire nella propria ruotine delle routine POTENZIANTI che aiutino ad abituarsi alla diminuzione della luce senza sfociare in insonnia, stanchezza e cali d’umore.

7 SEMPLICI SUGGERIMENTI DI ROUTINE POTENZIANTI:

  1. Fai passeggiate all’aperto, possibilmente nel verde, un recente studiodimostra che il contatto con la natura abbassa i livelli di stress, ansia e depressione. 
  2. Dedicati al movimento e ad attività di concentrazione al mattino, facendo pause rigeneranti, magari praticando pochi minuti di meditazione.
  3. Rallenta invece le tue attività nel pomeriggio ed evita sforzi mentali e fisici la sera. Dormirai meglio e potrai anticipare la sveglia.
  4. Svegliati presto per fare scorta di luce solare (fonte preziosa di vitamina D e buon umore).
  5. Coltiva le tue relazionie ritaglia anche uno spazio per te.
  6. Dedicati alle tue passioni e concediti dei momenti di piacere e di rilassamento durante le tue giornate.
  7. Rendi accoglienti gli spazi in cui vivi, non dimenticare di prenderti cura dell’ambiente in cui trascorri il tuo tempo, la tua casa o il tuo ufficio.

La chiave di tutto è sempre L’EQUILIBRIO DEL PROPRIO BIORITMO e poiché esso viene influenzato dalle stagioni SINTONIZZARSI CON LA NATURA è la migliore strategia in ogni ambito.

[1] https://psicoterapiaolistica.it

Una mente performante è di certo uno dei motori più importanti per affrontare le giornate lavorative al meglio.

Solo mantenendo la concentrazione, trovando un focus e non lasciandosi distrarre da questioni non attinenti alla vicenda di cui ci stiamo occupando, si evitano stress e preoccupazioni inutili che andrebbero a sovraccaricare il nostro sistema psico-fisico.

Per ottenere una mente concentrata, attiva e ben focalizzata la si può allenare attraverso un Allenamento Mentale composto da dei veri e propri esercizi mentali o tecniche.

In questo articolo parleremo di alcune tecniche, esercizi e modus operandi virtuosi che si possono applicare nell’allenamento mentale di tutti i giorni, per gestire al meglio gli impegni, scadenze, problemi e per mantenere performance elevate con la massima concentrazione e focus.

Gli esercizi in questione sono ripresi dalla disciplina della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) che consiste in una teoria con le relative tecniche mentali per migliorare le prestazioni in campo lavorativo, sportivo, nella vita quotidiana e per il proprio benessere psichico.

Quello che non va dimenticato mai è che la mente al pari del corpo può essere allenata per incrementare le prestazioni al fine di raggiungere i propri obiettivi in maniera più lineare, efficace ed efficiente.

Tutti gli esercizi e tecniche per l’allenamento mentale della PNL, al pari degli esercizi di un qualsiasi workout necessitano di costanza, regolarità, progressività, pazienza e determinazione per ottenere nel tempo dei risultati tangibili.

Per poter allenare la mente al successo in qualsiasi ambito si vogliano utilizzare le tecniche di cui parleremo ed affrontare qualsivoglia problema, evento o prova da superare; bisogna costruire degli schemi mentali pre-competizione (pre-prova o pre-evento) in modo da entrare in uno stato mentale ben focalizzato in automatico ogni volta che si necessita di concentrazione immediata e costante.

Di seguito maggiori dettagli.

LA PNL

La PNL, i cui capisaldi possono essere riportati riportando le parole dei suoi due capostipiti (Richard Bandler e John Grinder) può essere definita così: “Non si vincola ad alcuna teoria, ma possiede lo status di un modello, un insieme di procedure la cui misura di valore è l’unità e non la verità. La PNL presenta strumenti specifici che possono essere utilizzati efficacemente in qualsiasi interazione umana”.

Con tali parole si ribadisce il concetto che la PNL non sia al pari della religione, un diktat sterile proselitista al quale appoggiarsi e seguire in maniere cieca, bensì, una vera e propria raccolta di procedure con degli strumenti specifici che mirano a supportare le persone nella loro quotidianità.

 LE REGOLE PER APPROCCIARSI AD UN ALLENAMENTO MENTALE

Di seguito sono presentate alcune regole o esercizi fondamentali per poter effettuare un allenamento mentale in maniera efficace e redditizia:

  • PERIODO: è importante mettere in pratica gli esercizi e le tecniche per un periodo più o meno lungo.
  • COSTANZA: bisogna effettuare queste esercitazioni in maniera costante e quotidiana.
  • ALLENAMENTO CORPO-MENTE: allenatevi sia fisicamente e sia mentalmente per ottenere un duplice risultato combinato.
  • STEP BY STEP: allenarsi su un solo aspetto (o limite) per volta utilizzando una determinata tecnica.
  • NIENTE GUIDIZI AFFRETTATI: non giudicare prematuramente il risultato ottenuto nelle prime esercitazioni, come per l’allenamento fisico è necessario del tempo per verificare i miglioramenti.
  • NIENTE TERMINI E GUIDIZI NEGATIVI: evitare di utilizzare termini negativi per esprimere il risultato finale delle esercitazioni e non demoralizzarsi alle prime prove.
  • NIENTE FORZATURE: è bene non forzate le tecniche e le esercitazioni in modo da sentirsi liberi di allenarvi mentalmente in modo da rendere il processo divertente e rilassante evitando di creare stress ulteriore.
  • CONDIVISIONE: molto utile è condividere con un amico l’allenamento mentale, lo sviluppo di un determinato aspetto, esercitandovi insieme per motivarvi l’uno con l’altro.
  • VERSATILITA’: è fondamentale utilizzare la stessa tecnica ed esercitazione su diversi aspetti tecnici, utilizzando le tecniche di visualizzazione dell’obiettivo e dell’ancoraggio. (La tecnica di visualizzazione, chiamata anche visualizzazione creativa, è “una tecnica che consiste nell’immaginare o visualizzare delle cose o delle situazioni nella propria mente per provocarne la materializzazione e l’accadimento nella realtà. La tecnica di ancoraggio consiste nel produrre uno stimolo in risposta ad uno stato d’animo proprio di un’esperienza passata. Come risultato, quello stato d’animo viene “ancorato” e portato al presente).
  • FOCUS CHE CONTANO: per avere motivazioni costanti bisogna focalizzarsi e allenarsi mentalmente su aspetti che sono importanti per la propria attività, più sono importanti e maggiori risultati si otterranno alla fine di un periodo di allenamento mentale.
  • VARIETA’: come per l’allenamento fisico, è importante provare varie tecniche, varie esercitazioni e applicarle a diversi aspetti che si ritendono importanti, avendo dunque, maggiori stimoli mentali e migliori risultati finali. Mai fossilizzarsi.

Gli esercizi appena menzionati sono solo alcuni delle numerose regole che si possono utilizzare per approcciarsi all’allenamento mentale nel migliore dei modi possibili, provando sulla propria pelle come queste tecniche ed esercitazioni siano effettivamente positive per corpo e mente.

Molto importante nell’iter di allenamento mentale è sicuramente il Momento pre-gara, pre- competizione, pre-evento o pre-performance.

In tale momento della competizione sicuramente un aspetto fondamentale è dato dal Riscaldamento Mentale.

Un corretto approccio alla gara è importantissimo in quanto un momento pre-performance negativo compromette tutta la performance futura. Per questo, evitare interferenze esterne che non creino ulteriore tensione e annebbino la mente è fondamentale.

 LA TECNICA DEL RISCALDAMENTO MENTALE

Parte  fondamentale di qualunque allenamento mentale è la tecnica del “Riscaldamento Mentale” del momento pre-gara, ossia l’entrata in uno stato mentale e meditativo di concentrazione pre-performance (che sia una prestazione fisica per una gara o una prestazione lavorativa), nel quale la mente direziona la concentrazione focalizzandosi su diversi aspetti importanti della performance da sostenere, i quali di solito consistono in:

  • Obiettivo: è fondamentale che nella fase pre-competizione, ossia nel momento in cui ci si trova nella fase di riscaldamento mentale, si abbia un chiaro e ben fissato obiettivo da raggiungere, esprimendolo in maniera positiva. Non avere idee chiare prima della competizione su quello che può essere l’obiettivo finale ci preclude tutta la performance, mentre saperlo, ci permette di capire meglio come poterlo raggiungere.
  • Modalità: una volta presa consapevolezza dell’obiettivo da raggiungere è di vitale importanza capire come raggiungerlo. Ad esempio, dobbiamo sapere “a che ritmo” poter correre una gara di corsa per raggiungere il traguardo finale. Dunque, diventa importante nella fase di riscaldamento mentale prefiggersi una tattica di gara efficace.
  • L’atteggiamento: nella fase del riscaldamento mentale si deve analizzare la propria condizione fisica, verificando il proprio stato d’animo per capire come viene percepito quel momento pre-competizione, quali sono le sensazioni e le emozioni che prendono il sopravvento in quegli attimi pre-gara o pre-performance. La consapevolezza della propria condizione sul momento presente è di fondamentale importanza per ottenere una peak performance (una prestazione nella quale ci si esprime al di sopra del proprio livello abituale). Inoltre, questo atteggiamento è importante nei riguardi dei propri compagni, colleghi o amici, del gruppo con cui si condivide l’esperienza sportiva/lavorativa/organizzativa.
  • Analisi del luogo: importante diventa anche l’analisi del luogo ove effettuare la propria performance includendo il planning dell’evento, eventuali dead line, o per una gara/competizione la partenza, l’arrivo e in generale, tutti gli elementi importanti da non trascurare. Tutto ciò permette di mantenere un maggior controllo e una maggiore consapevolezza delle attività da affrontare dopo la prima fase di riscaldamento mentale.

Oltre ai punti suddetti sui quali concentrarsi durante il riscaldamento mentale, è fondamentale trovare sempre il momento, il luogo, la condizione psico-fisica e lo stato mentale adatti a praticare questa tecnica mentale per potersi preparare al meglio all’evento o allo scopo prefissato.

Diventa necessario quindi, che il riscaldamento mentale venga fatto prima della performance in un luogo rilassante e in uno stato d’animo di serenità e tranquillità.

 STATO D’ANIMO E CARICA PSICOLOGICA: la tecnica di Caricamento Psicologico

Fondamentale per una preparazione adeguata pre-evento/performance è la carica psicologica con cui ci presentiamo all’evento, la quale può influenzare in modo negativo o positivo la situazione.

Lo stato d’animo, di concentrazione e carica psicologica con cui affrontiamo il momento precedente alla performance, gara o evento ci indica il livello di preparazione con il quale stiamo affrontando la situazione.

Secondo alcuni studi avere una carica psicologica di livello medio o intermedio sia più idoneo per ottenere una peak performance, piuttosto che avere livelli troppo carichi o scarichi.

Difatti, sia l’essere poco motivati, scarichi, poco concentrati o affranti o l’essere troppo carichi, nervosi o esaltati fa disperdere energia e non permette in entrambi i casi di avere le condizioni mentali e fisiche appropriate per affrontare le sfide.

Secondo gli esperti di PNL sono necessarie queste azioni/attività pre-competizione per caricarsi psicologicamente in maniera idonea ad affrontare la prova:

  • Ricordi: immaginare, visualizzare delle ottime prestazioni svolte in passato permette alla nostra mente e al nostro corpo di caricarsi in maniera positiva per l’evento, di farvi sentire in uno stato di grazia già vissuto che sentite vostro.
  • Stato mentale: a seguito del primo punto, ci si trova in uno stato di preparazione alla gara ottimale, totalmente associati ed immersi nella attività che si sta svolgendo, sia mentalmente, sia fisicamente.
  • Visualizzazione: per rendere ancora più efficace questo stato di preparazione si può racchiudere questo momento in una immagine positiva, oppure come molti campioni fanno, in una parola da ripetersi come un mantra, o un gesto fisico che richiami alla mente questo stato di grazia.
  • Pratica: una volta trovato il proprio stato mentale e carica psicologica ideali, è bene  immergersi completamente nel momento presente, nell’azione che si deve svolgere, nell’evento e soprattutto, immaginandosi nel frattempo nell’atto di svolgere quella specifica azione e ritrovando così, il proprio equilibrio psico-fisico.

LA POSITIVITA’: la tecnica di Sviluppo degli Obiettivi Positivi

Oltre alle due tecniche di Riscaldamento Mentale pre gara e di Carica Psicologica, vi è nel processo di allenamento mentale, la tecnica di Definizione e Sviluppo Di Obiettivi Positivi, che consiste nel definire gli obiettivi in maniera corretta e nello svolgere azioni programmate e concrete che realizzino l’obiettivo prefissato.

Secondo tale tecnica si definiscono i seguenti step strategici:

  • OBIETTIVI REALI E MIRATI: gli obiettivi devono essere alla propria portata e si deve mirare con le proprie azioni a raggiungerli in un tempo più o meno programmato.
  • OBIETTIVI POSITIVI: gli obiettivi devono essere definiti in termini positivi.
  • OBIETTIVI SPECIFICI: più si dichiarano dettagli specifici del proprio obiettivo, migliore sarà il risultato finale.
  • RISULTATO ECOLOGICO: si definisce ecologico in quanto il raggiungimento del proprio risultato non deve danneggiare nessuno, sia l’ambiente, sia avversari, sia compagni o esterni.
  • AGIRE E NON PENSARE: nel momento in cui si abbia un obiettivo in mente, non bisogna pensarci troppo, bisogna buttarsi a capofitto nella propria avventura, esperienza e nella programmazione della preparazione che conduce al raggiungimento dell’obiettivo.

Come ogni tecnica, come ogni esercitazione che si rispetti anche queste tecniche di allenamento mentale devono essere provate molteplici volte e solo in questo modo possiamo sperimentare il loro vero valore aggiunto nel raggiungimento dei propri scopi.

“Un ciliegio ha paura di fiorire?

Solo chi ha la forza di scrivere la parola fine può scrivere la parola inizio”

 – Lao Tzu –

La Primavera significa rinascita e proprio come il corpo anche la mente viene trasportata in questo mood di rinascita interiore attraverso un percorso di introspezione che guida ognuno di noi a guardarsi dentro e a ritrovare degli equilibri perduti o messi da parte durante il lungo inverno.

Per ritrovare se stessi, recuperare le energie e la serenità, sintonizzarsi con il proprio centro e ritrovare il proprio equilibrio energetico e spirituale è possibile iniziare a meditare, concentrarsi sui silenzi e sulla pace interiore e cercare di ritagliare degli spazi di tempo per noi stessi nei quali coltiviamo le passioni e gli hobby che ci fanno stare meglio.

Per affrontare con più consapevolezza la rinascita spirituale ed energetica certamente la pratica mindfulness può essere uno strumento più che valido per coltivare noi stessi e il nostro io ottenendo un benessere ed un risultato migliore e duraturo nel tempo.

La rinascita della primavera e dunque la rinascita interiore viene tuttavia, anche intesa come apertura verso l’esterno, ritorno al mondo, alla socialità, una vera e propria apertura che dopo i lunghi mesi delle stagioni autunnali ed invernali nelle quali spesso si tende a chiudersi in se stessi e avere atteggiamenti solitari, spesso coincide con il riscoprire il piacere della socialità.

Tale apertura e riscoperta del mondo e delle relazioni a volte può mettere in soggezione o porta ad autocritiche, obiettivi impossibili da raggiungere perché non ci sente abbastanza belli o adeguati al rientro nella mondanità, società e al confronto nelle relazioni.

Per affrontare con più serenità anche questo tipo di rinascita la pratica mindfulness è certamente uno strumento da non sottovalutare.

LA PRIMAVERA: RINASCITA E RICONESSIONE CON IL MONDO [1]

Se anche siamo da poco entrati nella primavera già sentiamo gli effetti che essa ha su di noi: le ore di sole si allungano, le prime fioriture, i raggi più caldi del sole, le prime passeggiate in spiaggia.

La primavera è facile amarla perché viene vista come una promessa, la promessa di qualcosa di nuovo che potremmo sviluppare sia in vacanza sia nei mesi estivi, un anticipo o un dolce assaggio del clima summer dream che ci attende.

Affrontare la primavera significa affrontare una rinascita che permette di lasciarsi alle spalle tutto il peso freddo dell’inverno e ricorda che affrontare il cambiamento è sempre possibile: lasciare andare qualcosa di vecchio e iniziare qualcosa di nuovo.

Per intraprendere una nuova attività o qualcosa di nuovo in generale dobbiamo assolutamente saper lasciare il vecchio, concludendo o accettando che non è stato possibile finire ciò che si è iniziato o fare diversamente ciò che ormai è stato fatto.

In alcuni casi le cose non sono andate come avremmo voluto ma se non viene lasciato andare il passato,  ci precluderemmo la possibilità di avere le giuste energie per affrontare le novità ed aprirci ad esse.

Questo atteggiamento di saper lasciare andare e abbracciare a pieno la novità è una delle ragioni che rende il cambiamento difficile e una delle spinte che la primavera sollecita.

PRIMAVERA & CAMBIAMENTO[2]

Il cambiamento della primavera è una piccola sorpresa: bastano pochi giorni e quello che sembrava fermo prende vita e fiorisce quasi improvvisamente.

Spesso il cambiamento è così improvviso da coglierci alla sprovvista, soprattutto se non lo abbiamo deciso consapevolmente.

Ciò che cresce porta nuova energia e richiede tutta la nostra attenzione e vitalità.

Per questa ragione, a volte, la primavera può essere anche una stagione difficile: improvvisi sbalzi d’umore, la pigrizia che si alterna all’energia.

Cambiare quando non dipende da noi può esser facile e avventuroso, ma quando siamo noi a dover decidere qualcosa può diventare insolitamente difficile. Un ciliegio non ha paura di fiorire. Noi sì.

L’idea di rimandare sembra la soluzione più semplice, ma il letargo prolungato rischia di farci perdere vitalità.

In questi casi il sentimento dominante diventa la paura e abbiamo bisogno di alcuni riti di passaggio per superarla: affrontare noi stessi allo specchio; riconoscere le nostre risorse; trasformare la pigrizia in azione.

A volte abbiamo paura di guardarci allo specchio, ma in questo modo perdiamo la possibilità di scoprire chi siamo davvero.

Affrontare noi stessi è un’esperienza che ci restituisce un’immagine migliore di quella che pensavamo.

Solo affrontando le nostre insicurezze con onestà scopriamo quali sono le nostre vere risorse. Buttarsi a caso in qualcosa di nuovo non ha molto senso né tantomeno utilità, bensì, scoprire che cosa desideriamo davvero e’ la chiave di giusta lettura per aprirsi al cambiamento e alla novità. 

Quando vogliamo favorire il cambiamento abbiamo bisogno di riti di passaggio.

Un ritiro di meditazione ha proprio questa funzione: lasciare i nostri luoghi abituali per andare in un luogo altro, dove, con un gruppo di persone che condividono la nostra stessa esperienza, ci isoliamo per poi tornare, diversi, a una nuova aggregazione. Quella del nostro quotidiano.

Iniziare qualcosa di nuovo ci rende grandi. Indipendentemente da cosa iniziamo. Perché dichiariamo che siamo in grado di creare una novità, una discontinuità con il passato. Non permettiamo che la paura di vivere ci tolga questa opportunità!

La paura di vivere è quello spavento che ci coglie ogni volta che ci troviamo di fronte a qualcosa che ci rende grandi. È la paura di crescere e diventare chi siamo veramente. Vuol dire realizzare noi stessi, compiere quell’impresa che rende più significativa la nostra vita e che ci permette di sentirci vivi e padroni di sé, per essere in grado di sorridere alla paura.

MINDUFLNESS: come sintonizzare la mente con l’arrivo della primavera[3]

Riportiamo le parole della dottoressa Maria Beatrice Toro, psicologa, psicoterapeuta e istruttrice di mindfulness, che nella rivista Vero Salute ha spiegato molto chiaramente cosa significhi rinascita interiore e come la pratica mindfulness possa influenzare tale processo.

Ricorrendo a una metafora in tema possiamo dire che, esattamente come accade alle piante, questo può essere il momento perfetto per affrontare una rifioritura. Questo processo, però, comporta una esposizione al “sole”, che nel nostro caso coincide con l’apertura al mondo e al rinforzo della socialità: un passo che non sempre ci coglie preparati – prosegue l’esperta.

L’autunno e l’inverno – è vero – sono
stagioni cupe e pesanti, sia da un punto di vista meteorologico sia in termini di carico di stress e di impegni; ma ci possono impigrire e “viziare” all’isolamento e al ripiegamento su noi stessi.

Come aprirsi alla nuova stagione in arrivo?

Uscire dal rassicurante “bozzolo” tessuto così a lungo può risultare dunque difficoltoso, quasi traumatico per le persone più introverse e vulnerabili all’idea di far fronte agli sguardi esterni.

Consiglio: non fare resistenza

Il consiglio, in questo caso, è di non fare resistenza, ma di aprirsi al cambiamento, assecondandolo», suggerisce l’esperta. Una seconda indicazione che potrà essere utile ad alcuni è quella di affrontare il cambio di stagione in maniera “morbida”, se necessario ritagliandosi un giorno o un
weekend di relax – anche da soli.

Come rapportarsi alle proprie qualità esteriori e interiori?

Un problema che possiamo trovarci a fronteggiare in questo periodo è quello legato alla nostra immagine: corporea, ma non solo. L’arrivo delle belle giornate e la necessità di scoprirsi ci porta molto spesso a vedere il nostro corpo con occhio sin troppo critico – evidenzia la dottoressa Toro.

Consiglio: siate più generose con voi stesse

Di fronte a una silhouette un po’ rilassata o a forme poco toniche siamo portati a “bocciarci” impietosamente davanti allo specchio e a imporci duri diktat: “Devo dimagrire”, “Devo fare qualcosa, e subito, per queste rughe”, “Devo iniziare a correre tutti i giorni”. Peggio ancora: se abbiamo voglia di concederci qualcosa di piacevole o gratificante, lo leghiamo al raggiungimento di questo o quell’obiettivo: “Comprerò quel bell’abito solo dopo che avrò perso tre chili”.

«Questo atteggiamento è sbagliato e punitivo», -evidenzia la psicologa. Porsi degli obiettivi (purché raggiungibili) è encomiabile e certo positivo. «Prima ancora di metterci a lavorare per raggiungerli, però, dovremmo preoccuparci di valorizzare i nostri punti di forza», prosegue.

Focalizzatevi sulle vostre ricchezze

Abbiamo bei capelli? Mettiamoli in evidenza con un taglio nuovo. Sottolineiamo uno sguardo accattivante osando un make up diverso dal solito; e, soprattutto, non aspettiamo di aver perso peso per rallegrarci con l’acquisto di una gonna che ci piace o di un bel paio di scarpe con il tacco.

Lo stesso atteggiamento deve valere per le nostre qualità interiori: focalizziamoci sulla nostra verve comunicativa, sulla bravura in cucina, sulla capacità di ascoltare così come su quella di praticare sport, insomma solo sulle doti anziché sulle feroci autocritiche.

PULIZIA MENTALE DI PRIMAVERA: ritiri e percorsi spirituali come strumenti per raggiungere l’equilibrio

Pe facilitare il processo di rinascita e di riequilibrio del nostro assetto psicologico ed energetico alcune volte è necessario aiutare la mente attraverso una full immersion nel mondo mindfulness.

Tale attività viene spesso definita: pulizia mentale di primavera.

Cosa significa pulizia mentale di primavera?

La bella stagione in arrivo come abbiamo detto, ispira a ripulire casa e giardino e a buttare via tutto ciò che di ingombrante abbiamo accumulato nei mesi invernali.

La primavera è dunque, un ottimo periodo per ripulire gli spazi interiori, mentali ed emozionali.

Una buona pulizia mentale di primavera è in grado di fornire una spinta per ritrovare nuove energie e motivazioni.

La Mindfulness aiuta a fare questa pulizia: a capire i vecchi schemi mentali che non sono più funzionali e ad instaurarne di nuovi e più benefici.

Per questo esistono numerosi corsi che si possono trovare online con percorsi, ritiri, lezioni e didattiche atte proprio a favorire questo processo.

 

[1] https://www.mentelocale.it

[2] https://www.mentelocale.it/

[3] https://mindfulnessinterpersonale.com

Nel mondo moderno del digitale, dove l’informazione e la connettività sono KING, ovvero governano il panorama della comunicazione, comunicare non è stato mai più difficile.

Siamo costantemente bombardati da informazioni, dati, circondati da modi e mezzi per comunicare tamite le innumerovoli app, i social network, la tecnologia con le web cam integrate in qualsisi dispositivo, le call, le live, i real, le stories, eppure molti si sentono ISOLATI e SOLI.

Si ha la percezione che non si riesca a comunicare a fondo, nonostante tutti i mezzi di comunicazione e le numerose oppurtinità di intrattenimento sia sociale, sia individuale alle quali partecipare: siamo letteralmente invasi da proposte di adesioni a gruppi FB dai temi più disparati (sport, alimentazione, benessere, interessi, hobby, viaggi e altro); abbiamo la posssibilità di partecipare ad eventi, party, feste, conferenza, convegni, festival, sagre, mostre, concerti, spettacoli; eppure, in pochi si sentono di poter avere davvero una socializzazione concreta.

L’importante infatti, non è tanto l’aderire o meno a tali proposte o il far parte di gruppi per poter mostrare agli altri quanto si è mondani e festaioli, ma dovrebbe essere il sentirsi parte di una COMUNITA’ o di un gruppo con il quale si INTERAGISCA veramente, fatto di amici sinceri o persone con affinità di intenti e di interessi.

Troppo spesso ormai si assite al fenomeno della solitudine sociale, ossia dell’essere perennemente connessi ma pur sempre isolati e soli, senza davvero avere rapporti umani autentici e concreti.

Il virtuale, troppo spesso ha preso il sopravvento sul REALE, e le persone si stanno disabituando a comunicare tra di loro, a socializzare e a scambiare opinioni, idee, interessi.

Laddove questo accade spesso si sfocia nella depressione, nell’incapacità di evolversi e ancor più grave, si alimentano il pregiudizio, l’ignoranza, la paura del prossimo, la paura del diverso (xenofobia in greco) e la paura dello straniero.

Tali sentimenti portano alla conseguente alimentazione di aggressività verso chi è diverso, chi è alieno in ogni senso: per sesso, età, ceto, paese, cultura, religione, orientamento sessuale, condizione lavorativa e sociale.

In un contesto così alientante sempre di più, si sta cercando di ritrovare consapevolezza nei rapporti REALI, trovando nuove strade per alimentare lo sviluppo della socializzazione all’interno della popolazione, sia attraverso contesti formativi, sia ludici che intrattenitivi.

Soprattutto tra i più giovani, tali iniziative sono state considerate assolutamente necessarie per evitare che la popolazione dei giovanissimi, schiava della tecnologia sempre più rispetto alle generazioni precedenti, sviluppi preoccupanti caratteristiche e problematiche relazionali con annessi problemi psicologici quali autismo, bipolarità, disturbo dell’attenzione, disturbi ossessivo-compulsivi, manie, bullismo, anoressia, bulimia e un uso irresponsabile di droghe, fumo e alcol sempre più frequenti tra i bambini e gli adolescenti.

Non a caso, in ottica di ricostruzione di una SANA concezione della socializzazione e della capacità di relazionarsi con rapporti concreti e reali, nasce l’iniziativa della Human Library, traduzione inglese di Biblioteca Vivente, un metodo innovativo, semplice e concreto per promuovere il dialogo, ridurre i pregiudizi, rompere gli stereotipi e favorire la comprensione tra persone di diversa età, sesso, stili di vita e background culturale.

DEFINIZIONE & CARATTERISTICHE

Nata in Danimarca, la Biblioteca Umana sostituisce i libri con le persone che raccontano le proprie vicende, storie ed esperienze.

Se ogni persona è una storia, ogni storia viene scritta attraverso le proprie vicende personali giorno dopo giorno.

La Onlus no profit danese Human Library Organisation ha fondato la Bliblieteca Umana con lo scopo di dar voce alle storie delle tante persone che decidono di raccontarsi attraverso le proprie esperienze, mostrando la loro storia personale a coloro che sono disposti ad ascoltarla.

Queste storie sono pubblicate e presentate ai lettoni non per farne delle biografie di carta, ma sono raccontate a voce.

Difatti, in questa Biblioteca Umana i libri sono le persone stesse, che si raccontano apertamente a chi desidera sedersi ed ascoltare la loro storia.

La biblioteca vivente si presenta come una vera biblioteca, con i bibliotecari e un catalogo di titoli da cui scegliere, la differenza sta nel fatto che per leggere i libri non bisogna sfogliare le pagine ma parlare con le persone che incarnano i libri viventi.

Questi “libri viventi” vengono “presi in prestito” per la conversazione: ogni lettore sceglie il suo libro e ascolta la loro storia.

Il valore di tale progetto riprende il valore che nel tempo si è attribuito alle biblioteche come centri e luoghi di arricchimento culturale ed umano imprescindibili.

La diffusione del sapere è garantita essenzialmente dai servizi e dalle infrastrutture che incorporano, dalle competenze del personale che le gestisce e dall’ampiezza, la ricchezza e l’accuratezza delle collezioni che popolano i loro scaffali.

Nondimeno, è stata riconosciuta nel tempo la profonda e ramificata valenza socio-antropologica delle Biblioteche grazie a studi de settore quali ad esempio le rilevazioni del Pew Research Center, che nella esperienza quotidiana hanno messo in luce ed evidenziato come le biblioteche statunitensi siano state percepite dalle comunità di riferimento come centri di aggregazione e di progresso sociale, oltre che di cultura e d’informazione.

Il progetto della Human Library, rafforza tale concetto e lo sublima, facendo una ulteriore evoluzione grazie alla sostituzione dei tomi con persone in carne ed ossa ed enfatizzando la funzione di contatto e d’interscambio che ogni luogo deputato alla cultura dovrebbe proporsi di avere.

Nata negli anni 2000 in Danimarca, su iniziativa ONG Stop the Violence, la prima Biblioteca Umana, si basa sul concept e format di sostituire i libri con le persone al fine di incentivare le persone a “prendere in prestito” le storie degli altri, per imparare nuove cose, scambiarsi punti di vista ampliando il proprio orizzonte e la propria mentalità.

Nel corso di questi 20 anni di iniziativa, il progetto si è notevolmente arricchito ed ampliato, includendo collezionando spin off in diverse città del mondo e strutturando e arricchendo la sua offerta.

Se facciamo un parallelismo con la lettura, che porta il pubblico lettore a iniziarci a mondi lontani, arricchendoci di esperienze profondamente diverse da quelle che viviamo nella vita di tutti i giorni e facilitando la nostra percezione dell’altro, la Human Library amplifica l’effetto permettendo ai suoi utenti di «leggere» anche quelle storie che è difficile scrivere, guidati dalla voce dei loro protagonisti.

All’interno della biblioteca si affrontano temi eterogenei raccontati da persone con esperienze molto variegate ed estreme, spesso protagonisti involontari di violenze, pregiudizi e stereotipi appartenenti a minoranze soggette a discriminazione di vario tipo.

Ex tossici, disoccupati, musulmani, convertiti, veterani, prostitute, genitori single, persone affette da sindrome bipolare e da autismo, rifugiati, poliamorosi, naturisti, vittime di abusi e di violenze, senzatetto, alcolisti, sieropositivi, appassionati di body modification estrema sono esempi del catalogo di Human Library ancora ampio e in divenire, e consente ai frequentatori della biblioteca di dialogare per mezz’ora con la persona scelta.

Per imparare cose nuove, per allargare la propria conoscenza del mondo o semplicemente per attenuare la paura del diverso e per godere dell’inestimabile ricchezza dell’eterogeneità.

Oltre che come utenti, ci si può avvicinare al mondo a Human Library proponendosi come «libri» nuovi da mettere in catalogo, oppure si può partecipare a uno degli incontri itineranti organizzati dall’associazione in giro per il mondo, durante i quali i «best seller» della collezione bibliotecaria vengono coinvolti in momenti di confronto corali, stimolando l’empatia, la tolleranza, la comprensione e il desiderio di scoperta dei presenti.

Per attirare l’attenzione del pubblico si utilizzano volutamente titoli di impatto quali ragazza lesbica”, “donna islamica col velo”, “emigrato albanese”, proprio per suscitare le reazioni emotive dei potenziali lettori attivandone la curiosità, ma anche gli stereotipi e i pregiudizi.

La forza di questo progetto consiste nell’offrire ai lettori l’opportunità di entrare in contatto con persone con cui difficilmente avrebbero occasione di confrontarsi.

L’incontro rende concreta ed unica la persona che si ha davanti, che smette quindi di essere percepita come rappresentante di una categoria sulla base di una generalizzazione, ma viene riconosciuta nella sua unicità, una persona che non rappresenta nessuno se non la propria esperienza e storia.

La durata della Biblioteca Umana solitamente è ristretta ad un tempo ridotto: ogni anno sono destinate al progetto circa due giornate, in rarissimi casi arriva a tre o quattro in quanto, coinvolgendo delle persone in carne ed ossa, rende l’interazione molto di impatto.

La conversazione intesa quale la lettura di un libro vivente, dura solitamente circa mezz’ora.

Tutti i parteciapanti sia come libri che lettori, descrivono come un’esperienza di grande impatto, che ha arricchito in modo significativo la loro umanità.

STORIA

Grazie all’iniziativa un ristretto gruppo di giovani come risposta all’aggressione a sfondo razzista subita da un loro compagno nel 1993 la Human Library fu creata a Copenhagen.

Questa iniziativa si basava sulla convinzione che la comprensione fosse la pre-condizione della tolleranza.

Di fatti questi giovani fondarono l’associazione “Stop The Violence”, raggiungendo in breve tempo 30.000 adesioni fra i giovani danesi.

Grazie alla richiesta di preparare un intervento su larga scala per il festival di Roskilde nel 2000, “Stop The Violence” sviluppò il metodo Human Library, che mette le persone di fronte ai loro pregiudizi offrendo uno spazio protetto in cui ospitare un dialogo franco ed aperto.

L’iniziativa ha avuto un enorme successo, e dal 2003 è stata riconosciuta dal Consiglio d’Europa come buona prassi, e come tale incoraggiata. Da allora è stata esportata in tutto il mondo con grande successo.

Poco conosciuti ma molto interessanti sono i Riti legati ai culti degli animali selvaggi soprattutto per i popoli della Scandinavia e del Nord in generale per tutti i popoli antichi.

I riti legati agli animali selvaggi ricoprono da sempre una branca della ricerca storica-sociologica e culturale molto affascinante in quanto, sono spesso legati a connotazioni religiose, spirituali e magiche molto suggestive e misteriose, che da sempre affascinano studiosi di ogni generazione e cultura.

Un animale tra questi molto ambito, amato, temuto e venerato è certamente l’Orso selvaggio, animale sacro per molti popoli in differenti epoche e culture.

L’orso nell’antichità veniva considerato come un re, un guerriero, una divinità e molte cerimonie, divinità, costruzioni, altari celebrativi, divinazioni, riti e usanze sono stati soggetti alla sua influenza e alle credenze ad esso legate.

Vediamo di seguito il mito dell’Orso nella storia e il suo legame con i riti dei popoli di varie culture.

CREDENZE E RITI DELL’ORSO NELLA STORIA [1][2]

Nella preistoria vi è testimonianza della presenza dell’Orso grazie a delle pitture rupestri rivenute in Francia nella caverna di grotta di Chauvet (scoperta nel 1994), raffiguranti animali selvaggi appunto l’orso, pantere, leoni, rinoceronti e cavalli, senza la presenza dei più comuni erbivori sempre raffigurati nelle pitture del tempo.

Si tratta dell’orso delle caverne, estinto intorno al 15.000 a.C.: una belva possente alta 3,5 metri in posizione eretta (contro i 2,10 metri dell’attuale orso bruno) e del peso di 500/600 chili che viene riportato nella caverna non solo come pittura ma anche attraverso la presenza di un grosso teschio del cranio di un esemplare di questa specie, sopra ad un altare celebrativo.

Questo ritrovamento è molto importante poiché sebbene non stabilisce con sicurezza l’epoca di creazione di tale altare celebrativo (se in epoca dell’Uomo di Neanderthal o di Cro-Magnon), stabilisce l’esistenza di un culto ursino (orsino o ursino, di orso, che ha attinenza con l’orso o che presenta qualche qualità propria dell’orso), già nella antica preistoria.

La sacralità dell’orso viene ripresa anche in epoca storica, e non solo preistorica.

EPOCA GRECA[3]

Tale sacralità viene ad esempio testimoniata in epoca Greca da Artemide, dea Greca della caccia, della caccia, figlia di Zeus e sorella gemella di Apollo, era ritenuta signora dei boschi e delle montagne.

Sebbene venisse indicata come “straniera”, forse per la sua origine non propriamente greca, era considerata una dea “differente” poiché associata ai territori selvaggi e a quelli di confine, come le aree di frontiera, le coste, le zone d’acqua e aveva tra i suoi attributi principali il cervo e l’orso appunto, l’animale preferito dalla divinità per il quale molti miti legano Artemide all’animale.

Un mito tra questi riguarda ad esempio la Metamorfosi di Callisto, splendida principessa e compagna di caccia di Artemide: la giovane, infatti, fu trasformata in orsa dalla dea selvaggia in un impeto d’ira, probabilmente per aver infranto il voto di castità, dopo essere stata posseduta da Giove.

Arcade, il piccolo che Callisto portava in grembo, fu però risparmiato e, nel volgere di qualche anno, divenne re dell’Arcadia (etimologicamente, in greco, “la terra degli orsi”).

Un giorno il giovane, recatosi a caccia, venne trasformato da Zeus in un cucciolo d’orso per impedirgli di uccidere la madre e, successivamente, i due furono trasportati nella volta celeste dove formarono le Costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore, le uniche a non tramontare mai sotto la linea dell’orizzonte.

Se in questo mito Callisto era la compagna di caccia di Artemide, si è pensato tuttavia che la Stessa Artemide, poiché chiamata spesso Kalliste, cioè “la bellissima” fosse in realtà che le due figure femminili in realtà fossero la stessa persona: questo potrebbe confermare la natura divina dell’orsa, personificata dalla stessa dea Artemide.

La fusione dell’orso con la divinità dei boschi e della caccia può trovare una conferma ulteriore nell’etimologia del nome “Artemide” che presenta, infatti, la particella “art”, che nell’antica lingua indoeuropea costituisce la radice della parola “orso” (arctos, appunto, in greco).

Un altro mito molto interessante riguarda il sacrificio di Ifigenia, figlia del re Agamennone. Narra la leggenda che Artemide, adirata contro il re per essere stata offesa, colpì la flotta greca con una spaventosa bonaccia, impedendole di salpare alla volta di Troia. Alla fine, il responso di un oracolo comunicò che la dea si sarebbe placata solamente con il sacrificio della bella figlia di Agamennone, Ifigenia.

In un primo tempo il grande re, furioso, si rifiutò, ma poi fu costretto ad acconsentire. Artemide, però, proprio all’ultimo momento, si impietosì e rapì la ragazza sostituendola con una cerva o un’orsa. Questa versione del mito è molto avvincente, anche perché ci introduce ad un rituale greco decisamente sorprendente: la giovane Ifigenia, infatti, salvata dalla stessa dea, fu condotta a Braurone (oggi Vravrona), sul mare, dove divenne grande sacerdotessa del tempio di Artemide e dove morì. In questo luogo di culto, almeno dal VI secolo a.C, si recavano le giovani ateniesi, chiamate “orsette” (artktoi), per partecipare ad una cerimonia misteriosa e iniziatica, in parte segreta.

Per quello che è possibile sapere le fanciulle arrivavano in processione da Atene al grande santuario vestite con abiti color zafferano; qui danzavano, spesso nude, imitando le movenze delle orse, come riportano alcuni storici dell’antichità.

I riti si concludevano probabilmente con l’uccisione di un’orsa: il sacrificio di un animale, magari accompagnato da un pasto rituale, aveva un’importanza fondamentale nell’antichità (e nelle culture sciamaniche), perché permetteva alle proprietà dell’animale di trasferirsi alle persone.

In questo caso, la qualità preponderante dell’orsa, cioè il suo istinto materno, si sarebbe così trasmesso alle giovani ateniesi in procinto di diventare spose e madri.

Si trattava evidentemente di un rito di passaggio dalla condizione puerile a quella adulta: a testimonianza di questa versione, nella fonte sacra del tempio, ancora visibile, sono stati rinvenuti oggetti personali delle giovani adolescenti e legati alla loro condizione infantile, offerti ad Artemide.

Quindi la dea selvaggia, vergine ed indipendente, era associata alla maternità proprio attraverso la sua identificazione con l’orsa.

Per questo si diceva che Artemide si allontanasse dai boschi solamente per soccorrere le donne afflitte dalle doglie: a questo proposito, a Braurone, sono state trovate delle piccole figure umane, forse degli ex voto, consegnati alla dea dopo il felice esito dei parti e, nello stesso luogo, i mariti e i familiari erano soliti offrire gli abiti indossati delle spose decedute durante il travaglio.

Se Artemide è fortemente collegata all’orso, fin dalla stessa etimologia, la dea non compare solamente nella mitologia greca, ma è presente con nomi molto simili anche nel mondo celtico e germanico: nelle zone dell’Europa centrale e insulare sono presenti, infatti, Arduina e Andarta, venerate rispettivamente nelle Ardenne e sulle Alpi, e soprattutto la dea Artio, adorata nella Germania del sud e in Svizzera, il cui attributo principale era un’orsa, appunto.

I POPOLI DEL NORD EUROPA[4]

Anche presso i popoli del Nord Europa l’orso aveva una grande importanza: associato alla forza e al coraggio, veniva affrontato in un corpo a corpo che doveva mettere in luce tutta l’abilità del cacciatore.

I riti di iniziazione dei giovani prevedevano uno scontro diretto con il possente animale: dal momento che l’unico modo di ucciderlo era quello di conficcargli un grosso coltello nel petto, i guerrieri erano costretti a resistere al terribile abbraccio dell’orso per non essere soffocati.

Prima di una battaglia, poi, gli uomini cercavano di assumere la forza dell’animale attraverso un pasto rituale in cui si cibavano della carne e del sangue della belva, a volte immergendovisi totalmente, in una sorta di bagno rituale.

Nell’antichità, e fino al Medioevo, i Berserkir (letteralmente “tuniche d’orso”), guerrieri scandinavi conosciuti anche come i “Guerrieri di Odino”, combattevano vestiti con pelli d’orso, terrorizzando gli avversari con il loro terribile aspetto di orsi-mannari: prima dello scontro, probabilmente, partecipavano ad una cerimonia sciamanica in cui danzavano e gridavano come le belve.

Al termine del rituale, condizionati anche dall’uso di droghe, si sentivano realmente trasformati in orsi, diventando selvaggi e terribili.

I POPOLI GRMANICI E CELTICI[5]

Se presso i Germani l’orso era legato ad un’idea di forza e di guerra, presso i Celti l’animale rappresentava la regalità.

Il leggendario re Artù, protagonista di una serie di romanzi cortesi redatti nel XII secolo, mostra sorprendenti analogie con l’orso, a cominciare, ancora una volta dall’etimologia del nome (art – Artù).

Prima ancora di essere un famoso eroe, Artù si collega ad un mito ancestrale, tramandatoci da un tempo remoto.

Alcuni episodi della saga arturiana, infatti, sotto la patina letteraria, riconducono il prode sovrano alla sua origine ursina.

Artù estrae la spada dalla roccia, mostrandosi come l’eletto destinato a salvare il regno dagli invasori sassoni, in febbraio, proprio quando l’orso si rivelava agli uomini uscendo dal letargo.

Il sovrano, poi, viene mortalmente ferito in novembre e soccorso agonizzante da Morgana e da alcune fate che lo conducono su una barca ad Avalon, tra le fitte nebbie autunnali: l’eroe quindi non muore realmente, ma è condotto in un altro regno da cui probabilmente farà ritorno, una condizione che richiama il lungo letargo invernale dell’orso, che iniziava, appunto, in novembre.

La natura ursina di Artù emerge ancora più chiaramente poco prima della terribile battaglia di Salesbiéres, quando il re abbraccia Lucano, il suo coppiere, soffocandolo tra le poderose braccia; nemmeno il nome del servitore sembra casuale, poiché l’etimologia si riferisce chiaramente alla luce (lucano da lux), e l’episodio potrebbe essere allegoricamente letto come l’azione dell’inverno che spegne l’abbagliante luce estiva.

IL CULTO DELL’ORSO OGGI[6]

Presso moltissime popolazioni del nord del pianeta, nell’Eurasia, dalla Siberia al Giappone, dove la religione è di tipo sciamanico, l’orso riveste un’importanza particolare, dal momento che l’animale è considerato in grado di accedere al mondo superiore nuotando nel grande fiume infero e di arrampicarsi sugli alberi per raggiungere le più alte sfere celesti.

Si tratta di un mediatore tra gli uomini e gli dei, adorato per le sue qualità terrificanti, ma anche per le sue doti di generosità e di coraggio, per la sua capacità di rinascere ogni primavera dopo il letargo e quindi di garantire il ritorno della stagione calda dopo il buio periodo invernale.

Ancora in tempi molto recenti, presso gli Ainu giapponesi (forse gli unici superstiti dell’antico ceppo euroasiatico preistorico), l’orso veniva allevato con cura e, successivamente, sacrificato, al termine di un rituale in cui gli uomini chiedevano perdono all’animale e in cui lo rassicuravano sulla sua sorte ultraterrena: quindi la belva veniva mangiata per assorbirne le qualità di forza e di coraggio.

La possibilità per gli uomini di trasformarsi in orso, presente nella cultura siberiana, trova un’eco in tempi molto recenti, anche nei cartoni animati per bambini: è significativo, a questo proposito, il film di animazione “Koda, fratello orso”, in cui il giovane inuit Kenai acquisisce la maturità solo dopo essersi trasformato in un orso.

La scelta del giovane di trascorrere la vita nelle sembianze ursine per rimanere accanto al piccolo Koda, non gli impedirà di lasciare le sue impronte sulle pareti della caverna locale, insieme a quelle dei grandi uomini della sua tribù, un rito che sembra curiosamente collegarsi alle tracce umane e animali trovate nella caverna di Chauvet.

 APPENDICE PER APPROFONDIMENTI:

  • I RITUALI DELLA CACCIA ALL’ORSO IN FINLANDIA E CARELIA:

https://books.openedition.org/aaccademia/1381?lang=it#text

  • IL SACRIFIO DELL’ORSO

https://rosa.uniroma1

[1] L’orso nell’antichità : un guerriero, un re, una divinità

di Casini C.

[2] Pastoreau M., “L’orso, storia di un re decaduto”, Torino, 2008.

AA.VV., “Antropologia e storia delle religioni. Saggi in onore di A.M. Di Nola”, Roma, 2000.

Walter P., “Artù, l’orso e il re”, Roma, 2005.

  1. Cardini, Il simbolismo dell’orso, in http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodellorso.html

[3] L’orso nell’antichità : un guerriero, un re, una divinità

di Casini C.

[4] L’orso nell’antichità: un guerriero, un re, una divinità

di Casini C.

[5] L’orso nell’antichità: un guerriero, un re, una divinità

di Casini C.

[6] L’orso nell’antichità: un guerriero, un re, una divinità

di Casini C.

Il mondo è ENERGIA.

Non a caso, i maggiori scienziati al mondo hanno studiato e dedicato la loro intera vita alla ricerca del legame tra energia e materia e come spesso si cita la famosa frase ricorrente «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma» di Antoine-Laurent Lavoisier (chimico e fisico francese vissuto dal 1743 al 179); è importante ricordarsi che anche noi siamo fatti di materia ed energia, e che come i pianeti, le piante, gli animali siamo soggetti a forti interconnessioni tra questi due elementi, subendone benefici ed influenze.

Lo stesso Einstein coniò la famosissima relazione matematica tra materia ed energia, E = mc² l’equazione che stabilisce la relazione tra l’energia e la massa di un sistema fisico dove E indica l’energia totale relativistica di un corpo, m la sua massa relativistica e c la costante velocità della luce nel vuoto.

In fisica, la materia e l’energia sono davvero parte di un unico equilibrio, e così come a livello macroscopico, anche a livello microscopico il nostro Organismo, al pari di un Pianeta che subisce tutte le influenze energetica sulla propria massa, viene influenzato a livello di materia (a livello cellulare) e dunque psico-fisico, dai cambiamenti energetici dai quali viene colpito.

Seguendo una famosa frase di Einstein: Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica”, si deduce come non si possa prescindere dal considerare la realtà come un unico sistema reale di equilibrio MASSA-ENERGIA, MATERIA-ENERGIA, CORPO-ENERGIA e dunque, CORPO-SPIRITO.

La spiritualità intesa come relazione energetica e connessione del nostro corpo con una dimensione più energetica-spirituale non deve essere scambiata per RELIGIONE.

Nel nostro Blog, come spiritualità intendiamo una connessione energetica che dona benessere psico-fisico e che attraverso i giusti canali permette al nostro organismo di lavorare meglio, alla nostra mente di distendersi, rilassarsi e di trovare un equilibrio interno solido e stabile nel tempo e al nostro spirito inteso come AUREA (come la  parte più intima della nostra persona, la nostra sfera energetica); di sbocciare e raggiungere l’equilibrio interiore, più come una dimensione di centralizzazione del nostro IO, che non la credenza di qualsivoglia principio religioso.

Non a caso, oggi analizzeremo il legame, le caratteristiche e i brefici di una disciplina ancora poco conosciuta ma davvero intrigante: la CRISTALLOTERAPIA, la terapia con i cristalli.

Questa antica terapia di medicina complementare sfrutta le poco conosciute proprietà dei cristalli per ribilanciare e ristabilire l’equilibrio fisico, mentale ed energetico favorendo il benessere psico-fisico dell’organismo con il quale entra in connessione.

La cristalloterapia sfrutta le proprietà dei cristalli in modo ottimale per il raggiungimento di un equilibrio psico-fisico ed energetico influenzando l’aurea del corpo con cui entra in contatto rimuovendo eventuali blocchi energetici e riequilibrando la sfera energetica.

Di seguito ne riportiamo tutti i dettagli.

DEFINIZIONE, CARATTERISTICHE E STORIA

Definita una pratica di medicina complementare, la cristalloterapia utilizza le proprietà dei cristalli, pietre e minerali, (preziose e semi preziose) al fine di raggiungere e mantenere uno stato di benessere psico-fisico apportando piccoli e grandi cambiamenti nella sfera energetica dell’organismo.

Questa terapia naturale di origine indiana utilizza la capacità di assorbimento di energia da parte del corpo umano per ristabilire lo stato di benessere fisico e psichico, attraverso i chakra, i centri energetici collocati lungo la spina dorsale, che hanno la capacità di assorbire l’energia vitale dei cristalli.

È una disciplina praticata fin dall’antichità da differenti popoli in diverse culture e per ognuna di esse, la terapia ha assunto nel tempo connotati e valenze magico-religiose, quasi mistiche.

Difatti, le proprietà dei cristalli vennero studiate, utilizzate e potenziate da diversi popoli antichi quali Egizi, Maya, Sumeri, soprattutto nelle cerimonie religiose per divinare il futuro, come portafortuna e per la cura di specifici disturbi.

Era usanza credere che grazie ai differenti colori, proprietà, luce e trasparenza delle varie gemme preziose, il cristallo o gemma veniva considerato avente le energie necessarie a sconfiggere disgrazie e malattie e altri eventi di sventura.

In antichità e ancora oggi, le pietre e i cristalli venivano impiegati nella creazione di gioielli (bracciali, collane, orecchini, tiare e simil) e considerati come amuleti di guarigione.

Tutte le pietre sono considerate come potenti forze influenti sul nostro organismo che lo curano, risanano e modificano al meglio tirando fuori e sviluppandone le sue potenzialità lavorando sul piano psicologico-sirituale.

Il colore della pietra, la sua forma, i minerali che la compongono, il sistema cristallino sono tutti gli elementi preponderanti che rendono peculiare un cristallo, definendone la propria vibrazione.

Difatti, ogni sistema vivente (anche le pietre e cristalli in questo caso) ha una propria energia e vibrazione ad una certa intensità e nonostante la pietra sia considerata un essere inanimato ha una propria crescita e sviluppo nel tempo (seppur considerato eterno rispetto ai nostri tempi umani).

Per tale motivo, entrando in contatto con un organismo, la vibrazione del cristallo ne cambia la sfera energetica.

Considerata come facente gruppo delle tecniche di auto guarigione, la cristalloterapia non vuole però sostituire la medicina tradizione come medicina alternativa, ma la vuole affiancare ed integrare la tradizionale come medicina complementare.

La cristalloterapia riprende diversi concetti della visione orientale:

  1. Il concetto di Chakra: i centri energetici: primo chakra alla base della colonna, il secondo chakra nella zona lombare, il terzo al di sopra dell’ombelico, il quarto al centro del petto, il quinto a livello della tiroide, il sesto corrisponde al terzo occhio e il settimo nella parte più alta della testa.
  2. Il concerto di Nadi: i canali in cui fluisce questa energia per arrivare ai vari organi.
  3. Il concetto di Prana: gli organi dell’organismo.

E con tali elementi elabora delle terapie ad hoc per ogni centro energetico da riequilibrare secondo il bisogno e le caratteristiche dei cristalli che meglio soddisfano tale necessità, basandosi su alcuni principi base:

  • Nel corpo umano esiste un campo energetico che interagisce con l’energia universale.
  • I disturbi sia psichici, sia fisici non sono altro che uno squilibrio energetico tra l’uomo e l’ambiente.
  • Per debellare il malessere si deve riequilibrare questo flusso energetico.
  • I cristalli trasmettono vibrazioni energetiche che, riflettendosi sui flussi energetici umani, ne amplificano o ne riducono l’intensità.

Difatti, la cristalloterapia, come altre discipline olistiche e di medicina tradizionale, si fonda su un concetto base molto concreto:

Un disturbo fisico o un disagio emotivo dipendono da uno o più squilibri energetici.

Questa caratteristica del corpo umano dipende dal fatto che esso sia capace di assorbire le energie attraverso i Chakra, le porte di accesso del flusso energetico vitale del corpo, e di trasformarle.

Se il corpo assorbe energie negative o se si creano squilibri, si manifestano problemi di salute.

Secondo i principi condivisi dalla cristalloterapia, ogni pietra e cristallo hanno la capacità di emanare una protezione dalle energie negative e dannose e di attuare una vera e propria azione purificatrice emanando energia positiva, purificatrice appunto, che possa modificare l’equilibrio energetico dell’organismo, riportando benessere fisico e mentale.

L’azione benefica dei cristalli si tramuta in una vera e propria rimozione dei blocchi energetici, per curare i disturbi di origine psicosomatica, stati di ansia, esaurimento fisico e nervoso, depressione.

La Cristalloterapia viene spesso coadiuvata dall’utilizzo di altre terapie come l’aromaterapia e il reiki (pratica spirituale ed energetica).

Sebbene non abbia riscontri scientifici e non venga considerata una metodologia di medicina tradizionale, la cristalloterapia e i suoi benefici terapeutici condivisi da altre discipline quali Yoga, Agopuntura e Ayurveda (medicina alternativa di relazione dell’organismo con la natura al fine di allungare e migliorare la vita); viene comunque considerata valida, in quanto non vi sono ricerche scientifiche con le quali vada in contrasto.

I CRISTALLI E IL LEGAME ENERGETICO

Il motivo per il quale i cristalli sono considerati equilibratori energetici nasce della concezione maggiore del sistema di UNIVERSO come ENERGIA.

In natura, tutti gli elementi dell’Universo, che siano piante, animali, elementi quali i cristalli hanno una loro energia e conseguentemente una loro vibrazione.

Le pietre in particolare, avendo una loro energia primordiale accumulata nel lungo tempo della loro vita riescono ad influenzare il benessere attraverso l’energia stessa interagendo con ogni piano dell’essere umano: fisico, mentale, energetico e spirituale.

I cambiamenti apportati dall’influenze dei cristalli sono dovuti allo loro interazione energetica sul nostro organismo.

L’effetto di guarigione dei cristalli sul corpo umano può avvenire attraversi diversi canali:

  • Indossarli: in questo modo si bilancia il campo energetico attraverso l’azione di assorbimento e trasmissione d’energia attuata dal cristallo.
  • Posizionarli: è possibile posizionare i cristalli su una parte del corpo per ottenere l’effetto specifico che si necessita. Ad esempio in caso di mal di testa si può appoggiare sulla fronte o nel punto dolente della testa.
  • Meditarci: i cristalli aiutano a distendere la mente e allo stesso tempo a ricevere incredibili intuizioni. Non a caso, i cristalli hanno esistenze di milioni di anni e custodiscono nella loro memoria un numero incredibile di informazioni che possono direttamente trasmettere all’organismo ricevente.
  • Dormirci: dormire con le pietre permette che esse possano agire direttamente su di noi senza che la nostra mente razionale possa in qualche modo interferire con i dubbi e le paure. È consigliato posizionarli sotto il cuscino.
  • Muoverli: muovere le pietre all’interno del proprio campo energetico permette di fargli sprigionare le sue proprietà. Si utilizzano a tal proposito spesso una classica pietra, una punta di cristallo di rocca o una bacchetta.
  • Esporli: è possibile anche semplicemente tenere fermi i cristalli sulla scrivania dove si lavora, in una in camera da letto, una in cucina o in sala. Ogni pietra ha la propria energia e aiuterà tutta la sfera energetica della casa.

UTILIZZO e BENEFICI

Sono innumerevoli i benefici riconosciuti ed attribuiti all’uso dei cristalli e all’applicazione della cristalloterapia a livello mentale, spirituale, emotivo e fisico.

Le proprietà dei cristalli che sono veri e propri catalizzatori di energia, permettono di operare in accordo con l’energia del corpo con il quale entrano in contatto, con il flusso di pensieri della persona che li utilizza in maniera consapevole.

Difatti, l’evoluzione del cristallo viaggia sulla stessa lunghezza d’onda dell’evoluzione

Le proprietà dei minerali sono impiegate per due scopi principali:

  • Assetto e riequilibrio energetico.
  • Apporto di relax e benessere in caso di stress, ansia, agitazione e altri stati emotivi che possono provocare o aggravare disturbi fisici.
  • Protezione dalle onde elettromagnetiche.

Difatti, interagendo con l’organismo le pietre entrano in risonanza con la vibrazione del corpo e apportano serenità, aiutano ad alleviare tensioni muscolari, dolori, problemi digestivi, insonnia e altri sintomi legati allo stress.

Esistono molte varietà di cristalli che si differenziano per forma, colore e proprietà in base al Chakra con il quale si connettono e attuano la propria azione curativa:

ad esempio:

  • Lo smeraldo è consigliato per portare chiarezza nei pensieri
  • il topazio favorisce l’ottimismo
  • il quarzo rosa aiuta a liberarsi dalle preoccupazioni

I cristalli inoltre, sono legati a un elemento specifico (terra, fuoco, aria e acqua) ed a un segno zodiacale.

Difatti esistono 12 pietre per 12 segni zodiacali:

  1. Ariete: corallo rosso, rubino, diaspro, corniola, granato
  2. Toro: giada verde, tormalina verde, flurite verde, avventurina verde
  3. Gemelli: topazio, agata, quarzo citrino
  4. Cancro: perla, pietra di luna, cristallo di rocca, rubino, smeraldo
  5. Leone: diamante, ambra, quarzo citrino
  6. Vergine: zaffiro, corniola, ametista, quarzo rosa
  7. Bilancia: quarzo rosa, tormalina verde, opale, malachite, crisoprasio
  8. Scorpione: rubino, corniola, diaspro rosso, opale di fuoco
  9. Sagittario: turchese, azzurrite, topazio, zircone, tanzanite, quarzo citrino
  10. Capricorno: onice nera, tormalina nera, quarzo fumè, giaietto, ossidiana nera
  11. Acquario: cristallo di rocca, zaffiro blu, turchese, acquamarina
  12. Pesci: ametista, acquamarina, amazzonite

Per scegliere la pietra più idonea alle proprie necessità è bene studiare le differenti caratteristiche delle varie pietre e cristalli e di individuare secondo l’obiettivo da portare a termine quel cristallo che rispecchia meglio tale esigenza.

Alcuni fattori influenzano notevolmente le caratteristiche del cristallo:

  • il colore: ogni colore rispecchia una specifica armonizzazione e interconnessione con i 7 chakra.
  • Il sistema cristallino: In cristallografia, il sistema cristallino è il raggruppamento di più classi di simmetria aventi caratteristiche simili. In altre parole, ogni sistema cristallino accomuna le strutture cristalline che presentano una cella primitiva della stessa forma. Si hanno in totale 7 sistemi cristallini: monoclino, triclino, rombico, tetragonale, esagonale, trigonale, cubico. Infine c’è un ottavo sistema ed è quello amorfo.
  • Sostanze minerali: sono le sostanze minerali contenute nella pietra e conferiscono una vibrazione diversa in base alla tipologia di sostanza. La sostanza chimica presente incide sulla funzione del cristallo, ad esempio il ferro dell’ematite migliora le difese immunitarie, il cromo del rubino riduce il colesterolo; il litio dell’acquamarina combatte le alterazioni dell’umore.

Esiste una vera e propria classificazione dei minerali, che consiste in una suddivisione sistematica dei minerali in classi in base a delle caratteristiche comuni in modo da facilitare lo studio e soprattutto l’identificazione dei campioni provenienti dalle rocce raccolte sul campo.

La classificazione Dana (da James Dwight Dana nel 1837) è basata sia sulle proprietà chimiche che sulla struttura cristallina dei minerali. Ogni specie di minerale è identificata da un insieme univoco di quattro numeri separati da punti che rappresentano rispettivamente:

  1. la classe del minerale
  2. il tipo di minerale, basato su diversi criteri legati alle caratteristiche atomiche del minerale
  3. il gruppo, dipendente dalla struttura cristallina e dal gruppo spaziale del minerale
  4. un numero assegnato in modo univoco ad ogni specie di minerale del gruppo.

Esistono 10 classi di minerali, che hanno una grande rilevanza sotto il profilo terapeutico:

  1. elementi nativi
  2. solfuri e solfosali
  3. ossidi e idrossidi
  4. alogenuri
  5. carbonati e nitrati
  6. borati
  7. solfati, cromati, tungstati e molibdati
  8. fosfati, arseniati e vanadati
  9. silicati
  10. minerali organici.

Il potere energetico si diversifica in base al colore della pietra. Una sintetica rappresentazione è la seguente:

  • cristalli rossi, come il rubino e la tormalina, stimolano la circolazione, combattono la debolezza fisica e mentale.
  • cristalli blu, come acquamarina, lapislazzuli, zaffiro, alleviano dolori e crampi.
  • cristalli verdi, smeraldo, tormalina verde, hanno potere disintossicante.
  • cristalli arancioni, come opale, topazio, corniola – agiscono su metabolismo, polmoni e cuore e sui dolori.
  • cristalli gialli, come quarzo citrino e granato, sono depurativi, agiscono sulla digestione e sull’intestino e sul sistema immunitario.
  • cristalli viola, come ametista, fluorite viola, combattono stanchezza e stress.
  • cristalli neri, onice, tormalina nera, normalizzano le energie.
  • cristalli trasparenti, non sono attribuiti poteri curativi in senso proprio, ma si dice potenzino le virtù terapeutiche degli altri.

Sebbene la cristalloterapia sia solitamente utilizzata da Naturopati, operatori olistici che aiutano chi vi si rivolge a scegliere la pietra giusta e a impiegarla in modo corretto, è possibile usare i cristalli anche in modo autonomo scegliendo i più adatti a sé per forma, colore e proprietà.

Come abbiamo visto i cristalli possono essere impiegati in vari modi, posizionandoli sul corpo, come gioielli, sotto il cuscino, tenuti all’interno della stanza, appoggiate direttamente sulla zona malata o con dei disturbi per agire direttamente guarendola e infondendo energia.

Dopo l’utilizzo è sempre bene purificare i cristalli lavandoli sotto acqua corrente o posizionandoli nella terra per farli ricaricare energeticamente a seconda del tipo di pietra. Qualora un cristallo si rompesse è possibile sotterrarlo nella terra per restituire alla natura le sue proprietà in un punto dove vogliamo anche far crescere una pianta.

Non esistono controindicazioni di alcun genere all’utilizzo della cristalloterapia che può essere impiegate ad ogni età e genere, anche in dolce attesa.

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