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disturbi comportamentali stagionali

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In inverno non possiamo non accorgerci di un mood nostalgico, malinconico, triste e spesso molto onirico che avvolge tutta la stagione fredda in maniera ricorrente ogni anno.

Si tratta di un vero e proprio stato d’animo persistente durante tutta la stagione invernale che ci accompagna in maniera quasi sommessa.

È una sorta di latente tristezza che si instaura con l’arrivo delle temperature più basse, del freddo, delle prime gelate e viene rafforzata con i giorni di nevicate, e piogge o in generale di mal tempo.

E’ un vero e proprio mood invernale che ci tiene compagnia quasi in maniera evocativa, perché spesso induce al romanticismo (invogliando le coccole, la dolcezza, lo stare a casa con il proprio partner) al sonno (si desidera dormire di più), altre volte induce ai pensieri tristi, ai ricordi nostalgici e in casi meno fortunati ad uno stato depressivo vero e proprio, nel quale sfociano comportamenti spiccati di pigrizia, malessere, apatia e vera e propria infelicità.

Tale mood, è stato definito dagli scienziati Winters Blues o SAD (Seasonal Affective Disorder), un disturbo affettivo stagionale anche detto “depressione invernale” che causa svogliatezza, tristezza e malumore che colpisce tantissime persone durante la stagione invernale.

Difatti, la mancanza di luce, il cielo plumbeo, la neve, la pioggia, il vento, la nebbia e le temperature rigide comportano uno sconvolgimento del nostro sistema nervoso e delle vere ripercussioni sull’umore: non si ha voglia di uscire o di praticare alcuna attività fisica o ludica.

Tale condizione psicologica è stata scoperta dal Dottor Norman E. Rosenthal negli anni 80′, medico psichiatra e autore del libro “Winter Blues: Everything You Need to Know to Beat Seasonal Affective Disorder”.

Il disturbo si verifica in inverno con vero e proprio abbassamento del tono dell’umore.

La diagnosi vera e propria del disturbo e le relative terapie sono state poi studiate e sviluppate dagli inizi degli anni ’90, quando si sono affacciate nel panorama scientifico le Teorie della Luce e di come essa possa influenzare il sistema circadiano umano, attraverso la soppressione dell’ormone noto come melatonina (Lewy et al., 1980).

Per sistema circadiano in cronobiologia e in cronopsicologia, si intende un ritmo fisiologico caratterizzato da un periodo di circa 24 ore. Il termine “circadiano”, coniato da Franz Halberg, viene dal latino circa diem e significa appunto “intorno al giorno”.

La cronobiologia, dal greco χρόνος chrónos ‘tempo’ e da biologia, è una branca della biologia che studia i fenomeni periodici negli organismi viventi e il loro adattamento ai relativi ritmi solare e lunare.

La cronopiscologia è una disciplina scientifica relativamente recente. Il suo obiettivo è basato sullo studio delle variazioni nell’attività mentale o intellettuale di ogni individuo durante un’intera giornata.

Con le Teorie della Luce si pensò possibile curare tale disturbo con la simulazione di luce solare estiva e nonostante il trattamento desse i suoi frutti sui pazienti ai quali veniva somministrato, rimanevano tuttavia, alcuni dubbi riguardo l’origine di tale patologia.

Difatti, divenne grande il dubbio se la SAD potesse essere in qualche modo legata a tali teorie come conseguenza di una secrezione ridotta o scarsa, della produzione di melatonina nelle ore notturne o una alterazione del ritmo circadiano sonno-veglia dovuta alla riduzione di ore di luce giornaliere.

Anche capire come mai la luce solare riusciva a guarire i pazienti fu presto oggetto di studio (Kripke & Welsh, 2015).

LE STAGIONI E L’UMORE

L’influenza dell’alternanza delle stagioni sull’organismo in generale sia dal punto di vista fisico, sia psicologico e dunque, sull’umore, è certamente un effetto visibile e a lungo studiato da numerosi ricercatori.

È stato dimostrato che le stagioni influenzano in maniera attiva le funzioni cognitive del cervello umano, facendo scaturire la provata deduzione che anche l’umore ne possa essere influenzato.

Il fattore ambientale è certamente un fattore fondamentale, che si traduce nel considerare la stagione invernale responsabile del disturbo SAD, soprattutto nelle regioni a latitudine maggiore: non a caso, le regioni scandinave dell’emisfero boreale, nelle quali l’assenza di luce dura ben 6 mesi e non solo una stagione, sono quelle soggette a maggiori tassi di suicidio e depressione rispetto alle regioni latine e mediterranee con un alto fattore ambientale di luce e sole.

LA RELAZIONE CON IL SISTEMA ENDOCRINO E GLI ORMONI

La funzione neuroendocrina del cervello è la funzione che si riferisce alla neuroendocrinologia, branca biologica della Psiconeuroendocrinoimmunologia che studia la interazione-comunicazione chimica tra il cervello (il sistema nervoso) e le ghiandole endocrine (il sistema endocrino) e la regolazione da parte del cervello dell’attività ormonale del corpo ed è stato provato come anche tale funzione sia influenzabile dalla variazione delle stagioni e della luce.

LA RELAZIONE CON LA PSICOLOGIA E IL SONNO

Oltre all’interazione con il sistema endocrino, si è dimostrata una variabilità anche nei funzionamenti del comportamento umano legati alla sfera psicologica, quali umore, energia, aggressività, performance, sonno, appetito, funzione metabolica, termoregolazione e risposta ormonale agli stimoli (Lacoste and Wirz-Justice, 1989).

Una particolare considerazione: nei pazienti bipolari per quanto concerne il sonno, avveniva il passaggio dalla sfera depressiva a quella maniacale in presenza di insonnia avvenuta in maniera spontanea per una notte mentre, se veniva prescritta l’astensione dal dormire come prescrizione, tale deprivazione funzionava da antidepressivo e questo comporta che la luce influenzando il sonno, regola anche di conseguenza, l’umore.

Il GENTIL SESSO

Altro fattore analizzato, seppur secondario, è l’incidenza del fenomeno rispetto al sesso: si è notato difatti, che il disturbo del Winter Blues colpisca con una incidenza maggiore le donne, probabilmente per la loro propensione spiccata ad una maggiore ricettività della sfera affettivo-umorale della psiche.

LA LIGHT TERAPHY

La Light Therapy o Terapia della Luce è stata dunque scelta dall’unanimità degli studiosi, come la cura e il trattamento più idoneo per combattere il disturbo della SAD.

A questo scopo sono numerosi gli strumenti che sono stati sviluppati per favorire la applicazione della terapia e alcuni sono stati dei veri e propri trial clinici (studi clinici).

Un esempio vincente di strumentazione efficace allo scopo è stata la Lampada a luce bianca con uno schermo a bassa diffusione che filtra i raggi UV.

L’efficacia della Terapia della Luce è stata dimostrata anche nei casi di disturbi depressivi (disturbi non stagionali) e disturbo bipolare e si stanno dimostrando anche gli effetti benefici sulla depressione post partum e premestruale.

Tutte questi benefici sulle diverse patologie hanno come fattor comune l’efficacia della terapia della luce e il ruolo fondamentale che essa attua nella regolazione delle principali funzioni del nostro organismo.

Tale considerazione suggerisce l’importanza di adattare i nostri ambienti domestici e lavorativi a alla tipologia di luce e alla sua presenza per ottenere i suoi naturali effetti benefici.

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