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Si sa il cibo è EMOZIONE.

CUCINARE e ancora di più MANGIARE sono atti di vera PASSIONE.

PREPARARE DEL BUON CIBO è una vera e propria ARTE e l’arte nasce dal talento ma soprattutto dall’amore, dai sentimenti e dalle emozioni che imprimiamo nell’opera, che sia una tela, una scultura, uno spartito o anche per l’appunto, una pietanza.

Esiste dunque, un sodalizio inequivocabile tra il cibo in sé, la preparazione dello stesso e l’amore di chi si occupa della sua preparazione.

La cucina come atto d’amore è quel processo naturale e fisiologico che porta alla creazione di una pietanza, che noi appunto chiamiamo CIBO che comporta nutrimento non solo per il corpo, ma anche per lo spirito, un nutrimento per l’organismo e per l’essere.

Il cibo come ogni cosa è ENERGIA, e per l’appunto la cucina bioenergetica tiene in considerazione la valenza energetica del cibo sia dal punto di vista nutrizionale sia come rapporto olistico tra energia e alimentazione. Questo tipo di cucina enfatizza il passaggio e il suo effetto dell’energia che si impiega preparando le pietanze con amore al cibo stesso.

La trasmissione di questa energia dal sentimento dello chef al piatto in tavolo determina una valenza differente, un valore aggiunto al cibo che non diventa più un mezzo per assumere valori energetici sterili calcolabili da tabelle, ma un mezzo per alimentare corpo, mente e spirito.

La cucina energetica è il connubio perfetto tra l’amore, la predisposizione emotiva che mettiamo nel preparare una pietanza e la valenza energetica dell’alimento in sé.

Mangiare e nutrirsi non diventa più dunque un mero atto meccanico, e il nutrimento non è più un gesto meccanico, automatico, involontario e sterile, bensì, una trasmissione di energia dalle azioni nutrite delle emozioni del cuoco, al piatto stesso.

Nutrirsi con il cibo e l’alimentazione diventano così a tutti gli effetti delle azioni DINAMICHE, ricche di emozioni, pensieri ed esperienze culturali, religiose, relazionali.

Non vi è più la concezione di nutrire l’organismo come fosse una macchina, ma si nutre noi stessi, il nostro essere, la nostra essenza, noi come PERSONA.

Vediamo di seguito tutti i dettagli.

DEFINIZIONE & CARATTERISTICHE [1]

Sebbene ormai abituati e vessati da un’epoca sterile, asettica e inquinata ambientalmente e culturalmente dalla cultura industriale di massa consumistica che ha ormai deturpato il pianeta, un ritorno ad una concezione più intima e pura di rapporto con la nostra Madre Terra (e con i suoi prodotti offerti come frutti generosi) e un ritorno ad una alimentazione più spirituale e olistica sono certamente doverosi.

La cucina bioenergetica nasce dall’esigenza di ritrovare quel rapporto che gli antichi e le popolazioni più vicine alla natura ancora posseggono, nel quale nutrirsi e gli alimenti siano a tutti gli effetti uno scambio di energia tra la terra, la natura e noi come individui, veicolata dalle emozioni di chi prepara le pietanze.

Quando cuciniamo e prepariamo un piatto, di fatto stiamo imprimendo i nostri sentimenti, il nostro amore, le nostre emozioni, pensieri, retaggio culturale in quell’elemento ed è per questo che quando si assaggia un piatto si ha la netta sensazione che in esso scorrano attimi di vita e memorie negli aromi e nei sapori.

Ci siamo accorti tutti durante la vita come un piatto preparato con cura e amore dalla mamma, il papà, la nonna, un amico, il partner, siano piatti carichi di amore, che abbiamo quel qualcosa in più che lo distingue da tutti gli altri.

Ogni piatto cucinato con l’emozione del momento nel quale ci mettiamo del nostro, raccoglie di fatto i sapori degli attimi di vita riconducibili a quello specifico momento, raccontandoci ciò che sentiamo e proviamo in quel dato periodo storico.

La cucina si dice sia VIVA proprio per questo motivo.

ALIMENTAZIONE BIOENERGETICA: il dualismo cibo-energia

Per comprendere il vero significato della cucina bioenergetica dobbiamo comprendere che in natura tutto scorre, vi è un vero flow energetico costante che fluisce in tutti gli elementi naturali, e dunque anche negli alimenti.

Ogni alimento ha una propria valenza energetica intrinseca di partenza derivante dall’ origine, caratteristiche proprie, il terreno in cui nasce, il periodo, dal sapore, odore e colore.

Tale potenziale energetico può essere modificato o incentivato attraverso la conservazione, la cottura e gli ingredienti che vengono abbinati ad esso quali esempio spezie, condimenti ecc.

Attraverso questa azione, cucinare gli alimenti significa trasformare l’energia dei prodotti da potenziale energetico a pietanza finita, addizionando anche la nostra energia facendola fluire al loro interno, attraverso la manipolazione degli elementi, la cottura, il rispetto delle tempistiche rispettando la natura dell’alimento senza deturparlo o snaturarlo.

Ad esempio la cottura più idonea per le verdure è scottarle appena, non lessarle, per non perdere la loro naturale vitalità.

Alcuni cibi tendono a contrarre liquidi e altri tendono a dilatare liquidi. Maggiore è il contenuto di acqua maggiore sarà l’effetto dilatante. Minore è il contenuto di acqua e più hanno effetto contraente. La cottura interviene quindi, bilanciando l’equazione secondo le nostre esigenze.

ORIGINI & STORIA

La cucina bioenergetica trova le sue radici nella dietetica orientale, uno dei pilastri della medicina orientale cinese.

Secondo tale teoria, negli alimenti vi sono peculiarità terapeutiche e curative che vanno ad interagire con la costituzione individuale insita nell’organismo e sull’aspetto fisico, psicologico ed emotivo della persona andando a rienergizzare e riequilibrare laddove sussistano stati di deficit e debolezza dell’energia vitale nel soggetto in questione.

“Ad esempio, in questo periodo dell’anno, l’autunno è associato all’organo Polmone della loggia Metallo. Esso porta i liquidi, l’aria e l’energia vitale verso l’interno e quindi tende ad introiettare, a raccogliere. Al polmone si associa la respirazione, e senza di esso non potrebbe avvenire l’atto stesso.

Il sapore legato a questo organo così importante in autunno, dove l’umidità tende ad aumentare, è l’amaro che d’altro canto tende a seccare, eliminando l’umidità in eccesso, ad agglomerare ed irrigidire in quanto sapore Yin astringente.

Questo sapore ovviamente avrà la sua funzione andando verso il basso e l’interno attribuendo anche delle potenzialità evacuative, molto utili come mezzo per eliminare tossine che causano il tipico innalzamento febbrile ad esempio”.[2]

In questo periodo dunque, è bene cuocere ogni alimento in maniera da conferire del calore aggiuntivo alla pietanza eliminando i cibi freddi di frigo e rinfrescanti che male si abbinano alla stagione autunnale.

“Cibi tipici e ottimali da consumare in questa stagione sono i cibi dal sapore amaro quindi:

  • tarassaco,
  • rafano,
  • rosmarino,
  • rapa rossa,
  • rapa bianca,
  • cavolo,
  • alcuni tipi di funghi ma senza eccedere
  • come cereale, l’amaranto.

Questi cibi sono ideali per conciliare il periodo di letargo che il corpo inizierà ad intraprendere e la diluzione conseguente delle energie corporee che tenderanno a celarsi e rientrare.

Per non rinunciare al piacere di un cibo fresco quale ad esempio la frutta, un metodo per inserirlo comunque nella dieta del mese è quello di consumarlo rendendolo più adatto alla stagione che si sta vivendo; ad esempio mangiando mele cotte, con aggiunta di zenzero e cannella che oltre che donare una fragranza piacevole stemperando l’effetto di umidità che viene a crearsi nel nostro organismo nel periodo autunnale: : muco, infiammazioni, sinusiti, riniti ecc, donano anche un effetto di dessert autunnale buono e nutriente.

 

 

 

 

[1] Roberta Guidi, naturopata presso la Scuola Italiana di Naturopatia dell’Istituto di Medicina Naturale

[2] Biosalus.net

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