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Il tempo è certamente da sempre un grande mistero per l’uomo.

Ha affascinato miriadi di studiosi nel corso dei millenni e fin dalle origini della comparsa della specie umana ne ha condizionato l’evoluzione, la cultura dei popoli, gli usi, i costumi e non per ultimo, anche il benessere psico fisico di corpo e mente.

Il tempo influenza la natura in ogni sua forma e tutte le specie viventi e non viventi in ogni suo aspetto, con l’alternanza delle ere geologiche, l’alternanza delle stagioni, degli agenti atmosferici periodici, dei tempi dei fenomeni riproduttivi di piante e animali, l’alternanza delle colture e lo stesso ciclo dell’acqua a livello planetario, nonché, con i moti dei pianeti intorno alla propria stella a livello cosmico.

Ancora più particolare è il legame che contraddistingue la relazione ed interconnessione tra il tempo e la psiche, ed in particolare come il tempo influenza la mente umana, i ritmi psicologici (i ritmi della psiche) e come ne viene influenzato a sua volta.

Difatti, nata dallo studio di tale legame, la Cronopsicologia è senza dubbio una disciplina che merita la nostra attenzione.

La Cronopsicologia è una disciplina scientifica recente che studia in particolare il legame tra il tempo e la mente o (psiche) ponendo attenzione sulle variazioni nell’attività mentale o intellettuale di ogni individuo durante un’intera giornata, analizzando i ritmi degli esseri viventi nell’arco temporale di un giorno detto periodo circadiano.

Per periodo circadiano intendiamo: ritmo o ciclo che si compie all’incirca ogni 24 ore, con cui si ripetono regolarmente certi processi fisiologici.

Il ritmo circadiano ha valso il Nobel per la Medicina nel 2017 come prestigioso premio assegnato a tre genetisti cronobiologici – Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young i quali studiarono il meccanismo che controlla questo speciale ritmo biologico e scoprirono il sistema grazie al quale tutti gli organismi viventi regolano il proprio orologio circadiano in sintonia con l’ambiente esterno.

I ritmi circadiani sono regolati da fattori interni (il cosiddetto orologio biologico) ed esterni (per es. luce e temperatura). Nelle piante, sono esempi di ritmi circadiani i movimenti di apertura e chiusura degli stomi, così come l’apertura e la chiusura di certi fiori.

Negli animali, seguono i ritmi circadiani il ciclo sonno-veglia e la produzione di alcuni ormoni (per es. la melatonina secreta dall’epifisi).[1]

Analizziamo di seguito gli aspetti interessanti di questa disciplina (la Cronopiscologia) legata alla Cronobiologia: lo studio dell’attività biologica in funzione del tempo, cioè dei ritmi o cicli che la contraddistinguono.

LA CRONOBIOLOGIA

La Cronobiologia è lo studio dei meccanismi fisiologici e loro quantificazione attraverso modelli matematici. Le funzioni vitali degli organismi si succedono nel tempo con ritmicità che è determinata da fattori interni (periodicità endogena) ed esterni, detti sincronizzatori.

I ritmi possono essere circadiani (ca. 24 h), circannuali (ca. 365 giorni), lunari, cioè sincronizzati con le maree che dipendono direttamente dal giorno e dal mese lunare ecc.[2]

La materia vivente difatti, si caratterizza per la sua intrinseca capacità evolutiva e dinamica nel tempo.

Modificare i propri bioritmi in funzione delle condizioni esterne è una proprietà adattativa fondamentale, indispensabile per sincronizzare l’organismo con l’ambiente circostante.

I ritmi biologici umani sono regolati da specifiche strutture cerebrali, esse determinano un’attività spontanea detta free-running, che normalmente risente dell’influenza di diversi elementi esogeni chiamati in cronobiologia “segnapassi” (Zeitgeber), ovvero agenti od eventi ambientali (come la luce solare) che forniscono un segnale per la regolazione o il ripristino di un ritmo biologico.

Le principali strutture nervose deputate al controllo dei ritmi biologici sono: il nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo e l’epifisi.[3]

LA CRONOPSICOLOGIA

Se abbiamo definito la cronobiologia come lo studio dei bioritmi e la descrizione di quali cicli e ritmi si manifestano in ciascuna persona al trascorrere del tempo quali il sonno, l’alimentazione, le mestruazioni che per quanto subiscano variazioni da persona a persona, mantengono comunque una certa costanza per tutti; la cronopiscologia introduce il concetto di bioritmo emotivo e di quello intellettivo, la cui variabilità è più ampia.

L’OROLOGIO BIOLOGICO

Il bioritmo emotivo e intellettivo è influenzato dai ritmi psicologici.

I ritmi psicologici, ossia i ritmi della psiche, son oggetto di studio in quanto influenzano gli aspetti umani quali umore, emotività, ideazione, attenzione, memoria, aspettative e strategie d’azione che sono strettamente correlate e influenzate dal nostro orologio biologico.

Per Orologio Biologico intendiamo l’orologio interno (o endogeno) che regola i processi metabolici dell’organismo controllando il ritmo circadiano. Ha sede nell’ipotalamo, dove un gruppo di cellule detto nucleo soprachiasmatico (SCN) è in grado, grazie a un meccanismo molto complesso, di sincronizzare tutte le attività biologiche dell’organismo.

Lo sviluppo di tale orologio biologico dipende dal fatto che la vita sulla Terra si è evoluta in un contesto caratterizzato da imponenti variazioni ambientali, alcune di natura ciclica.

È il caso, per fare un esempio, dell’alternanza del giorno e della notte e dei moti di rivoluzione della Luna attorno alla Terra e della Terra attorno al Sole che generano variazioni cicliche ambientali, come maree e stagioni.

La maggior parte degli organismi viventi ha prodotto adattamenti a oscillazioni di parametri su diversa scala temporale (per es., i fenomeni migratori stagionali, la maturazione delle gonadi, il raggiungimento della fertilità) in gran parte regolati da orologi biologici endogeni che ‘dettano’ il tempo agli organismi e consentono loro di anticipare variazioni periodiche dell’ambiente esterno, modificando il loro metabolismo e il loro comportamento.

In relazione alla frequenza che caratterizza l’oscillazione generata da questi orologi endogeni, essi vengono classificati come orologi ultradiani (periodo della oscillazione compreso tra alcuni millisecondi e alcune ore), circadiani (periodo che approssima le 24 ore) e infradiani (periodo di settimane, mesi o anni).

La cronobiologia si occupa dello studio di questi oscillatori endogeni e del loro significato a livello genetico, molecolare e fisiologico.[4]

Gli orologi biologici circadiani (dal latino circa diem) oscillano con periodo che approssima la durata di un giorno astronomico e regolano una grande varietà di fenotipi ritmici che caratterizzano metabolismo, fisiologia e comportamento della maggior parte degli organismi.

Il RITMO CIRCADIANO

Un ritmo o ciclo circadiano è un ritmo fisiologico caratterizzato da un periodo di circa 24 ore. Il termine “circadiano”, coniato da Franz Halberg, viene dal latino circa diem e significa appunto “intorno al giorno”.

Può essere descritto definendone il periodo che lo caratterizza, l’ampiezza del carattere che oscilla e la fase, ossia lo stato dell’oscillazione in un determinato momento rispetto a un punto di riferimento nel ciclo.

I ritmi circadiani generati da un oscillatore biologico persistono in condizioni costanti, vale a dire in assenza di stimoli ambientali, come l’alternanza del giorno e della notte.

Inoltre, gli oscillatori circadiani endogeni che generano ritmicità biologica, in natura vengono continuamente sincronizzati con il periodo di 24 ore della rotazione terrestre, grazie agli effetti di segnali esterni come la luce e la temperatura.

LO PSICHISMO

I ritmi biologici del periodo circadiano (prettamente nel mondo animale) è stato scoperto siano fortemente influenzati dallo psichismo.

Lo psichismo in psicologia è l’attività psichica scarsamente differenziata, qual è quella degli animali o quella che si svolge in conseguenza di fenomeni regressivi in alcuni malati di mente.[5]

Tali fenomeni psichici che influenzano il periodo circadiano sono dunque: umore, emotività, ideazione, attenzione, memoria, aspettative e strategie d’azione.

Oltre a questi fattori anche la coscienza del fluire del tempo stesso rende concreto il concetto del TEMPO, qualificandolo, dilatandolo e quantificandolo con connotazioni di colore culturale che ne hanno permesso la caratterizzazione con il concetto di relatività del tempo.

Il concetto di relatività del tempo lo sperimentiamo di continuo poiché percepiamo lo scorrere del tempo o più veloce o più lento a seconda delle sensazioni che proviamo: quando siamo felici sembra volare, quando arrabbiati, tristi o annoiati sembra infinito.

La componente biologica dei ritmi circadiani può essere sicuramente avvicinata al concetto di tempo analogico che viene rappresentato nella cultura classica con il movimento delle lancette sul quadrante.

La componente invece psicologica può essere ricollegata al concetto di tempo relativo, poichè è molto personale e si caratterizza dal fatto che in base alla personalità che si ha in un certo momento, quel momento potrà essere vissuto in maniera differente e la percezione del tempo sarà appunto, assoggettata al nostro stato d’animo e dal contesto nel quale il momento si sta vivendo.

Un esempio: nel contesto carcerario il tempo è il maggior nemico in quanto il continuo fluire di giornate di sofferenza viene percepito come anni e millenni, mentre chi è molto felice percepisce la caducità del momento che lo rende ancor più prezioso, essendo il tempo per il reo (il detenuto) molto diverso dal tempo di una persona felice.

Non a caso, per infliggere una pena si chiede al detenuto di sacrificare il proprio tempo personale, come sacrificio per espiare le proprie colpe in quanto il tempo passato in cella sarà molto lungo e di sofferenza e il tempo da trascorrere per la vita al di fuori del carcere rimarrà sempre più breve e fugace.

La differenziazione di tempo come Cronos (il tempo oggettivo e misurabile), e Kairos (il tempo soggettivo vissuto nella dimensione psicologica individuale) è un concetto antico, di origine Greca che è stato poi applicato anche in cronopsicologia.

LA VARIAZIONE INTELLETTUALE

Secondo gli studi di tale disciplina il ciclo dl attività intellettuale durante il giorno subisce una vera e propria alternanza di periodi di variazione intellettuale soprattutto in termini di attenzione: essa varia durante il giorno con dei cicli regolari e raggiunge il picco massimo dalle ore 10 alle 13, periodo nel quale la mente è più produttiva e l’intelletto funziona al meglio soprattutto per pianificare, progettare, organizzare.

Per sfruttare al meglio tale momento, bastano anche a detta degli esperti, circa un’ora e mezza/ due per svolgere al meglio tali attività intellettuali con la massima efficienza.

Superata la prima metà della giornata il ciclo psicologico subisce un calo in quanto il cervello necessita di zuccheri e il suo ritmo subisce un vero crollo. Per tale motivo si sconsiglia di mangiare mentre si continua a lavorare (soprattutto se davanti al pc) in quanto non sarà controproducente in termini di efficienza.

Dopo mangiato infatti, si devono prediligere attività che siano più meccaniche o comunicative in quanto il processo digestivo condiziona il flusso del sangue che fluisce verso lo stomaco impedendo al cervello di essere operativo al meglio.

Dalle ore 16 alle 20 invece l’attività mentale riprende a pieno regime e altre attività sono facilmente gestibili.

Anche a livello scolastico non a caso, si è notato che il picco massimo di attenzione sia tra le 10 e 30 e le 14 e 30 mentre per la memoria il picco si raggiunge alle ore 14.00 (memoria a breve termine) e alle ore 20.00 (memoria a lungo termine).

Ovviamente, la motivazione può variare tali cicli in maniera attiva: più è alta più l’attenzione e il livello intellettuale rimarranno attivi.

L’IMPORTANZA DELLE PAUSE

Tuttavia, con alti ritmi di lavoro aumentano anche stanchezza e stress e non a caso, le Pause sono fondamentali: è consigliabile svolgere una pausa ogni 2 h per rispistinare il relax e il livello di motivazione e attenzione.

Le pause di 10 minuti sono quelle più efficienti in quanto stimolano subito la mente e i lsuo ripristino intellettivo.

IL WE: DIFFERENZE TRA I GIORNI DELLA SETTIMANA

Il lunedì è una giornata poco produttiva in quanto reduci dallo stacco del we rimaniamo psicologicamente ancorati ai bei momenti passati e si fa più fatica ad adattarsi al momento lavorativo.

Anche il venerdì non è una giornata molto stimolante intellettualmente per lo stesso motivo di prima: siamo troppo proiettati nel we che è in arrivo.

L’IMPORTANZA DELLA VARIAZIONE DEL RITMO

Si è notato che alternare il ritmo, rendendolo più movimentato e meno lineare è la chiave vincente per stimolare il cervello e l’attività intellettuale.

Difatti, passare da una situazione regolare di immobilità alla mobilità, dal concetto astratto a quello concreto, dalla fantasia alla ragione è una semplice modalità di acquisire maggiore efficienza e di godere maggiormente del lavoro.

Gli EMISFERI CEREBRALI

Un altro elemento che influisce sulla redditività intellettuale è l’alternanza e la dominanza di una attività cerebrale sull’altre: se un emisfero lavora l’altro si ferma.

I due emisferi del cervello non lavorando mai all’unisono alternano le loro attività cerebrali dominando uno sull’altro ogni 90 minuti e per tale motivo, è importante rispettare tale alternanza e capire quando svolgere attività prettamente riguardanti l’emisfero sinistro (il cervello analitico, razionale, logico), e quelle riguardanti il destro (il sintetico, l’irrazionale, l’intuitivo), in modo da massimizzare l’attività.

Per capire in che momento ci si trova e quale emisfero sta lavorando di più si può fare affidamento sullo stato del proprio naso: una cavità nasale è leggermente più congestionata dell’altra anche in situazione di assenza di raffreddore. 

Uno studio statunitense ha dimostrato che c’è un rapporto diretto tra questo fenomeno ed il ciclo della dominazione degli emisferi. Se la narice destra è più libera della sinistra, si è in una fase razionale e logica poiché essa comunica con il cervello sinistro. Se, al contrario, è la sinistra ad essere libera, si è in un momento di fantasia e intuizione poiché essa comunica con l’emisfero destro.

In conclusione, capire come gestire il tempo e i propri bioritmi, imparando a capire la propria psicologia di stati d’animo e i propri ritmi psicologici potrebbe essere la chiave del successo per influenzare positivamente il raggiungimento di obiettivi, in maniera più efficiente ed efficace.

 

 

[1] Treccani

[2] Treccani

[3] Ulixes News

[4] Treccani

[5] Treccani

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